Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32205 del 05/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 05/11/2021, (ud. 18/05/2021, dep. 05/11/2021), n.32205

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRAZIOSI Chiara – Presidente –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – rel. Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – Consigliere –

Dott. GIAIME GUIZZA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21003-2019 proposto da:

C.P., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DI PIETRALATA

320-D, presso lo studio dell’avvocato GIGLIOLA MAZZA RICCI,

rappresentato e difeso dall’avvocato MARCO ANGELO CILIBERTI;

– ricorrente –

contro

PROVINCIA DI FOGGIA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1016/2019 della CORTE D’APPELLO di BARI,

depositata il 30/04/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 18/05/2021 dal Consigliere Relatore Dott. CIRILLO

FRANCESCO MARIA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. C.P. convenne in giudizio la Provincia di Foggia, davanti al Tribunale di Lucera, chiedendo che fosse condannata al risarcimento dei danni da lui patiti a seguito di una caduta dalla bicicletta a suo dire verificatasi, a causa di una profonda buca esistente sul manto stradale, mentre egli stava percorrendo la strada provinciale Biccari-Lucera.

Si costituì in giudizio la parte convenuta, chiedendo il rigetto della domanda.

Il Tribunale di Foggia, subentrato al Tribunale adito, rigettò la domanda e condannò l’attore al pagamento delle spese di giudizio.

2. La pronuncia è stata impugnata dall’attore soccombente e la Corte d’appello di Bari, con sentenza del 30 aprile 2019, ha rigettato l’appello, condannando l’appellante al pagamento delle ulteriori spese del grado.

3. Contro la sentenza della Corte d’appello di Bari ricorre C.P. con atto affidato a due motivi.

La Provincia di Foggia non ha svolto attività difensiva in questa sede. Il ricorso è stato avviato alla trattazione in camera di consiglio, sussistendo le condizioni di cui agli artt. 375,376 e 380-bis c.p.c., e il ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo di ricorso si lamenta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione degli artt. 2051 e 2697 c.c. sostenendo che la sentenza avrebbe violato le regole in tema di responsabilità del custode.

Richiamati i principi giurisprudenziali sull’art. 2051 c.c., il ricorrente lamenta che la Corte d’appello, pur non avendo la Provincia contestato né la titolarità della strada né il fatto che la buca non fosse segnalata, avrebbe ritenuto sussistente il caso fortuito in assenza di ogni prova sul punto.

2. Con il secondo motivo di ricorso si lamenta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3) e n. 5), violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. e dell’art. 115 c.p.c., nonché omessa motivazione su specifiche contestazioni effettuate in rapporto ad un fatto controverso e decisivo per il giudizio.

La doglianza censura, in particolare, il fatto che la Corte di merito non abbia ammesso, come pure il Tribunale, la prova per testimoni così come capitolata, in tal modo non consentendo al danneggiato di dimostrare l’esattezza della sua ricostruzione dell’accaduto e la conseguente responsabilità del custode.

3. I motivi, da trattare congiuntamente in considerazione dell’evidente connessione tra loro esistenti, sono, quando non inammissibili, comunque privi di fondamento.

3.1. Giova premettere che questa Corte, sottoponendo a revisione i principi sull’obbligo di obbligo di custodia, ha stabilito, con la O. 1 febbraio 2018, n. 2480, O. 1 febbraio 2018, n. 2481, O. 1 febbraio 2018, n. 2482 e O. 1 febbraio 2018, n. 2483, che in tema di responsabilità civile per danni da cose in custodia, la condotta del danneggiato, che entri in interazione con la cosa, si atteggia diversamente a seconda del grado di incidenza causale sull’evento dannoso, in applicazione, anche ufficiosa, dell’art. 1227 c.c., comma 1, richiedendo una valutazione che tenga conto del dovere generale di ragionevole cautela, riconducibile al principio di solidarietà espresso dall’art. 2 Cost.. Ne consegue che, quanto più la situazione di possibile danno è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l’adozione da parte del danneggiato delle cautele normalmente attese e prevedibili in rapporto alle circostanze, tanto più incidente deve considerarsi l’efficienza causale del comportamento imprudente del medesimo nel dinamismo causale del danno, fino a rendere possibile che detto comportamento interrompa il nesso eziologico tra fatto ed evento dannoso, quando sia da escludere che lo stesso comportamento costituisca un’evenienza ragionevole o accettabile secondo un criterio probabilistico di regolarità causale, connotandosi, invece, per l’esclusiva efficienza causale nella produzione del sinistro.

Questi principi, ai quali la giurisprudenza successiva si è più volte uniformata (v., tra le altre, le ordinanze 29 gennaio 2019, n. 2345, e 3 aprile 2019, n. 9315), sono da ribadire ulteriormente nel giudizio odierno.

3.2. Tanto premesso, la Corte rileva che la sentenza impugnata, in realtà, contiene un’evidente imprecisione, perché sembra in un primo momento escludere che sia stata fornita la prova del nesso di causalità tra la caduta e la cosa in custodia, mentre dal seguito della motivazione emerge che “da condotta imperita e imprudente del sig. C. si pone come fatto idoneo a recidere il nesso causale tra danno e cosa in custodia”; il che vuol dire che il nesso di causalità era da ritenere comunque dimostrato.

Ciò nonostante, la motivazione fornita dalla Corte d’appello resiste alle censure del ricorso. La sentenza, infatti, ha affermato, con una ricostruzione in fatto non rivisitabile in questa sede, che, in considerazione dell’ora diurna in cui l’incidente si era verificato e delle dimensioni della buca, questa non potesse non essere vista da un attento utente della strada; attenzione che si esige a maggior ragione da parte di un ciclista che sta percorrendo una strada provinciale e non una pista professionale. La Corte barese ha, in sostanza, ritenuto che il materiale probatorio a sua disposizione (fra cui le fotografie del luogo della caduta) fosse sufficiente a ricostruire in modo adeguato lo svolgimento dei fatti e le conseguenti responsabilità; per cui anche la prova testimoniale, richiesta e non ammessa già in primo grado, era da ritenere superflua, avendo ad oggetto valutazioni inammissibili.

La sentenza impugnata, quindi, da un punto di vista giuridico si pone in linea con la giurisprudenza di questa Corte sopra richiamata, avendo affermato che il comportamento negligente del danneggiato era da ritenere di per sé sufficiente a determinare l’evento, avendo interrotto il nesso di causalità tra la cosa in custodia e il danno. Quanto alle prove testimoniali, punto sul quale insiste in particolar modo il secondo motivo, la Corte d’appello ne ha dimostrato l’evidente ininfluenza proprio attraverso la ricostruzione di cui si è detto; e, d’altra parte, i capitoli di prova che il ricorrente ha riportato nel ricorso non appaiono idonei a scalfire quello che è il nocciolo della motivazione, e cioè che la caduta è da imputare all’esclusiva disattenzione del danneggiato.

Non sussistono, perciò, né le violazioni di legge né le lacune di motivazione lamentate dal ricorrente.

4. Il ricorso, pertanto, è rigettato.

Non occorre provvedere sulle spese, atteso il mancato svolgimento di attività difensiva da parte dell’intimata.

Sussistono, tuttavia, le condizioni di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Nulla per le spese.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza delle condizioni per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sesta Sezione Civile – 3, il 18 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 5 novembre 2021

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