Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32199 del 12/12/2018

Cassazione civile sez. VI, 12/12/2018, (ud. 13/09/2018, dep. 12/12/2018), n.32199

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. SCODITTI Enrico – rel. Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18192-2017 proposto da:

C.N., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA SANTA CROCE

IN GERUSALEMME 4, presso lo studio dell’avvocato MARCO GHERARDI,

rappresentato e difeso dagli avvocati MASSIMILIANO CICORIA, GAETANO

DI MARTINO;

– ricorrente –

contro

CA.EL., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZALE LUIGI

STURZO 15, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI LUSCHI,

rappresentata e difesa dall’avvocato DOMENICO DE SCISCIO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2200/2017 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 19/05/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 13/09/2018 dal Consigliere Dott. ENRICO SCODITTI.

Fatto

RILEVATO

che:

C.N. propose innanzi al Tribunale di Napoli opposizione avverso il pignoramento presso terzi notificato da CA.El. deducendo il pagamento integrale dell’importo pignorato. All’esito della sospensione disposta dal giudice dell’esecuzione, il Tribunale adito rigettò l’opposizione. Avverso detta sentenza propose appello il C.. Con sentenza di data 19 maggio 2017 la Corte d’appello di Napoli dichiarò inammissibile l’appello. Osservò la corte territoriale che, avuto riguardo alla notificazione della sentenza in data 11 luglio 2016, l’appello era stato notificato in via telematica tardivamente in data 16 agosto 2016 e che, se era pur vero che l’appellante aveva dichiarato di avere provveduto in data 3 agosto 2016 a notificare l’atto di impugnazione con restituzione dell’atto non notificato perchè il procuratore della controparte aveva trasferito altrove il proprio studio, il C. fino alla rimessione in decisione in data 16 dicembre 2016 non aveva provato la circostanza, essendo tardivo il deposito di copia (priva della attestazione di conformità all’originale) della relazione di notificazione eseguito in data 20 dicembre 2016.

Ha proposto ricorso per cassazione C.N. sulla base di due motivi e resiste con controricorso la parte intimata. Il relatore ha ravvisato un’ipotesi d’inammissibilità del ricorso. Il Presidente ha fissato l’adunanza della Corte e sono seguite le comunicazioni di rito. E’ stata presentata memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con il primo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 325 e 326 c.p.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Premesso che l’iscrizione a ruolo era avvenuta il 10 agosto 2016 in relazione alla notifica di data 3 agosto 2016 e che il 16 dicembre (e non il 20 dicembre, come erroneamente detto dal giudice) 2016 era stata depositata la citazione in appello unitamente alla relata di notificazione senza che alcuna contestazione fosse stata sollevata dalla controparte, osserva il ricorrente che il giudice di appello avrebbe dovuto concedere un ulteriore termine per rinotificare la citazione, trattandosi di notificazione nulla e non inesistente, e che la controparte, costituendosi, aveva comunque sanato la nullità.

Con il secondo motivo si denuncia violazione degli artt. 24 e 111 Cost.. Osserva il ricorrente che l’inammissibilità dell’appello era stata dichiarata sulla base di un’errata percezione, e cioè il deposito della citazione in data 20 dicembre 2016, anzichè il 16 dicembre 2016, errore determinato dal recepimento da parte della cancelleria in data 20 dicembre 2016, e che la Corte d’appello era comunque tenuta a disporre la ricerca di una parte del fascicolo, la quale risultava depositata in cancelleria. Aggiunge che la dichiarazione di inammissibilità aveva determinato un vulnus alla difesa del ricorrente, avendo omesso il giudice di appello di esaminare il merito della causa, dal quale risultava il pagamento di Euro 115.500,00 in favore della CA..

I motivi, da valutare unitariamente, sono inammissibili. La ratio decidendi della sentenza impugnata è nel senso che non vi era prova della notifica effettuata in data 3 agosto 2016 essendo stata la copia del relativo documento depositata non entro l’udienza, avvenuta il 16 dicembre 2016, ma successivamente, e cioè in data 20 dicembre 2016. Pur imputando l’errore del giudice a quello che nel ricorso si definisce “recepimento” da parte della cancelleria del deposito in data 20 dicembre 2016, il ricorrente denuncia la cattiva percezione di un fatto processuale, e cioè il deposito del documento in data 16 dicembre 2016, anzichè il 20 dicembre 2016. Trattasi all’evidenza di errore revocatorio riferito ad un fatto processuale (lo stesso ricorrente parla di “errata percezione”), sicchè ogni ragione di censura, quale quella dell’intervenuta sanatoria della nullità della notificazione per effetto della costituzione di controparte, risulta assorbita dalla inammissibilità, nella presente sede di legittimità, della censura in termini di errore di percezione da parte del giudice circa la data di deposito del documento comprovante la notificazione, errore che doveva essere impugnato con il mezzo della revocazione.

E’ appena il caso di aggiungere che la notificazione dell’appello in data 16 agosto 2016, ove pure si dia rilievo alla notifica non andata a buon fine del 3 agosto 2016, sarebbe comunque tardiva perchè trattandosi di difensore che svolge le sue funzioni nello stesso circondario del Tribunale a cui egli sia professionalmente assegnato, è onere della parte interessata ad eseguire la notifica accertare, anche mediante riscontro delle risultanze dell’albo professionale, quale sia l’effettivo domicilio professionale del difensore, con la conseguenza che non può ritenersi giustificata l’indicazione nella richiesta di notificazione di un indirizzo diverso, ancorchè eventualmente corrispondente a indicazione fornita dal medesimo difensore nel giudizio non seguita da comunicazione nell’ambito del giudizio del successivo mutamento (Cass. sez. un., 24 luglio 2009, n. 17352, richiamando sez.un., 18 febbraio 2009, n. 3818).

Le spese del giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

Poichè il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 e viene disatteso, sussistono le condizioni per dare atto, ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, che ha aggiunto al T.U. di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, all’art. 13, il comma 1-quater, della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, con distrazione in favore del procuratore anticipatario e

che liquida in Euro 6.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 13 settembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 12 dicembre 2018

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