Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32158 del 05/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 05/11/2021, (ud. 19/05/2021, dep. 05/11/2021), n.32158

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERRINO Umberto – Presidente –

Dott. MANCINO Rossana – rel. Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – Consigliere –

Dott. BUFFA Francesco – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23354-2017 proposto da:

P.S., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato ANDREA BAVA;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

rappresentato e difeso ope legis dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO presso i cui Uffici domicilia in ROMA, ALLA VIA DEI PORTOGHESI

12;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 382/2017 della CORTE D’APPELLO DI VENEZIA

depositata il 27/07/2017, R.G.N. 342/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

19/05/2021 dal consigliere dottor ROSSANA MANCINO.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. con sentenza n. 382 del 2017, la Corte di Appello di Venezia, in riforma della sentenza di primo grado, ha rigettato la domanda svolta da P.S. per il riconoscimento dello status di vittima del dovere e dei benefici di legge in riferimento al grave incidente occorso durante lo svolgimento di attività di pubblico soccorso o in subordine di infortunio avvenuto durante una missione dotata di particolare pericolosità nel corso della devastante alluvione che aveva colpito il Veneto nell’autunno 2010;

2. l’incidente occorso al P. – vigile del fuoco in servizio, come caposquadra, insieme all’autista della autogru in dotazione, per recuperare un autoarticolato uscito di strada allorché, recuperato il veicolo, nel rientrare in caserma percorrendo strada di ridotte dimensioni, con scarsa visibilità e procedendo con lampeggianti accesi, la carreggiata veniva invasa da macchina proveniente dalla corsia opposta e, per evitare l’impatto, l’autista dell’autogru di soccorso sterzava e l’autogru, a causa del mal tempo, scivolava e si schiantava contro un edificio, con sfondamento della cabina di guida nella quale, tra le lamiere, P. rimaneva intrappolato – costituiva, per la Corte di merito, incidente stradale occorso al termine dell’attività istituzionale per restituire il mezzo in caserma e in occasione di attività di servizio, oggetto delle ordinarie provvidenze;

3. né le allegazioni del ricorrente, soggiungeva la Corte di merito – rientro del mezzo in caserma dopo l’esecuzione dell’intervento di soccorso richiesto, durante l’orario di servizio – consentivano di configurare l’evento come connesso ad un’attività di missione, posto che restituire il veicolo rientrava tra i doveri ordinari dei vigili del fuoco che, per smontare dal servizio, erano tenuti a rientrare in sede e l’invasione della carreggiata da parte del veicolo sopraggiunto non assumeva il connotato della particolare condizione operativa o di servizio richiesta dal legislatore, trattandosi di evento prevedibile, attese le particolari condizioni atmosferiche, e non essendo stato neppure allegato o provato che stessero rientrando per effettuare un ulteriore intervento;

4. avverso tale sentenza P.S. ha proposto ricorso affidato a due motivi, ulteriormente illustrato con memoria, al quale ha opposto difese il ministero dell’interno, con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

5. con il primo motivo si deduce violazione della L. n. 266 del 2005, art. 1, comma 563, lett. c) e d) per avere la Corte di merito escluso l’attività di soccorso per essersi l’incidente collocato nella fase del rientro e non nella precedente di sollevamento e reimmissione sulla carreggiata dell’autoarticolato soccorso; assume che si è trattato di azione di soccorso a tutela della pubblica incolumità e l’intervento, per emergenze legate ad eventi alluvionali, non richiedeva un quid pluris di rischio, costretti ad affrontare condizioni proibitive con un’autogru di quella portata in stradine secondarie e con manovra volta a preservare la pubblica incolumità del conducente del minor resistente veicolo privato (sarebbe come se l’elisoccorso avesse, sulla via del ritorno, dopo l’intervento di soccorso, un incidente…);

6. con il secondo motivi si deduce, in via subordinata, violazione del comma 564, per avere la Corte di merito escluso il concetto di missione e si assume che l’incidente è stato provocato dalle particolari condizioni atmosferiche, in situazione emergenziale, e non dunque da un elemento proprio della circolazione stradale, valendo, al riguardo, la nozione di missione in particolari condizioni ambientali e operative, come chiarita dal D.P.R. n. 243 del 2006;

7. il primo motivo è da accogliere;

8. la L. 23 dicembre 2005, n. 266, all’art. 1, comma 563, stabilisce che per vittime del dovere devono intendersi i soggetti di cui alla L. 13 agosto 1980, n. 466, art. 3 e, in genere, gli altri dipendenti pubblici deceduti o che abbiano subito un’invalidità permanente in attività di servizio o nell’espletamento delle funzioni di istituto per effetto diretto di lesioni riportate in conseguenza di eventi verificatisi: a) nel contrasto ad ogni tipo di criminalità; b) nello svolgimento di servizi di ordine pubblico; c) nella vigilanza ad infrastrutture civili e militari; d) in operazioni di soccorso; e) in attività di tutela della pubblica incolumità; f) a causa di azioni recate nei loro confronti in contesti di impiego internazionale non aventi, necessariamente, caratteristiche di ostilità;

9. al successivo art. 1, comma 564 si precisa che sono equiparati ai soggetti di cui al comma 563 coloro che abbiano contratto infermità permanentemente invalidanti o alle quali consegua il decesso, in occasione o a seguito di missioni di qualunque natura, effettuate dentro e fuori dai confini nazionali e che siano riconosciute dipendenti da causa di servizio per le particolari condizioni ambientali od operative;

10. come già chiarito da numerose decisioni di questa Corte (fra tante, Cass. n. 3824 del 2021 ed ivi ulteriori precedenti) il comma 563 contempla le attività individuate alle lettere da a) ad f) tanto se svolte “in attività di servizio” quanto se compiute “nell’espletamento delle funzioni di istituto”; pertanto gli operatori, anche quando non sono in attività di servizio, possono e debbono comunque intervenire, anche quando si trovino in libera uscita;

11. in particolare, poi, la lett. d) fa riferimento a tutte le operazioni di soccorso rientranti nelle funzioni di istituto che, nella specie, sono dettate dal D.Lgs. n. 139 del 2006 che ha proceduto al riassetto delle disposizioni relative alle funzioni ed ai compiti del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, a norma della L. 29 luglio 2003, n. 229, art. 11;

12. risultano così assegnati al Corpo nazionale dei vigli del fuoco compiti di soccorso pubblico, “al fine di salvaguardare l’incolumità delle persone e l’integrità dei beni”, assicurati “in relazione alla diversa intensità degli eventi” ed enucleati, nel citato D.Lgs. n. 139 del 2006, art. 24 in attività di “direzione e il coordinamento degli interventi tecnici caratterizzati dal requisito dell’immediatezza della prestazione, per i quali siano richieste professionalità tecniche anche ad alto contenuto specialistico ed idonee risorse strumentali”;

13. dalla generica disposizione dianzi richiamata, si passa, nel comma 2, all’indicazione analitica di alcuni fra gli interventi del Corpo, nel novero dei quali sono indicati sub lett. a)” l’opera tecnica di soccorso in occasione di incendi, di incontrollati rilasci di energia, di improvviso o minacciante crollo strutturale, di incidenti ferroviari, stradali e aerei e, ferma restando l’attribuzione delle funzioni di coordinamento in materia di protezione civile, di frane, di piene, di terremoti, di alluvioni o di ogni altra pubblica calamità in caso di eventi di protezione civile, ove il Corpo nazionale opera quale componente fondamentale del Servizio nazionale della protezione civile ai sensi della L. 24 febbraio 1992, n. 225, art. 11″;

14. le peculiari professionalità tecniche ad elevato contenuto specialistico e le idonee risorse strumentali sono, dunque, necessari per l’assolvimento del compiti di soccorso pubblico demandati agli appartenenti al Corpo ed e’, pertanto, sufficiente che l’evento dannoso si sia verificato nell’azione di pubblico soccorso per contrastare alcuno degli eventi calamitosi senza che occorra un rischio specifico, ulteriore a quello insito nelle ordinarie attività istituzionali, necessario, invece, per le ipotesi previste dal successivo comma 564, ove è richiesta l’esistenza o il sopravvenire di circostanze o eventi straordinari (per tutte, Cass., Sez.Un,, n. 10791 del 2017; v., tra le successive conformi, Cass. n. 26012 del 2018);

15. ii comma 563 non richiede, dunque, un rischio specifico diverso da quello insito nelle ordinarie funzioni istituzionali, bastando anche soltanto che l’evento dannoso si sia verificato nello svolgimento di servizi di pubblico soccorso;

16. in tale previsione rientra l’invalidità riportata a seguito di sinistro stradale, dovendo riconoscersi, nella vicenda all’esame, lo status di vittima del dovere per essersi verificato l’evento dannoso, occorso a P.S., nello svolgimento del servizio di pubblico soccorso nel cui ambito va ricompreso l’intervento con le idonee risorse strumentali – in dotazione e da restituire, in caserma, al compimento dell’intervento – indispensabili per l’assolvimento delle professionalità tecniche anche ad alto contenuto specialistico proprie degli appartenenti al Corpo dei vigili del fuoco;

17. rimane assorbito il secondo motivo di censura;

18. la sentenza impugnata che non si è conformata agli espressi principi va cassata e, per essere necessari ulteriori accertamenti in fatto, la causa va rinviata alla Corte designata in dispositivo che si atterrà a quanto sin quì detto e provvederà anche alla regolazione delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo; cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla Corte d’appello di Venezia, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 19 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 5 novembre 2021

 

 

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