Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32130 del 05/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 05/11/2021, (ud. 26/05/2021, dep. 05/11/2021), n.32130

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. SCRIMA Antonietta – rel. Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16217-2020 proposto da:

M.R., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA AUGUSTO

ALBINI N. 20, presso lo studio dell’avvocato ELISA MARCACCIO,

rappresentato e difeso da sé stesso;

– ricorrente –

contro

S.D., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR

presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato PASQUALE CARRILLO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 257/2020 del TRIBUNALE di SANTA MARIA CAPUA

VETERE, depositata il 28/01/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 26/05/2021 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIETTA

SCRIMA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

L’avv. M.R. propose opposizione avverso il d.i. con il quale il Giudice di pace di Santa Maria Capua Vetere gli aveva ingiunto di pagare, in favore di S.D., la somma di Euro 3.973,18 corrisposta da quest’ultimo all’ingiunto quale difensore antistatario di C.G., parte vittoriosa nel giudizio di primo grado promosso nei confronti di questi da S.D. e dalla sua consorte, ma soccombente nel giudizio di appello.

Il Giudice adito, accogliendo l’eccezione di incompetenza per territorio sollevata dall’opponente, dichiarò la propria incompetenza in favore del Giudice di pace di Piedimonte Matese.

Il S. convenne in riassunzione il M. per l’udienza del 25 settembre 2018 dinanzi al Giudice dichiarato competente.

Il M. non si costituì e, all’esito dell’istruttoria, il Giudice di pace di Piedimonte Matese, con sentenza n. 142, depositata in data 11 febbraio 2019, dichiarò il diritto del S. ad ottenere dal M. la restituzione della somma di Euro 3.973, 18, corrisposta a seguito di sentenza poi riformata in appello, oltre interessi, e condannò il convenuto al pagamento di detta somma, oltre interessi, nonché alle spese di lite con attribuzione al difensore antistatario.

Avverso tale sentenza il M. propose gravame denunciando la nullità dell’atto di citazione in riassunzione, in quanto non erano stati rispettati i termini a comparire di cui al combinato disposto degli artt. 318-163-bis c.p.c.. Sostenne l’appellante che l’atto di citazione in riassunzione, notificato a mezzo posta ex art. 149 c.p.c., era stato depositato presso l’Ufficio postale per assenza del destinatario ed era stato ritirato in data 12 luglio 2018, sicché da tale momento doveva ritenersi perfezionata la notifica dell’atto e, quindi tra tale notifica e la data di prima udienza indicata in tale atto (25 settembre 2018) erano intercorsi 43 giorni liberi e non 45, come prescritto dalle richiamate norme di rito e per tale ragioni non si era costituito in giudizio. Non avendo il Giudice adito provveduto ai sensi dell’art. 164 c.p.c., comma 2, l’atto di citazione era nullo e, conseguentemente, era nulla la sentenza appellata.

Il S. si costituì sostenendo che doveva farsi riferimento non alla data del ritiro dell’atto (12 luglio 2010 ma a quello di ricevimento della raccomandata informativa (2 luglio 2018) e che, peraltro, si trattava di giudizio in riassunzione che costituiva, quindi, mera continuazione del giudizio già viziato.

Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, con sentenza n. 257/2020, pubblicata il 27 gennaio 2020, rigettò l’appello e confermò la sentenza impugnata, con condanna dell’appellante alle spese, disponendone l’attribuzione in favore del procuratore antistatario.

Avverso la sentenza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere M.R. ha proposto ricorso per cassazione, basato su un unico motivo e illustrato da memoria, cui ha resistito S.D. con controricorso.

La proposta del relatore è stata ritualmente comunicata, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con l’unico motivo, si denuncia “Violazione e falsa applicazione dell’art. 164 c.p.c., comma 1, in relazione al combinato disposto dell’art. 163 bis c.p.c., comma 1, e dell’art. 318 c.p.c., comma 2, con conseguente nullità dell’atto di citazione in riassunzione spinto da S.D. innanzi al Giudice di Pace di Piedimonte Matese, nonché ex art. 159 c.p.c. nullità della sentenza n. 142/2019 resa dal Giudice di Pace di Piedimonte Matese e nullità della sentenza n. 257/2020 resa dal Tribunale di Santa Maria C.V.” (v. ricorso p. 1).

Il ricorrente censura la sentenza di secondo grado sia per aver il Tribunale erroneamente ritenuto applicabile nella specie il principio di scissione degli effetti della notifica, sicché, per verificare il rispetto dei termini a comparire, occorrerebbe far riferimento, “per il notificante e, quindi, per gli effetti che sui suoi atti ricadono (nullità ex art. 164 c.p.c.)”, al momento di spedizione e non a quello di ricezione, sia per aver quel Giudice giustificato i rigetto per la “mancata specificazione in relazione alla lesione del diritto di difesa subito”.

1.1. Il motivo è fondato.

“Ed invero non può condividersi l’assunto del controricorrente, mutuato, sembrerebbe, dalla sentenza di primo grado, secondo cui, trattandosi di riassunzione del giudizio ed essendo il M. già costituito nel giudizio riassunto non era richiesta l’osservanza di alcun termine a comparire (v. controricorso p. 7 e sgg.).

Al riguardo si osserva che la giurisprudenza richiamata si riferisce ad ipotesi, diverse da quella all’esame, di atto riassunzione che segue alla fissazione dell’udienza di parte del giudice, sicché non risulta pertinente. Va, invece, richiamato il principio affermato da Cass. 22/05/2007, n. 11869, che può applicarsi al caso di specie e secondo cui “In caso di riassunzione conseguente a declaratoria di incompetenza, sussiste l’obbligo del rispetto dei termini di comparizione, come si desume dal tenore dell’art. 125 disp. att. c.p.c., n. 4, che espressamente dispone che la comparsa di riassunzione deve contenere indicazione dell’udienza in cui le parti devono comparire, “osservati i termini stabiliti dall’art. 163 bis del codice”. Ne discende, con riferimento a controversia agraria, che, qualora il decreto presidenziale non si attenga al disposto dell’art. 415 c.p.c., comma 5 e stabilisca un termine inferiore a trenta giorni tra la notificazione del (decreto e la data dell’udienza, si verifica una nullità della “vocatio in ius”, sicché ove tale nullità non resti sanata dalla costituzione della parte convenuta, risultano altresì nulli tutti gli atti successivi, comprese le sentenze di primo e secondo grado”.

Inoltre, essendo stato l’atto di riassunzione notificato a mezzo posta, in relazione al suo perfezionamento occorre ribadire che, al fine di stabilire l’esistenza e la tempestività della notificazione di un atto eseguita a mezzo posta, inclusa l’ipotesi in cui l’atto sia stato depositato presso l’ufficio postale per assenza del destinatario e sia stata spedita la lettera raccomandata contenente l’avviso di tentata notificazione, occorre fare riferimento esclusivamente ai dati risultanti dall’avviso di ricevimento, essendo soltanto tale documento idoneo a fornire la prova dell’esecuzione della notificazione, della data in cui è avvenuta e della persona cui, il plico è stato consegnato, con la precisazione che, ai sensi della L. n. 890 del 1982, art. 8, comma 4, la notificazione si perfeziona decorsi dieci giorni dalla data di spedizione della raccomandata, risultante appunto dall’avviso di ricevimento, restando irrilevanti sia la data di eventuale ritiro del plico, se successiva alla scadenza di tale termine (mentre occorre far riferimento a tale ritiro, se anteriore al decimo giorno dalla spedizione della CAD), sia la data in cui l’ufficiale postale abbia annotato sul plico la compiuta giacenza (arg. ex Cass., ord., 13/06/2018, n. 15374, Cass. 17/10/2019, n. 26287; Cass., ord., 29711/2020, n. 23921).

Va pure evidenziato che nella specie non trova applicazione il principio di scissione degli effetti della notificazione per il notificante e per il destinatario nei sensi indicati dal giudice dell’appello, in quanto, ai fini del computo dei termini di comparizione di cui all’art. 163-bis c.p.c., il dies a quo deve computarsi dalla data di consegna al convenuto (Cass. 12 aprile 2006, n. 8523, Rv. 588155) sia per la ratio stessa del termine a difesa, sia perché l’anticipazione del perfezionamento della notifica riguarda solo l’attore che la richiede, al fine del rispetto di un termine posto a suo carico, e non certo il convenuto quale destinatario (v., in motivazione, Cass., ord., 6/02/2018, n. 2853).

Va poi evidenziato che, trattandosi di nullità prevista espressamente dal legislatore, non risulta necessaria l’indicazione della lesione in concreto subita a causa del mancato rispetto dei termini a comparire, trattandosi di termini perentori fissati dalla legge, la cui violazione è già stata valutata in astratto dal legislatore come autonomamente lesive in sé, del diritto di difesa. (Cass. 15/06/2000, n. 8146, pur se con riferimento agli artt. 163-bis e 164 previgenti; arg. ex Cass., ord. 20/11/2020, n. 26419 e Cass., ord., 26/05/2020 n. 9650; Cass., ord., 4/02/2021, n. 2673; Cass., ord., 13/05/2004, n. 9150; arg. ex Cass., ord., 17/02/2021, n. 4202 e Cass., ord., 22/10/2019, n. 26883, in tema di termini ex art. 190 c.p.c.).

2. Alla luce di quanto sopra evidenziato, il ricorso va accolto, la sentenza impugnata va cassata e la causa va rinviata, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Cass. 14/06/2016, n. 12156; Cass. 8/06/2012, n. 9306; arg. anche ex Cass., ord., 17/04/2019, n. 10744), in persona di diverso magistrato.

3. Stante l’accoglimento del ricorso, va dato atto della insussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa anche per le spese del presente giudizio di legittimità, al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, in persona di diverso magistrato.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3 della Corte Suprema di Cassazione, il 26 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 5 novembre 2021

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