Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32118 del 05/11/2021

Cassazione civile sez. I, 05/11/2021, (ud. 14/07/2021, dep. 05/11/2021), n.32118

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – rel. Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso iscritto al n. 26651/2020 R.G. proposto da:

K.M., rappresentato e difeso dall’Avv. Alessandra Di

Tommaso, con domicilio in Roma, piazza Cavour, presso la Cancelleria

civile della Corte di cassazione;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO – COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL

RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI ANCONA, in pers.

del Min. p.r., rapp. E difeso dall’Avv.ra Gen Stato;

– resistente –

avverso il decreto del Tribunale di L’Aquila depositato il 7

settembre 2020:

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 14 luglio

2021 dal Consigliere Dott. Guido Mercolino.

 

Fatto

RILEVATO

che K.M., cittadino della (OMISSIS), ha proposto ricorso per cassazione, per due motivi, avverso il decreto del 7 settembre 2020, con cui il Tribunale di L’Aquila ha rigettato la domanda di riconoscimento dello status di rifugiato e, in subordine, della protezione sussidiaria o di rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari da lui proposta;

che il Ministero dell’interno ha resistito mediante il deposito di un atto di costituzione, ai fini della partecipazione alla discussione orale.

Diritto

CONSIDERATO

che, in quanto promosso in primo grado con ricorso depositato in data successiva al 16 agosto 2017, il giudizio in esame è assoggettato alla disciplina dettata dal D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 35-bis, introdotto dal D.L. 17 febbraio 2017, n. 13, art. 6, comma 1, lett. g), convertito con modificazioni dalla L. 13 aprile 2017, n. 46, il quale prevede, al quarto periodo del comma 13, che “la procura alle liti per la proposizione del ricorso per cassazione deve essere conferita, a pena di inammissibilità del ricorso, in data successiva alla comunicazione del decreto impugnato; a tal fine il difensore certifica la data di rilascio in suo favore della procura medesima”;

che l’interpretazione della predetta disposizione ha dato luogo ad un contrasto di giurisprudenza, risolto dalle Sezioni Unite di questa Corte con la recente sentenza 1 giugno 2021, n. 15177, la quale ha enunciato il principio di diritto secondo cui “il D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 35-bis, comma 13, ha richiesto, quale elemento di specialità rispetto alle ordinarie ipotesi di rilascio della procura speciale regolate dagli artt. 83 e 365 c.p.c., il requisito della posteriorità della data rispetto alla comunicazione del provvedimento impugnato, prevedendo una speciale ipotesi di inammissibilità del ricorso, nel caso di mancata certificazione della data di rilascio della procura in suo favore da parte del difensore”, con la conseguenza che “la procura speciale per il ricorso per cassazione per le materie regolate dal D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 35-bis, comma 13, e dalle disposizioni di legge successive che ad essa rimandano deve contenere in modo esplicito l’indicazione della data successiva alla comunicazione del provvedimento impugnato e richiede che il difensore certifichi, anche solo con un’unica sottoscrizione, sia la data della procura successiva alla comunicazione che l’autenticità della firma del conferente”;

che, nell’enunciare il predetto principio, le Sezioni Unite hanno chiarito, in particolare, che “tale autonoma forma di certificazione affidata al difensore non è in alcun modo surrogabile aliunde dal mero contenuto complessivo della procura, anche se essa rechi al suo interno l’indicazione della data del conferimento (laddove priva di sua specifica certificazione) o quella del provvedimento sfavorevole e della sua comunicazione, a pena di svilire il dato testuale ed approdare ad interpretazione volta a realizzare una disapplicazione del testo normativo, così approdando ad un’ermeneusi contra legem, non consentita dal sistema”;

che è stato altresì precisato che, ai fini dell’osservanza della norma in esame, “non occorre che il difensore operi due distinte attestazioni, l’una relativa all’autentica della firma e l’altra alla certificazione della data, risultando sufficiente che anche solo attraverso un’unica asseverazione il difensore dia espressamente conto, anche senza l’uso di formule sacramentali, del fatto che la procura indichi una data successiva alla comunicazione, occorrendo soltanto che risulti in modo esplicito che detto difensore abbia asseverato l’esistenza di una data di rilascio in epoca successiva alla comunicazione del provvedimento”;

che, conformemente a tale precisazione, è stata esclusa l’ammissibilità del ricorso per cassazione recante in calce una procura speciale nella quale, accanto alla firma del conferente ed alla data di rilascio della procura successiva a quella del decreto impugnato, non era inserita alcuna espressione dalla quale risultasse che il difensore aveva inteso certificare che la data del conferimento della procura fosse successiva alla comunicazione del provvedimento impugnato, rinvenendosi unicamente l’autenticazione della firma;

che, con ordinanza del 23 giugno 2021, n. 17970, la Terza Sezione civile di questa Corte, preso atto dell’interpretazione del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 35-bis, comma 13, fornita dalle Sezioni Unite, ritenuta qualificabile come diritto vivente, ha sollevato questione di legittimità costituzionale della medesima disposizione, per contrarietà agli artt. 3,10,24 e 111 Cost., nonché per contrasto con l’art. 117 Cost., in relazione agli artt. 28 e 46, par. 11 della direttiva 2013/32/UE, agli artt. 47, 18 e 19, par. 2, della Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE, ed agli artt. 6, 7, 13 e 14 della CEDU, in quanto introduce, per una determinata categoria di stranieri, un regime processuale peggiorativo non solo rispetto a quello riservato ai cittadini, o ancora a quello applicabile per gli altri stranieri che agiscano davanti al giudice italiano, ma anche all’interno delle medesime categorie di soggetti (gli apolidi, i richiedenti la protezione umanitaria) senza che tale differenziazione in pejus risulti sorretta da alcuna giustificazione logica o razionale;

che la questione così sollevata deve ritenersi rilevante anche nel presente giudizio, avuto riguardo alle modalità di conferimento della procura speciale, la quale risulta rilasciata su foglio separato e congiunto al ricorso per cassazione, e, pur contenendo l’indicazione degli estremi del provvedimento impugnato, reca, dopo l’indicazione della data di rilascio e la firma del ricorrente, unicamente l’autenticazione di quest’ultima, ai fini della quale risulta utilizzata la formula “per autentica”, inidonea, nella sua genericità, a far ritenere che attraverso l’apposizione della propria sottoscrizione il difensore abbia inteso certificare anche la data in cui è stata rilasciata la procura;

che la trattazione del ricorso dev’essere pertanto rinviata, in attesa dell’esame della predetta questione da parte della Corte costituzionale.

P.Q.M.

rinvia la causa a nuovo ruolo.

Così deciso in Roma, il 14 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 5 novembre 2021

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