Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3210 del 09/02/2018


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Civile Ord. Sez. L Num. 3210 Anno 2018
Presidente: D’ANTONIO ENRICA
Relatore: PERINU RENATO

ORDINANZA

sul ricorso 33-2013 proposto da:
I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE C.F.
80078750587, in persona del Presidente e legale
rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato
in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura
Centrale dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli
Avvocati ANTONINO SGROI, LELIO MARITATO, CARLA
D’ALOISIO, giusta delega in atti;
– ricorrente –

2017
3622

contro

MANERA SERGIO, MA-PELL S.R.L. (già Ma-Pell. S.a.s.di
Manera Sergio & C. S.a.s.), in persona del legale
rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliati

Data pubblicazione: 09/02/2018

in ROMA, VIA ANTONIO BERTOLONI 55, presso lo studio
dell’avvocato CRISTINA BERTOCCHINI, rappresentati e
difesi dagli avvocati EMILIO SELLITTI, ALBERTO PASTA,
giusta delega in atti;
– controricorrenti

di TORINO, depositata il 14/06/2012 R.G.N. 561/2011.

/

/

avverso la sentenza n. 511/2012 della CORTE D’APPELLO

RILEVATO IN FATTO
che, la Corte d’appello di Torino con la sentenza n. 511 depositata il
14/6/2012, ha rigettato l’impugnazione dell’INPS avverso la sentenza del
giudice di primo grado, con la quale l’istituto previdenziale veniva condannato
alla restituzione della somma, asseritamente, versata dalla Ma-Peli s.a.s di
Manera Sergio & c., in eccesso a titolo di contributi assicurativi obbligatori per
gli anni 1995-1996-1997, e quantificata in euro 279.334,07;
che, in particolare, la società Ma-Peli s.a.s. sosteneva di avere subito
ingenti danni a causa dell’alluvione che colpì la zona di Alba, sede della stessa
società;
che, per quanto qui rileva la Corte territoriale rigettava il gravame,

ritenendo che la normativa applicata per la restituzione dei predetti contributi
attribuiva alle imprese alluvionate (alluvione Piemonte) il diritto a ripetere il
90% dei contributi INPS, perché l’art. 3 quater, della legge n. 17/2007, aveva
espressamente esteso ai versamenti previdenziali ed assicurativi obbligatori i
benefici già previsti dalla legge n. 289/2002, e, dall’altro, perché l’art.9,
comma 17, I. n. 289/2002, doveva essere interpretato nel senso che la
definizione della posizione contributiva poteva avvenire in favore di chi non
aveva ancora pagato solo il 10% del dovuto, ed in favore di coloro che
avevano già pagato attraverso il rimborso del 90% di quanto già versato;
che, avverso tale pronuncia ricorre per cassazione l’INPS affidandosi a
quattro motivi;
che,

la Ma-Peli s.a.s. di Manera Sergio difende con controricorso e

memoria.
CONSIDERATO IN DIRITTO

i

Udienza del 21 settembre 2017 – Aula B
n. 33 del ruolo – RG n. 00033/13
Presidente: D’Antonio – Relatore:Perinu

che, con il primo motivo l’INPS deduce la violazione e falsa applicazione
degli artt.107 e 108 T.F.U.E. nonché delle regole di diritto comunitario in tema
di divieto di erogazione dei benefici prima della valutazione della Commissione

che, la tesi dell’INPS è che i benefici contributivi oggetto della presente
controversia riconosciuti dal giudice di merito alla società intimata,
costituiscano degli aiuti di Stato illegittimi che non possono essere erogati
dall’ordinamento nazionale per la palese violazione delle norme di diritto
comunitario;

che, con il secondo motivo viene denunciata in relazione all’art. 360, n. 3,
c.p.c., la violazione dell’art. 81 Cost., e dell’art. 3 quater, della legge
n.300/2006, per avere, la Corte di merito trascurato che, la disciplina recante
l’erogazione dei benefici previdenziali ed assicurativi collegati all’alluvione
Piemonte, aveva al momento dei benefici riconosciuti alla società
controricorrente, esaurito le somme stanziate per l’evento calamitoso;
che, con il terzo motivo viene denunciata in relazione all’art. 360, n.3,
c.p.c., la violazione dell’art. 7 della legge n.533/1973, per avere la Corte di
merito illegittimamente stabilito il termine di decorrenza degli interessi legali
sulle somme oggetto di rimborso;
che, con il quarto motivo viene denunciata in relazione all’art. 360, n.4,
c.p.c. la violazione dell’art. 112 c.p.c., per avere il giudice di prime cure
erroneamente interpretato la domanda introduttiva, incorrendo in tal modo nel

vizio di ultrapetizione;
che, il primo motivo di ricorso s’appalesa, solo, parzialmente fondato,
atteso che come orientamento ormai consolidato di questa Corte (Cass. n.
28267/17) l’art. 4, comma 90, I. n. 350/2003 nell’estendere l’applicazione
delle disposizioni dell’art. 9, comma 17, I. n. 289/2002, ai soggetti colpiti dagli
eventi alluvionali del novembre 2004 (alluvione Piemonte), si riferisce
espressamente ai provvedimenti agevolativi concernenti i versamenti di quanto
dovuto “a titolo di tributi, contributi e premi”, restando privo di rilievo il
mancato rinvio, nel testo della norma, anche alla disposizione di cui all’art. 7,
d.l. n. 646 del 1994, in quanto il richiamo dell’art. 6, commi 2,3 e 7 bis, d.l.

ult. cit., da parte dell’art. 4, comma 90, I. n. 350/2003, è funzionale
esclusivamente all’individuazione della tipologia dei tributi a cui riferire
l’agevolazione;
2

europea e in connessione con queste dell’art. 9, comma 17, della legge 27
dicembre 2002, n. 289, dell’art. 4, comma 90, legge n. 350/2003, e dell’art. 3
quater, 10 comma, del decreto legge 28 dicembre 2006, n.300, convertito con
modificazioni dalla legge 26 febbraio 2007, n.17;

che, la definizione automatica della posizione previdenziale può avvenire,
per chi non ha ancora pagato, mediante il pagamento del solo 10°/o del dovuto
e, per chi ha già pagato, attraverso il rimborso del 90% di quanto versato,
dovendo ritenersi, nel silenzio del legislatore circa la posizione di coloro che,
all’entrata in vigore della normativa recante il beneficio, avessero già
ottemperato al pagamento dell’obbligazione contributiva, che
un’interpretazione che escludesse costoro dalla possibilità di richiedere la
restituzione di quanto versato in eccesso si porrebbe in contrasto con la
costante giurisprudenza della Corte costituzionale circa l’irragionevolezza di
disposizioni legislative che sopprimano o riducano la prestazione dovuta per
obbligazioni pubbliche già perfezionatesi, prevedendo al contempo l’irripetibilità
delle somme già versate in esecuzione del rapporto obbligatorio siccome
conformato in precedenza (Cass.n. 11247/2010, cit.);
che, va, però, dato atto della decisione n. 195/2016 che, in “subiecta
materia” ha adottato la Commissione Europea in data 14/8/2015, con la quale
si è ritenuto che le misure legislative che avevano istituito i benefici in
questione erano state adottate in violazione dell’art. 108, paragrafo 3, del
Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea e, di conseguenza le stesse
costituivano aiuti di Stato incompatibili con il mercato interno;
che, comunque, una decisione negativa in merito ad un regime di aiuti
non pregiudica la possibilità che determinati vantaggi concessi nel quadro dello
stesso regime non costituiscano di per sé aiuti di Stato o configurino,
interamente o in parte, aiuti compatibili con il mercato interno;
che, l’Italia é tenuta ad annullare tutti i pagamenti di aiuti in essere, con
effetto alla data di adozione della decisione, e a partire dalla data della
decisione nessuna delle norme in esame nel presente giudizio può essere usata
3

che, si é, inoltre, precisato che tale interpretazione trova espressa e
letterale conferma nell’art. 3 -quater, d.l. n. 300/2006 (conv. con I. n.
17/2007), che ha esplicitamente stabilito l’operatività dell’agevolazione “per i
contributi previdenziali, i premi assicurativi e i tributi riguardanti le imprese
relativi all’alluvione del Piemonte del 1994”, venendo, altresì, fugato ogni
dubbio sulla legittimità costituzionale della norma ult. cit., sulla scorta
dell’insegnamento di Corte cost. n. 274 del 2006, in considerazione della piena
legittimità in materia civile di leggi retroattive, non solo interpretative ma
anche innovative con efficacia retroattiva, quando la disposizione trovi
adeguata giustificazione sul piano della ragionevolezza (come nel caso in cui
l’interpretazione della disciplina richiamata rappresenti una delle possibili
letture del dato normativo) e non contrasti con altri valori ed interessi
costituzionalmente protetti (Cass. n.11123 e 11247 del 2010);

che, per quanto attiene gli aiuti individuali già versati prima della data di
avvio della decisione e dell’ingiunzione di sospensione, il regime va considerato
compatibile con il mercato interno, ai sensi dell’art. 107, paragrafo 2, lett.b),
TFUE, a condizione che possa essere stabilito un nesso chiaro e diretto tra i
danni subiti dalla singola impresa in seguito alla calamità naturale e l’aiuto di
Stato concesso, evitando i casi di sovracompensazione rispetto ai danni subiti
dalla impresa, inoltre, ogni compensazione relativa a tali danni, ottenuta da
una qualsiasi fonte, deve essere dedotta, ed è necessario escludere ogni tipo di
cumulo tra gli aiuti previsti dal regime qui in esame, ed eventuali aiuti previsti
da altre misure per i medesimi costi;
che, infine, la Commissione ha esentato l’Italia dall’obbligo di recuperare
gli aiuti relativi a regimi illegali concessi per le calamità naturali risalenti ad
oltre dieci anni prima della sua decisione , con l’unica eccezione degli aiuti fruiti
da beneficiari non aventi, al momento della calamità, una sede operativa
nell’area colpita;
che, le decisioni adottate dalla Commissione delle Comunità europee,
nell’ambito delle funzioni ad essa conferite dal Trattato CE sull’attuazione e lo
sviluppo della politica della concorrenza nell’interesse comunitario, ancorché
prive dei requisiti della generalità e dell’astrattezza, costituiscono fonte di
produzione di diritto comunitario, anche con specifico riguardo alla materia
degli aiuti di Stato, e quindi vincolano il giudice nazionale nell’ambito dei
giudizi portati alla sua cognizione, obbligandolo a dare attuazione al diritto
comunitario, se necessario attraverso la disapplicazione delle norme interne
che siano in contrasto con esso (Cass. n. 15354 del 2014);
che, nel caso di specie, la decisione della Commissione costituisce ius
superveniens che, essendo posteriore alla proposizione del ricorso, può e deve
essere valutato, dal momento che la questione della spettanza o meno dei
benefici (non importa in quale forma) é stata devoluta all’esame di legittimità;
che, costituisce principio consolidato, quello secondo cui, allorché lo ius
superveniens comporti la necessità di accertamenti in fatto incompatibili con il
giudizio di legittimità, la decisione di merito deve essere cassata con rinvio
(Cass, n. 5888 del 2005);
che, controvertendosi nel caso in disamina di “pagamenti di aiuti in
essere”, deve trovare piena applicazione lo ius superveniens di cui alla
decisione della Commissione sopra citata, restando, invece, irrilevanti le
statuizioni della medesima in punto di recupero di aiuti già concessi;
4

come base di riferimento per la futura concessione o il futuro pagamento di
aiuti;

che, pertanto, il giudice del rinvio dovrà verificare la sussistenza del
diritto della società in epigrafe a fruire dei benefici di cui all’art. 4, comma 90,
I.n. 350/2003, e successive modifiche e integrazioni, accertando a tal fine,
anzitutto, l’eventuale ricorrenza dei presupposti di fatto per l’applicabilità del
regolamento “de minimis” (la cui prova è a carico del soggetto che invoca il
beneficio), avuto conto che la soglia di aiuto stabilita con il suddetto
regolamento, al di sotto della quale l’art. 92, n.1, TFUE, non é applicabile,
rappresenta un’eccezione alla generale disciplina relativa agli aiuti di Stato,
sicché quando la soglia dell’irrilevanza dovesse risultare superata, il beneficio
dovrà essere negato nella sua interezza ( arg. ex Cass. n. 11228 del 2011);
che,

qualora difetti la prova dei presupposti per l’applicabilità del
regolamento “de minimis”, il giudice del rinvio dovrà verificare la compatibilità
con il mercato interno del beneficio costituente aiuto di Stato, ex art. 107,
paragrafo 2, lett. b), TFUE, e dunque, da un lato, quale sia stato l’importo del
danno diretto subito dalla società a causa dell’alluvione, e dall’altro, nell’ambito
del danno così individuato, quale importo sia stato già compensato da altre
fonti (assicurazioni o altre misure di aiuto), dovendo, in particolare, tenersi
conto anche dei benefici previsti dalla stessa normativa in materia di tributi e
premi;
che, nell’accertare tali presupposti il giudice del rinvio dovrà attenersi
all’ulteriore principio secondo il quale, atteso che l’invocazione dello ius
superveniens e il giudizio positivo sulla idoneità della nuova disciplina giuridica
ad incidere sulla decisione della lite, rappresentano elementi sufficienti e
determinanti per la cassazione della sentenza, deve essere consentita, in sede
di rinvio, l’esibizione e produzione di quei documenti prima non ottenibili,
ovvero l’accertamento di quei fatti che in base alla precedente disciplina non
erano indispensabili, ma che costituiscono il presupposto per l’applicazione
della nuova regola giuridica (Cass. n.5224 del 1998);
che, gli ulteriori motivi di ricorso appaiono connessi con quello testé
divisato, e quindi assorbiti nel primo motivo;
che, alla luce delle considerazioni che precedono la sentenza impugnata
va cassata e la causa rinviata ad altro giudice che, si individua nella Corte
d’appello di Torino in diversa composizione, che dovrà attenersi ai principi di
5

che, occorre ribadire che la decisione della Commissione, pur ritenendo
incompatibile sul piano generale il regime delle agevolazioni, ha peraltro,
riconosciuto la legittimità dell’intervento legislativo allorquando l’aiuto
individuale rientri nei limiti del regolamento c.d. “de minimis” applicabile
(punto 115 della decisione), ovvero possa beneficiare della deroga prevista
dall’art.107, paragrafo 2, lettera b), TFUE (punto 132 della decisione);

diritto dianzi indicati. Sulle spese del presente giudizio provvederà il giudice del
rinvio.

P.Q.M.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale del 21.9.2017.

/

“il UnZIenaA0 GiUdiZido
r

/

it. GIOVanni :ffh /”’
Pileill«,e1.

CORTESUPREMADICA
A/Sezione

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa
alla Corte d’appello di Torino in diversa composizione, che provvederà anche
sulle spese del giudizio di legittimità.

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