Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32091 del 12/12/2018

Cassazione civile sez. trib., 12/12/2018, (ud. 13/11/2018, dep. 12/12/2018), n.32091

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – Consigliere –

Dott. CONDELLO Pasqualina A.P. – Consigliere –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso n. 921-2012 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore p.t., elettivamente

domiciliata in ROMA, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che

la rappresenta e difende ope legis;

– ricorrente –

contro

A.C.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 122/9/2010 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della PUGLIA, depositata l’8 novembre 2010, non

notificata;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 9

luglio 2018 dal Consigliere Dott.ssa ANTONELLA DELL’ORFANO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale ZENO

IMMACOLATA che ha concluso per l’accoglimento del ricorso;

udito per la ricorrente l’Avvocato dello Stato ROCCHITTA GIAMMARIO.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con sentenza dell’8 novembre 2010 la Commissione Tributaria Regionale della Puglia ha respinto l’appello proposto dall’Ufficio avverso la sentenza n. 19/06/2009 della Commissione Tributaria Provinciale di Bari, che aveva accolto il ricorso proposto da A.C. avverso la cartella di pagamento emessa nei suoi confronti per il periodo di imposta 2004 a seguito di controllo del D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis e del D.P.R. n. 633 del 1972 , art. 54, della dichiarazione Mod. 770/S, con rilievo di omessi o carenti versamenti di ritenute IRAP, IRPEF e Add..

Avverso la sentenza della CTR ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia delle Entrate, affidato a seì motivi.

Con il primo motivo ha denunciato, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, ” violazione e falsa applicazione degli artt. 112 e 345 c.p.c. e del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 57″.

Con il secondo motivo ha denunciato, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, ” violazione e falsa applicazione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 36 bis e della L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 6, comma 5″.

Con il terzo motivo ha denunciato, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, ” violazione e falsa applicazione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 36 bis e dell’art. 2697 c.c.”.

Con il quarto motivo ha denunciato, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, ” violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c.”.

Con il quinto motivo ha denunciato, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, ” violazione e falsa applicazione dell’art. 115 c.p.c.”.

Con il sesto motivo ha denunciato, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, ” violazione e falsa applicazione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 36 bis, comma 4″.

Il contribuente è rimasto intimato.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.1. Va disatteso il primo motivo di ricorso, con cui l’Ufficio lamenta che la CTR avrebbe omesso di esaminare il motivo di appello “concernente l’insussistenza dell’… obbligo di inviare al contribuente un preventivo avviso delle irregolarità riscontrate, la cui violazione avrebbe comportato – secondo i primi giudici- la nullità dell’impugnata cartella di pagamento”.

1.2. Come riconosciuto dalla stessa ricorrente, la CTR ha, infatti, dichiarato inammissibile il motivo di appello “in quanto domanda nuova, preclusa in…(ndr. secondo)… grado”; ne consegue l’infondatezza della censura di omessa pronuncia.

2.1. E’ fondato il secondo motivo di ricorso con cui si lamenta che la CTR avrebbe erroneamente annullato la cartella impugnata per omesso invio, da parte dell’Ufficio, dell’avviso di irregolarità.

2.2. La giurisprudenza di questa Corte, che qui si conferma, ha già ritenuto, con riferimento alla liquidazione “cartolare” di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis, la legittimità della cartella di pagamento non preceduta dalla comunicazione dell’esito della liquidazione perchè la norma non prevede alcuna sanzione (cfr., ex multis, Cass. n. 26361/2010) e, con riferimento alla nullità prevista dallo Statuto, art. 6, che detta norma non impone l’obbligo del contraddittorio preventivo in tutti i casi in cui si debba procedere ad iscrizione a ruolo, ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 36 bis, ma soltanto “qualora sussistano incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione”, situazione, quest’ultima, che non ricorre necessariamente nei casi soggetti alla disposizione appena indicata, la quale implica un controllo di tipo documentale sui dati direttamente riportati in dichiarazione dal contribuente, senza riscontro documentale esterno e margini di tipo interpretativo (cfr. Cass. nn. 9463/2017, 996/2016, 12023/2015, 24607/2014, 26316/2010, 8342/2012, 7536/2011, 795/2011).

2.3. La Corte ha inoltre chiarito che la comunicazione della liquidazione della maggiore imposta del D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis, che avviene all’esito di un controllo meramente cartolare, ha il solo scopo di evitare al contribuente la reiterazione di errori e di consentirgli la regolarizzazione di aspetti formali, per cui l’eventuale omissione non incide sull’esercizio del diritto di difesa e non determina alcuna nullità (cfr. Cass. n. 15311/2014).

2.4. Nel caso di specie – omesso versamento di imposte nonchè omesso e tardivo pagamento dì ritenute di acconto, sulla base di imponibile regolarmente dichiarato – va rimarcato che non è stato esposto alcun elemento di incertezza su aspetti rilevanti della dichiarazione, nè ciò emerge dalla sentenza impugnata.

3. All’accoglimento del secondo motivo di ricorso consegue l’assorbimento del terzo motivo di ricorso circa l’insussistenza dell’onere, per l’Ufficio, di fornire prova documentale di tale invio.

4.1. E’ fondato anche il quarto motivo di ricorso con cui si lamenta, ex art. 360 c.p.c., n. 4, vizio di extra-petizione nella sentenza impugnata per aver la CTR annullato la cartella esattoriale affermando che “in ogni caso era onere ed obbligo dell’Ufficio dimostrare e provare che effettivamente gli importi richiesti con la cartella fossero gli stessi indicati dal contribuente nelle dichiarazioni da questi presentate relativamente all’anno di imposta 2004”.

4.2. Dall’esame del ricorso introduttivo del contribuente (ritualmente trascritto dall’Agenzia nel ricorso) emerge che effettivamente tale doglianza non era mai stata sollevata dal ricorrente in primo grado.

4.3. Tutto ciò consente alla Corte di apprezzare con adeguatezza quale fosse il contenuto dell’impugnazione della cartella e delle considerazioni ivi addotte dalla parte contribuente e quindi l’estraneità al perimetro impugnatorio del diverso tema dell’incidenza della corrispondenza tra importi richiesti con la cartella ed importi indicati nella dichiarazione dei redditi.

4.4. Trattandosi di eccezione in senso stretto, essa non era rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del processo e poteva essere fatta valere soltanto dal contribuente in sede di ricorso introduttivo.

4.5. Infatti, in materia fiscale opera un regime unitario del vizio dell’atto che deve essere fatto valere nella forma e nel termine di decadenza previsti dall’art. 21 proc. trib.; in difetto, l’atto diventa incensurabile sul punto non impugnato (cfr. per una peculiare applicazione Cass., n. 21307/2015).

5. L’accoglimento del quarto motivo di ricorso determina l’assorbimento dei rimanenti motivi, con cui si formula sostanzialmente la medesima doglianza anche sotto il profilo della violazione di legge (art. 2697 c.c. e D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 36 bis, comma 4).

6. Il ricorso va in conseguenza accolto limitatamente al secondo ed al quarto motivo di ricorso, respinto il primo ed assorbiti i rimanenti, e la sentenza va cassata.

7. Non occorrendo ulteriori accertamenti di fatto, il giudizio va deciso nel merito, col rigetto del ricorso originariamente proposto, per quanto ancora d’interesse.

8. Vanno compensate le voci di spesa riguardanti le fasi dì merito, atteso il consolidarsi della giurisprudenza richiamata in premessa dopo l’introduzione della lite; le spese del presente giudizio vanno invece poste a carico del contribuente e liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte accoglie il secondo ed il quarto motivo di ricorso, respinto il primo ed assorbiti i rimanenti motivi; cassa la sentenza impugnata limitatamente ai motivi accolti e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso originariamente proposto dal contribuente; compensa le voci di spesa riguardanti le fasi di merito e condanna il contribuente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, pari ad Euro 2.500,00 per compensi professionali, oltre spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Tributaria della Corte di Cassazione, il 13 novembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 12 dicembre 2018

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