Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32082 del 05/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 05/11/2021, (ud. 09/06/2021, dep. 05/11/2021), n.32082

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – rel. Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9979-2020 proposto da:

J.G., elettivamente domiciliato presso la cancelleria della

CORTE DI CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR, ROMA, rappresentato e difeso

dall’avvocato TASSINARI ROSARIA;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO (OMISSIS);

– intimato –

avverso la sentenza n. 2675/2019 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 23/09/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 09/06/2021 dal Consigliere Relatore Dott. DI MARZIO

MAURO.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. – J.G. ricorre per tre mezzi, nei confronti del Ministero dell’interno, contro la sentenza del 23 settembre 2019 con cui la Corte d’appello di Bologna ha respinto l’appello avverso ordinanza del locale tribunale di rigetto della sua domanda di protezione internazionale o umanitaria.

2. – Non spiega difese l’amministrazione intimata, nessun rilievo potendosi riconoscere ad un atto di costituzione depositato per i soli fini della eventuale partecipazione alla discussione orale.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

3. – Il primo mezzo denuncia violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3 e 5, per non avere la Corte d’appello di Bologna applicato nella specie il principio dell’onere della prova attenuato così come affermato dalle sezioni unite con la sentenza numero 27.310 del 2008 e per non aver valutato la credibilità del richiedente alla luce dei parametri stabiliti dal D.Lgs. n.251 del 2007, art. 3, comma 5, in relazione all’art. 360 c.p.c.

Il secondo mezzo denuncia violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, per non avere la Corte d’appello di Bologna ha riconosciuto la sussistenza di una minaccia grave alla vita del cittadino straniero derivante da una situazione di violenza indiscriminata così come definita della sentenza della corte di giustizia C-465/07 meglio conosciuta come Elgafaji.

Il terzo mezzo denuncia violazione del d.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, per non avere la corte d’appello di Bologna ha esaminato compiutamente la ricorrenza dei requisiti per la protezione umanitaria, omettendo di verificare la sussistenza dell’obbligo costituzionale ed internazionale a fornire protezione in capo a persone che fuggono da paesi in cui vi siano sconvolgimenti tali da impedire una vita senza pericoli per la propria vita ed incolumità.

Ritenuto che:

4. – Il ricorso è inammissibile

4.1. – E’ inammissibile il primo mezzo.

In materia di protezione internazionale, il giudizio sulla credibilità del racconto del richiedente, da effettuarsi in base ai parametri, meramente indicativi, forniti dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, è sindacabile in sede di legittimità nei limiti dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), per omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che sia stato oggetto di discussione tra le parti – oltre che per motivazione assolutamente mancante, apparente o perplessa – spettando dunque al ricorrente allegare in modo non generico il fatto storico non valutato, il dato testuale o extratestuale dal quale esso risulti esistente, il come e il quando tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale e la sua decisività per la definizione della vertenza (Cass. 2 luglio 2020, n. 13578). Dunque, in caso di giudizio di non credibilità del richiedente, delle due l’una: o la motivazione è ” sotto soglia “, e allora si ricade nell’art. 360 c.p.c., n. 4; o la motivazione c’e’, e allora non resta se non sostenere che il giudice di merito, nel formulare il giudizio di non credibilità, ha omesso di considerare un fatto, che era stato allegato e.discusso, potenzialmente decisivo, per il fine della conferma della credibilità.

Nel caso in esame: a) il giudizio di non credibilità è sostenuto da una motivazione senz’altro eccedente la soglia del minimo costituzionale, svolta in particolare alle pagine 10-12 della sentenza impugnata, con particolare riguardo ad discordanze ed omissioni fra il racconto somministrato alla Commissione territoriale e quello reso in occasione dell’audizione dinanzi al Tribunale; b) il ricorrente non individua alcuno specifico fatto decisivo e controverso che il giudice di merito non avrebbe considerato.

4.2 – E’ inammissibile il secondo mezzo.

La Corte d’appello ha escluso la sussistenza del paese di provenienza del richiedente di una situazione riconducibile al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), citando le fonti e ponendo in particolare in rilievo, in accordo con esse, la circostanza dell’elezione del presidente della Repubblica Adama Barrow: trattasi di accertamento di merito insindacabile in questa sede, che invece il ricorrente vorrebbe inammissibilmente ribaltare.

4.3. – E’ inammissibile il terzo mezzo.

Il ricorso non contiene infatti il benché minimo riferimento ad una qualche condizione individuale, propria del richiedente, di vulnerabilità. Del tutto generico, poi, è il riferimento ad un non meglio identificato studio della lingua italiana e espletamento di attività lavorativa in Italia, circostanza delle quali nel provvedimento impugnato non v’e’ traccia e che non si sa da cosa documentate.

5. – Nulla per le spese. Sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.

PQM

dichiara inammissibile il ricorso, dando atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, che sussistono i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 9 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 5 novembre 2021

 

 

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