Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3207 del 09/02/2018


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Civile Ord. Sez. 5 Num. 3207 Anno 2018
Presidente: DI IASI CAMILLA
Relatore: CASTORINA ROSARIA MARIA

ORDINANZA

sul ricorso 11291-2013 proposto da:
INIZIATIVE

INDUSTRIALI

SRL

A

SOCIO

UNICO,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DELLA SCROFA 22,
presso lo studio dell’avvocato NICOLA ROCCHETTI, che
lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato
STEFANO ARTESE;
– ricorrente contro
2018
139

AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE DI LECCO
in persona del Direttore pro tempore, elettivamente
domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso
l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta
e difende;
– controricorrente

Data pubblicazione: 09/02/2018

avverso la sentenza n. 27/2012 della COMM.TRIB.REG.
MILANO, depositata il 06/03/2012;
udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio del 24/01/2018 dal Consigliere Dott. ROSARIA

MARIA CASTORINA.

RG. 11291/2013

L’Agenzia delle entrate, in data 28.11.2008

notificava alla

società Iniziative Industriali s.r.l. a socio unico un avviso di rettifica e
liquidazione in materia di imposta registro, ipotecaria e catastale con
il quale accertava, in relazione al complesso industriale acquistato
dalla ricorrente con atto a rogito Notaio Ottaviano Nuzzo del

a €501.250,00 calcolando, conseguentemente, maggiori imposte di
registro , catastale ed ipotecaria per un totale di €52.191,60 ed
irrogando una sanzione pari a €50.124,00.
Il ricorso proposto avverso l’avviso di accertamento veniva
parzialmente accolto dalla C.T.P. di Lecco con sentenza n.17/1/09, la
quale rideterminava il valore attribuito al compendio in €813.000,00
con le sanzioni al minimo.
Interposto appello dalla contribuente, la C.T.R. della Lombardia,
con sentenza n.27.12.2012 del 23.1.2012, depositata il 6.3.2012,
confermava la sentenza di primo grado.
Nei confronti della suddetta pronuncia la contribuente propone
ricorso per cassazione, notificato in data 22.4.2013 sulla base di un
motivo.
La difesa erariale si è costituita con controricorso.
1.Con il motivo di ricorso il ricorrente lamenta la “omessa
motivazione circa fatti controversi e decisivi della controversia – in
riferimento all’art. 360 n.5 c.p.c. accompagnati da erronea
valutazione degli elementi di prova”.
2. Il ricorso non è fondato.

30.11.2006, registrato in data 18.12.2006, un maggiore valore pari

RG. 11291/2013

Anche nel testo applicabile ratione temporis, anteriore alla
restrizione del sindacato da parte della Cassazione operata dalla I.
134/2012, l’art. 360 n. 5 cod. proc. civ. non conferiva al giudice di
legittimità il potere di riesaminare il merito della causa, poiché solo al
giudice del merito spetta individuare le fonti di convincimento,

dicembre 2009, n. 27162; Cass. 18 marzo 2011, n. 6288); inoltre, la
decisività del vizio logico postula la certezza di un differente esito
decisorio, non la mera possibilità o probabilità di esso (Cass. 7
dicembre 2004, n. 22979; Cass. 14 febbraio 2013, n. 3668).
Peraltro la motivazione omessa o insufficiente è configurabile soltanto
qualora dal ragionamento del giudice di merito, come risultante dalla
sentenza impugnata, emerga la totale obliterazione di elementi
emersi nel dibattito processuale che potrebbero condurre ad una
diversa decisione, ovvero quando sia evincibile l’obiettiva carenza, nel
complesso della sentenza impugnata, del procedimento logico che lo
ha indotto al suo convincimento. Non già quando, invece, vi sia
difformità rispetto alle attese ed alle deduzioni della parte ricorrente
sul valore e sul significato dal giudice stesso attribuiti agli elementi
delibati, risolvendosi, altrimenti, il motivo di ricorso in
un’inammissibile istanza di revisione delle valutazioni e del
convincimento di quest’ultimo tesa all’ottenimento di una nuova
pronuncia sul fatto, certamente estranea alla natura ed ai fini del
giudizio di cassazione (Cass. 24198/2013).
Detta situazione processuale non ricorre nel caso in esame, avendo
la C.T.R., sia pure in maniera sintetica confermato i quanto statuito dai
giudici di primo grado in ordine alla sufficiente motivazione dell’atto
impositivo e alla correttezza del calcolo dell’imposta.

selezionando le prove e controllandone l’attendibilità (Cass. 23

RG. 11291/2013

Nella valutazione globale che il giudice d’appello fonda sui plurimi
fattori individuati nell’accertamento dell’ufficio (i valori Orni, lo stato
degli immobili, la loro situazione catastale, la loro ubicazione, la data
di edificazione) gli oneri di urbanizzazione risultano un elemento tra
gli altri, non decisivo in termini di certezza.

dall’orientamento consolidato della Corte Suprema secondo cui, nel
giudizio di impugnazione di un avviso di accertamento, il giudice del
merito non è tenuto a dare conto di aver valutato analiticamente
tutte le risultanze processuali, né a confutare ogni singola
argomentazione prospettata dalle parti, essendo sufficiente che egli,
dopo averli vagliati nel loro complesso, indichi gli elementi sul quali
fonda il suo convincimento e l’iter logico seguito, anche
implicitamente disattendendo gli argomenti morfologicamente
incompatibili con la decisione adottata, come nel caso di mere
allegazioni difensive quali sono le osservazioni contenute nella perizia
stragiudiziale (Cass., n. 16650/2011).

E’

principio parimenti

consolidato quello per cui, ai fini di una adeguata motivazione non è
necessario che il giudice del merito dia conto minuzioso di ogni
osservazione e di ogni argomentazione difensiva delle parti, essendo
sufficiente che esponga le ragioni che lo hanno condotto alla
soluzione adottata, mostrando di avere valutato ogni elemento
rilevante per la soluzione stessa (Cass., n. 4540/1982; n. 8702/13).
2. Da ultimo il Collegio osserva che la ricorrente non ha trascritto,
anche al fine della specificità del suo ricorso, i punti salienti della
consulenza di parte onde consentirne la valutazione in termini di
decisività e di rilevanza, giacché invece la proposta disamina dei
passaggi dell’elaborato peritale si risolve nella prospettazione di un
sindacato di merito inammissibile in questa sede.

A parere del collegio, dunque, non vi sono ragioni per discostarsi

RG. 11291/2013

3. Il ricorso va respinto. Le spese seguono la soccombenza.
PQM
La Corte respinge il ricorso.

fase, liquidate in €5.600.00 oltre accessori di legge.
Ai sensi dall’art. 13 comma 1 quater dei d.P.R. n. 115 dei2002,
inserito dall’art. 1, comma 17 della I. n. 228 del 2012, dà atto della
sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente,
dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello
dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis, dello stesso articolo
13.
Così deciso, in Roma, il 24.1.2018

Condanna la parte ricorrente a rifondere le spese di lite di questa

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