Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32065 del 12/12/2018

Cassazione civile sez. VI, 12/12/2018, (ud. 13/11/2018, dep. 12/12/2018), n.32065

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Presidente –

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Consigliere –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna C. – rel. Consigliere –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10322-2018 proposto da:

A.I., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA FONTANELLA

BORGHESE 72, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO VOLTAGGIO,

rappresentato e difeso dall’avvocato TITO MONTEROSSO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

avverso il decreto n. R.G. 2178/2017 del TRIBUNALE di CALTANISSETTA,

depositato il 19/02/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 13/11/2018 dal Consigliere Relatore Dott. MARIA

GIOVANNA C. SAMBITO.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con decreto in data 19 febbraio 2018, il Tribunale di Caltanissetta ha rigettato l’opposizione proposta da A.I., cittadino pachistano, avverso il provvedimento di rigetto della sua domanda di protezione internazionale. Lo straniero ha proposto ricorso per due motivi, con cui ha denunciato l’omesso esame di fatti decisivi e la violazione e falsa applicazione di norme di legge (D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14; D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6), in riferimento al mancato riconoscimento della protezione sussidiaria e del permesso di soggiorno per motivi umanitari. Il Ministero dell’Interno ha resistito con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. In riferimento alla protezione sussidiaria, il provvedimento fonda la sua tesi sfavorevole al ricorrente destinatario di analogo provvedimento negativo della domanda proposta in Germania-, affermando che: a) il suo racconto non era credibile, per le rilevate genericità ed incoerenze; b) il villaggio di sua provenienza, distante trenta chilometri dal confine tra il Pakistan e l’India, non era stato interessato da episodi di attacchi transfrontalieri, tanto che i suoi familiari continuavano ad abitarvi.

2. La prima affermazione non è stata direttamente censurata dal ricorrente, ed il sindacato sulla presunta contraddittorietà del ragionamento giudiziale impugnato si rivela inefficace, in quanto il riconoscimento della protezione sussidiaria presuppone che il richiedente rappresenti una condizione, che, pur derivante dalla situazione generale del paese, sia, comunque, a lui riferibile e sia caratterizzata da una personale e diretta esposizione al rischio di un danno grave, quale individuato dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art.14, ed al riguardo il ricorrente si limita a contrapporre alle valutazioni del Tribunale notizie relative alla c.d. linea di controllo, id est proprio alla zona di confine, allo scopo di provocare una riconsiderazione della situazione relativa al suo contesto di origine; il che, impingendo nel merito, è inammissibile in sede di legittimità.

3. Il decreto si sottrae a censure, anche, in relazione al mancato riconoscimento della protezione umanitaria.

4. In disparte l’entrata in vigore del D.L. n. 113 del 2018, i principi giurisprudenziali invocati non esonerano il richiedente dall’onere di allegare la sua peculiare situazione di vulnerabilità e ciò non consta esser stato fatto innanzi al Tribunale, che proprio per tale ragione ha respinto la richiesta, nè, peraltro, è stato fatto in seno al ricorso, nel quale non risulta specificata alcuna ragione di vulnerabilità.

5. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, liquidate in Euro 2.100,00, oltre a spese prenotate a debito. Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, dà atto della ricorrenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 13 novembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 12 dicembre 2018

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