Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32060 del 12/12/2018

Cassazione civile sez. VI, 12/12/2018, (ud. 13/11/2018, dep. 12/12/2018), n.32060

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Presidente –

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Consigliere –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna C. – rel. Consigliere –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5907-2018 proposto da:

K.M., elettivamente domiciliato in ROMA, V.LE UNIVERSITA’

11, presso lo studio dell’avvocato EMILIANO BENZI, rappresentato e

difeso dall’avvocato ALESSANDRA BALLERINI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, PUBBLICO MINISTERO PRESSO la CORTE D’APPELLO

di GENOVA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 967/2017 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 14/07/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 13/11/2018 dal Consigliere Relatore Dott. MARIA

GIOVANNA C. SAMBITO.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il Tribunale di Genova ha rigettato il ricorso presentato dal cittadino senegalese K.M., avverso il provvedimento di diniego delle istanze di protezione internazionale ed il gravame da lui proposto è stato respinto, con sentenza del 14.7.2017, dalla Corte d’Appello di Genova, che non ha ravvisato i presupposti per la concessione di alcuna forma di protezione e non ha considerato credibile il racconto da lui offerto. Avverso la predetta sentenza, ha proposto ricorso il richiedente, per due motivi, con cui ha dedotto: a) la violazione dell’art. 2 Cost. e dell’art. 11 del Patto internazionale sui Diritti Civili e Politici delle Nazioni Unite del 1966 (ratificato con la L. n. 881 del 1977), in relazione al T.U. Imm., art. 5, comma 6, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 25 del 2008, art. 8, comma 3, del D.Lgs. 25 del 2008, art. 32, la violazione e falsa applicazione del T.U. Imm., art. 19; b) la violazione e falsa applicazione della CEDU, art. 3, in relazione al T.U. Imm., art. 5, comma 6, e la violazione e falsa applicazione del T.U. Imm., art. 19. Il Ministero dell’Interno non ha depositato difese.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con proposto ricorso, il ricorrentè censura il mancato riconoscimento della protezione umanitaria, lamentando, col primo motivo, che la Corte territoriale abbia omesso di considerare la situazione di oggettiva vulnerabilità dovuta all’attuale realtà politica, economica e sociale del suo Paese di origine, e, col secondo, la violazione del principio di non refoulement, in base al quale lo straniero ha diritto di non esser respinto o espulso verso uno Stato in cui, in ipotesi di rimpatrio forzato, correrebbe il rischio di subire torture, o trattamenti crudeli, inumani e degradanti.

2. I motivi, da valutarsi congiuntamente, sono infondati.

3. In disparte l’entrata in vigore del D.L. n. 113 del 2018, va rilevato che la Corte territoriale ha evidenziato, alla stregua delle acquisite informazioni, l’assenza di criticità nella regione di provenienza del richiedente ed ha in concreto escluso sue situazioni di vulnerabilità soggettiva (essendo egli di giovane età, in buona salute e non integrato, sotto un profilo socio-lavorativo, in Italia) e siffatte situazioni non possono tout court identificarsi in ragioni di natura economica, alle quali allude il ricorrente, occorrendo, invece, che la condizione di vulnerabilità sia l’effetto della grave violazione dei diritti umani subita nel Paese di provenienza, in conformità del disposto della CEDU, artt. 2, 3 e 4 (Cass. n. 28015 del 2017; n. 26641 del 2016).

4. La Corte distrettuale ha, inoltre, evidenziato che il richiedente, che aveva esposto di esser stato minacciato dal fratello per motivi ereditari, aveva trovato adeguata e pronta tutela da parte delle Autorità statali senegalesi, essendogli stata riconosciuta la posizione di persona offesa nella disputa col fratello, che era stato arrestato. Nè il ricorrente ha mai riferito del timore di poter esser sottoposto a torture o a trattamenti crudeli, inumani e degradanti, talchè la censura presenta, pure, profili di novità, dovendo, comunque, aggiungersi che l’obbligo di acquisizione di informazioni da parte delle Commissioni territoriali e del giudice deve esser osservato in diretto riferimento ai fatti esposti ed ai motivi svolti in seno alla richiesta di protezione internazionale, non potendo, per contro, addebitarsi la mancata attivazione dei poteri istruttori officiosi, in ordine alla ricorrenza dei presupposti per il riconoscimento della protezione, riferita a circostanze non dedotte.

5. Non vi è luogo alla pronuncia sulle spese, in assenza di costituzione della parte intimata. Essendo il ricorrente stato ammesso a patrocinio a spese dello Stato, non ricorrono i presupposti per l’applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il 13 novembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 12 dicembre 2018

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