Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3205 del 02/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 02/02/2022, (ud. 14/12/2021, dep. 02/02/2022), n.3205

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCODITTI Enrico – Presidente –

Dott. FIECCONI Francesca – rel. Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9177-2021 proposto da:

TALETE SPA, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA LIVIO ANDRONICO, 25, presso

lo studio dell’avvocato GIUSEPPE DI PIETRO, che la rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

REGIONE LAZIO, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA MARCANTONIO COLONNA 27,

presso lo studio dell’avvocato TIZIANA CIOTOLA, che la rappresenta e

difende;

– controricorrenti –

contro

MINISTERO DELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA (OMISSIS), in persona del

Ministro pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo

rappresenta e difende ope legis;

– resistente –

e contro

POGEMA SRL;

– incidentali –

avverso la sentenza n. 999/2020 del TRIBUNALE di VITERBO, depositata

il 29/09/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio non

partecipata del 14/12/2021 dal Consigliere Relatore Dott. FIECCONI

FRANCESCA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

Talete s.p.a., con atto notificato il 24.03.2021, ricorre per cassazione della sentenza n. 999/2020 resa dal Tribunale di Viterbo, pubblicata il 29.09.2020, in un giudizio in cui Pogema s.r.l. aveva convenuto l’attuale ricorrente per ottenere il risarcimento dei danni conseguenti alla mancata dearsenificazione dell’acqua potabile, una volta scadute le deroghe concesse sino al 31.12.2012 dall’Unione Europea. Nel giudizio era stato convenuto anche il Comune di Viterbo; i convenuti nel costituirsi avevano chiesto la chiamata in causa della provincia di Viterbo e della Regione Lazio, la AATO n. 1 Lazio-Nord Viterbo, nonché del Ministero dell’Ambiente.

Per quanto qui interessa, il Tribunale, in parziale riforma della sentenza del Giudice di Pace dichiarava il proprio difetto di giurisdizione relativamente alla domanda di manleva rivolta da Talete s.p.a. nei confronti della AATO e della Regione Lazio e, per il resto, rigettava l’appello di Talete s.p.a.

Diritto

RITENUTO

che:

1. Con il primo motivo si contestano violazioni del T.U. Ambiente n. 152 del 2006, artt. 141 e ss., del D.Lgs. n. 31 del 2001, artt. 9, 12 e 13, e dell’O.P.C.M. n. 3921 del 2011, rapportati ad art. 1218 c.c.ex art. 360 c.p.c., n. 3, per avere il Tribunale dichiarato la propria carenza di giurisdizione in ordine alla domanda di manleva svolta nei confronti della regione Lazio senza tenere conto della normativa de qua che assegna un ruolo centrale alla Regione nel controllo del servizio di erogazione di acqua potabile.

1.1. Il motivo è fondato.

1.2. Il Tribunale ha affermato, con plurime argomentazioni, richiamando varie pronunce di questa Corte, la carenza di giurisdizione dell’AGO nei confronti della Regione in quanto la domanda non si fonda su un rapporto privatistico, ma attiene alla contestazione della modalità e correttezza dell’esercizio del potere amministrativo da parte della regione Lazio, non sussistendo un rapporto privatistico tra la società e il gestore del S.I.I. Pertanto, ha rilevato la sussistenza della giurisdizione, sul punto, del G.A. ex art. 133 c.p.a., con conseguente dichiarazione del difetto di giurisdizione del giudice ordinario limitatamente alla domanda di manleva proposta, non potendo in tal caso operare il principio di connessione (citando opportunamente Cass., Sez. U, n. 3508/2003, n. 7447/2008 e n. 21070/2019). Per altra via ha statuito la carenza di legittimazione passiva della Regione Lazio in relazione alla domanda di manleva.

1.3. Va però evidenziato che con un recente intervento nomofilattico questa Corte ha statuito che la domanda di garanzia impropria proposta dal Gestore verso l’Ente altro non è che il riflesso della domanda risarcitoria rivolta contro il Gestore stesso e sulla quale, come già affermato, sussiste la giurisdizione dell’Autorità Giudiziaria Ordinaria. Non può, pertanto, pervenirsi a diverse conclusioni per la domanda accessoria, rispetto a quella principale (Cass. Sez. U. n. 36897/21; Cass., Sez. Un., 33209/2018).

1.4. Tanto si ricava da Cass. Sez. U. n. 36897/21 che, pronunciandosi proprio su questa questione, e sostanzialmente riconsiderando i precedenti in proposito, ha affermato che la giurisdizione sulla domanda di garanzia formulata dal gestore del servizio di erogazione delle acque nei confronti dell’ente pubblico che sovrintende su tale servizio spetta al giudice ordinario, quale riflesso della giurisdizione sulla domanda principale.

2. Con il secondo motivo si denuncia omesso esame di fatto decisivo e rilevante ex art. 360 c.p.c., n. 5, in considerazione della legge speciale sopra richiamata.

2.1. Il motivo è assorbito da quanto sopra rilevato.

3. Conclusivamente il ricorso va accolto con rinvio al Tribunale di Tivoli, in persona di diverso magistrato, anche per le spese.

PQM

La Corte accoglie il ricorso quanto al primo motivo, assorbito il secondo; per l’effetto cassa la sentenza e rinvia al Tribunale di Tivoli, in persona di diverso magistrato, anche per le spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1- bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della sezione sesta – sotto sez. terza civile, il 14 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 2 febbraio 2022

 

 

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