Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32039 del 11/12/2018

Cassazione civile sez. VI, 11/12/2018, (ud. 23/10/2018, dep. 11/12/2018), n.32039

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLITANO Lucio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25653-2017 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

C.F.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 2030/13/2017 della COMMISSIONE TRIBTUARIA

REGIONALE di MILANO, depositata il 11/05/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 23/10/2018 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE CRICENTI.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Agenzia delle Entrate ricorre avverso una decisione della Commissione tributaria regionale della Lombardia, che, su ricorso del contribuente, ha ritenuto fornita la prova contraria al c.d. redditometro.

Il Fisco, in particolare, sulla base delle spese sostenute dal contribuente, aveva presunto, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, (c.d. nuovo redditometro) un maggior reddito rispetto a quello dichiarato.

Il contribuente aveva ritenuto di vincere la presunzione allegando redditi percepiti in Romania, dove era residente, tali da giustificare le spese indice, ossia quelle, secondo il Fisco, indicative del reddito maggiore.

Secondo i giudici di merito, l’allegazione dei redditi prodotti all’estero era sufficiente ad integrare la prova contraria a carico del contribuente.

Avverso tale decisione Agenzia delle Entrate propone ricorso con un motivo di censura, con cui denuncia violazione di legge (D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38) per avere i giudici di appello disatteso il significato della norma secondo la sua corrente interpretazione, vale nel senso che, per vincere la presunzione che le spese sostenute sono indice di un maggior reddito rispetto al dichiarato, non basta la sola dimostrazione di avere altri redditi esenti, o con ritenuta alla fonte, ma occorre altresì dimostrare che quei redditi sono stati effettivamente utilizzati per coprire le spese indice.

Non si è costituito il contribuente.

Il ricorso è fondato.

Se pure è vero che per vincere la presunzione di maggior reddito non è necessario dimostrate che le sostanze ed i redditi disponibili sono utilizzati proprio per sostenere le spese indice, e che occorre allegare di avere altri redditi, (Cass. 1510 del 2017; Cass. 1332 del 2016; Cass. n. 6393 del 2014). Se ciò è vero, tuttavia occorre che sia dimostrata anche l’entità e la durata del possesso di tali redditi, elementi che costituiscono circostanze sintomatiche del fatto che la spesa contestata sia stata sostenuta proprio con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta (Cass. n. 25104 del 2014).

In tal senso risulta fondata la censura rivolta ai giudici di merito di avere ritenuto ininfluente la dimostrazione della durata del possesso dei redditi, e la loro entità.

Il ricorso va dunque accolto con rinvio al giudice di merito, che dovrà attenersi al suddetto principio di diritto.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Commissione tributaria regionale di Milano in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 23 ottobre 2018.

Depositato in Cancelleria il 11 dicembre 2018

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