Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3192 del 02/02/2022

Cassazione civile sez. III, 02/02/2022, (ud. 16/12/2021, dep. 02/02/2022), n.3192

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – rel. Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 36683/2019 proposto da:

C.D., elettivamente domiciliato in Ascoli Piceno, Rua del

papavero 6, presso lo studio dell’avv. Paolo Alessandrini, che lo

rappresenta e difende per procura speciale in atti;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’interno, (OMISSIS);

– resistente –

avverso l’ordinanza del TRIBUNALE di ANCONA, depositata il

26/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

11/11/2021 dal cons. Dott. Lina RUBINO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. C.D., cittadino del (OMISSIS), propone ricorso articolato in quattro motivi, nei confronti del Ministero dell’Interno, avverso il decreto n. 12885/2019 del Tribunale di Ancona, pubblicato in data 28 ottobre 2019.

2. Il Ministero ha depositato tardivamente una comunicazione con la quale si dichiara disponibile alla partecipazione alla discussione orale.

3. Il ricorso è stato avviato alla trattazione in adunanza camerale non partecipata.

4. Il ricorrente riferisce la sua vicenda personale: dichiara di aver vissuto con la sua famiglia in un villaggio nella regione della (OMISSIS), di aver frequentato la scuola coranica per quattro anni, di avere due mogli e cinque figli e di aver abbandonato il suo paese a causa di alcuni ribelli che, presenti nel suo villaggio, più volte rubavano all’interno degli esercizi commerciali, ed anche del suo. Dichiara altresì di essere stato prigioniero per un mese nel quartier generale dei ribelli articolato in tende collegate da un sistema di tunnel sotterranei. Fuggiva per non essere nuovamente catturato dai ribelli, attraverso il Quatar e la Libia, ove veniva in più di una occasione arrestato e torturato.

5. La sua domanda, volta al riconoscimento, in via gradata, di tutte le forme di protezione internazionale, veniva rigettata in sede amministrativa e poi giurisdizionale. Il ricorrente veniva ritenuto credibile, e tuttavia la sua vicenda veniva ricondotta ad una dimensione meramente privata e al tentativo di migliorare le proprie condizioni economiche. La regione della (OMISSIS) non veniva ritenuta a rischio di violenza incontrollata per i civili.

Diritto

RITENUTO

che:

6. La causa, discussa in data 11 novembre 2021, è stata dapprima rinviata a nuovo ruolo, in attesa della decisione della Corte costituzionale su questione ritenuta rilevante, quindi, a seguito di riconvocazione, il collegio ha dichiarato inammissibile il ricorso per le ragioni che seguono.

7. – Il ricorso è inammissibile per difetto di valida procura alle liti (ciò che esime il Collegio dall’illustrare i motivi di censura).

8. – Al riguardo, si osserva che le Sezioni Unite di questa Corte, con la sentenza n. 15177/2021, hanno affermato, componendo il contrasto creatosi fra le sezioni semplici, che: “il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 13 – nella parte in cui prevede che “La procura alle liti per la proposizione del ricorso per cassazione deve essere conferita, a pena di inammissibilità del ricorso, in data successiva alla comunicazione del decreto impugnato; a tal fine il difensore certifica la data di rilascio in suo favore della procura medesima” – ha richiesto, quale elemento di specialità rispetto alle ordinarie ipotesi di rilascio della procura speciale regolate dagli artt. 83 e 365 c.p.c., il requisito della posteriorità della data rispetto alla comunicazione del provvedimento impugnato, prevedendo una speciale ipotesi di “inammissibilità del ricorso”, nel caso di mancata certificazione della data di rilascio della procura in suo favore da parte del difensore. La procura speciale per il ricorso per cassazione, per le materie regolate dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 13 e dalle disposizioni di legge che ad esso rimandano, deve contenere in modo esplicito l’indicazione della data successiva alla comunicazione del provvedimento impugnato e richiede che il difensore certifichi, anche solo con una unica sottoscrizione, sia la data della procura successiva alla comunicazione che l’autenticità della firma del conferente””.

9. – La questione di legittimità costituzionale del citato art. 35-bis, comma 13 – sollevata, successivamente a detta sentenza, da questa Corte con ordinanza interlocutoria n. 17970/2021, denunciandone il contrasto con gli artt. 3,10,24,111 e 117 Cost., quest’ultimo in relazione agli artt. 28 e 46, p. 11, della direttiva 2013/32/UE (Procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca della protezione internazionale), nonché agli artt. 18, 19, p. 2 e 47 della Carta dei diritti UE e agli artt. 6, 7, 13 e 14 della CEDU, nella parte in cui prevede che la mancanza della certificazione della data di rilascio della procura da parte del difensore, limitatamente ai procedimenti di protezione internazionale, determini la inammissibilità del ricorso – è stata decisa dalla Corte costituzionale nella camera di consiglio del 2 dicembre 2021 nel senso della non fondatezza (cfr. comunicato stampa emesso in pari data dalla stessa Corte costituzionale e pubblicato sul sito web della medesima Corte).

10. – Nel caso di specie, la procura speciale rilasciata per il ricorso per cassazione non contiene alcuna espressione dalla quale risulti che il difensore abbia inteso certificare che la data di conferimento di essa sia stata successiva alla comunicazione provvedimento impugnato, recando unicamente l’autenticazione della firma del richiedente asilo che non è idonea, secondo la pronuncia delle Sezioni Unite sopra richiamata, ad attestare anche che la data del conferimento del mandato è successiva alla comunicazione del decreto da impugnare.

11. – Non occorre provvedere sulla regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità in assenza di attività difensiva da parte dell’intimato Ministero.

Il pagamento del doppio contributo, se dovuto, va posto a carico del ricorrente, in applicazione del principio – enunciato dalla citata sentenza n. 15177/2021 delle Sezioni Unite – per cui “il versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato previsto dal D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, in caso di declaratoria di inammissibilità del ricorso per cassazione conseguente alla mancata presenza, all’interno della procura speciale, della data o della certificazione del difensore della sua posteriorità rispetto alla comunicazione del provvedimento impugnato, va posto a carico della parte ricorrente e non del difensore, risultando la procura affetta da nullità e non da inesistenza”.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale dell’11 novembre 2021 a seguito di riconvocazione, il 16 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 2 febbraio 2022

 

 

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