Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31907 del 05/11/2021

Cassazione civile sez. trib., 05/11/2021, (ud. 29/04/2021, dep. 05/11/2021), n.31907

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIRGILIO Biagio – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NONNO Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. FANTICINI Giovanni – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15656-2019 proposto da:

AGENZIA DELLE DOGANE E DEI MONOPOLI, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

STANLEYBET MALTA LIMITED, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

VINCENZO BELLINI 24, presso lo studio dell’avvocato ANTONELLA

TERRANOVA, che la rappresenta e difende unitamente agli avvocati

DANIELA AGNELLO, FABIO FERRARO, e ROBERTO A. JACCHIA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 7776/2018 della COMM. TRIB. REG. LAZIO,

depositata il 12/11/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

29/04/2021 dal Consigliere Dott. GIOVANNI FANTICINI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– la Stanleybet Malta Limited e la Stanley International Betting Limited (quest’ultima in qualità di titolare del ramo relativo alla gestione dell’attività di scommesse poi ceduto alla predetta società) impugnavano l’avviso di accertamento in materia di imposta unica sui concorsi pronostici e sulle scommesse (anno d’imposta 2007) notificato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli il 26/10/2012;

la C.T.P. di Rieti accoglieva il ricorso;

la C.T.R. del Lazio, con la sentenza n. 7776 del 12/11/2018, respingeva l’appello dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli;

– avverso tale decisione l’Agenzia propone ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo;

– resiste con controricorso la Stanleybet Malta Limited, la quale ha depositato memoria ex art. 380-bis.1 c.p.c. (contenente, tra l’altro, richiesta di rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea) e istanza volta alla trattazione della controversia in pubblica udienza.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Preliminarmente, l’istanza di trattazione della causa in pubblica udienza va disattesa in quanto – in adesione all’indirizzo espresso dalle Sezioni Unite di questa Corte – il Collegio giudicante ben può escludere, nell’esercizio di una valutazione discrezionale, la ricorrenza dei presupposti della trattazione in pubblica udienza, in ragione del carattere consolidato dei principi di diritto da applicare nel caso di specie (Cass., Sez. U, Ordinanza n. 14437 del 5/6/2018, Rv. 649623-01), e allorquando non si verta in ipotesi di decisioni aventi rilevanza nomofilattica (Cass., Sez. U, Ordinanza n. 8093 del 23/4/2020).

In particolare, la sede dell’adunanza camerale non è incompatibile, di per sé, anche con la statuizione su questioni nuove, soprattutto se non oggettivamente inedite e già assistite da un consolidato orientamento, a cui la Corte fornisce il proprio contributo; nel caso de quo, il tema oggetto del giudizio è “nuovo” nella giurisprudenza di questa Corte (che, comunque, ha già reso recentemente numerose statuizioni a riguardo), ma non è inedito, in quanto compiutamente affrontato in tutti i suoi risvolti, da un lato, dalla Corte Costituzionale (con la sentenza n. 27 del 14 febbraio 2018) e, dall’altro, dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (con la sentenza del 26 febbraio 2020, causa C-788/18, Stanleyparma Sas di C.P. & C., Stanleybet Malta Ltd contro Agenzia delle dogane e dei monopoli (OMISSIS)) e i principi affermati risultano ampiamente e diffusamente recepiti pure dalla giurisprudenza di merito, nonché da diverse pronunce di questa stessa Corte.

Così ampie e convergenti affermazioni inducono quindi a ritenere preferibile la scelta del procedimento camerale, funzionale alla decisione di questioni di diritto di rapida trattazione non caratterizzate da peculiare complessità, senza che la giurisprudenza penale di questa Corte (richiamata nell’istanza di rimessione alla pubblica udienza) possa incrinare i principi in questione.

Quanto al profilo delle esigenze difensive, va anzitutto nuovamente sottolineato che, in conformità alla giurisprudenza sovranazionale, il principio di pubblicità dell’udienza, pur previsto dall’art. 6 CEDU e avente rilievo costituzionale, non riveste carattere assoluto e vi si può derogare in presenza di “particolari ragioni giustificative”, ove “obiettive e razionali” (in proposito, Corte Cost., Sentenza n. 80 dell’11/3/2011, e Cass., Sez. 5, Ordinanza n. 26480 del 20/11/2020, Rv. 659507-01); in ogni caso, dette esigenze sono anche in concreto presidiate, perché le parti hanno illustrato la propria rispettiva posizione in esito alle pronunce della Corte costituzionale e della Corte di Giustizia depositando osservazioni scritte.

2. Parimenti da respingere è l’istanza di rinvio ex art. 267 TFUE, non ravvisandosi la necessità di promuovere un nuovo rinvio alla Corte di Giustizia, neppure ponendosi una questione di interpretazione della precedente statuizione della Corte, esaustiva e completa, risolvendosi le deduzioni della Stanleybet in una mera critica della sentenza resa nella causa C-788/18 e sembra postulare che la Corte dell’UE abbia riconosciuto nella propria giurisprudenza la legittimità della gestione delle attività connesse a giochi d’azzardo in regime di libera prestazione per il tramite dei centri di trasmissione dati, mentre “La Corte, pur avendo constatato l’incompatibilità con il diritto dell’Unione di alcune disposizioni delle gare avviate per l’attribuzione di contratti di concessione di servizi connessi ai giochi d’azzardo, non si è pronunciata sulla legittimità della gestione delle attività connesse a giochi d’azzardo in regime di libera prestazione per il tramite dei CTD in quanto tale” (Corte di Giustizia UE, sentenza del 19 dicembre 2018, causa C-375/17, Stanley International Betting Ltd, punto 67).

Irrilevante, poi, è la giurisprudenza penale di questa Corte (Cass., Sez. 3 pen., Sentenza n. 25439 del 9/7/2020, dep. 9/9/2020) che si riferisce alla diversa questione della rilevanza penale dell’attività d’intermediazione e di raccolta delle scommesse, esclusa, in base alla giurisprudenza Eurounitaria, qualora l’attività di raccolta sia compiuta in Italia da soggetti appartenenti alla rete commerciale di un bookmaker operante nell’ambito dell’Unione Europea che sia stato illegittimamente escluso dai bandi di gara attributivi delle concessioni: il fatto che quel bookmaker non risponda del reato di esercizio abusivo di attività di giuoco o di scommessa, previsto e punito dalla L. 13 dicembre 1989, n. 401, art. 4, commi 1 e 4-bis, non produce alcuna influenza sulla soggettività passiva della imposta unica sulle scommesse, che il D.Lgs. n. 504 1998, art. 3, riferisce a chiunque, con o senza concessione, gestisce i concorsi pronostici o le scommesse.

3. L’Agenzia ricorrente censura la sentenza di merito (ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) per violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1998, art. 3, come interpretato dalla L. n. 220 del 2010, art. 1, comma 66, e dalla sentenza n. 27 del 2018 della Corte Costituzionale, per avere la C.T.R., erroneamente interpretando le statuizioni della Consulta, escluso la sussistenza del presupposto giuridico per l’applicazione in capo al bookmaker, negli anni anteriori al 2011, dell’imposta unica sui concorsi pronostici e sulle scommesse.

Il motivo è fondato.

Sulla scorta della già citata sentenza n. 27 del 2018 della Corte Costituzionale, la C.T.R. del Lazio ha ritenuto che, “considerato che nella specie la richiesta di tributi riferita ai CTD concernente il periodo d’imposta 2007 nel quale la traslazione dell’imposta non poteva avvenire, l’accertamento elevato nei confronti di quest’ultimo è privo di presupposto giuridico facendo venire a mancare l’obbligazione principale rispetto alla quale viene attivata la solidarietà in capo all’odierna appellata” e ha confermato, dunque, l’annullamento dell’atto impositivo.

Contrariamente a quanto affermato nella pronuncia impugnata, la Corte Costituzionale, con la menzionata decisione, ha chiarito che entrambi i soggetti (la ricevitoria e il bookmaker) partecipano, sia pure su piani diversi e secondo diverse modalità operative, allo svolgimento dell’attività soggetta a imposizione: infatti, il D.Lgs. n. 504 del 1998, art. 3, “sin dalla sua originaria formulazione, individua i soggetti passivi della stessa imposta in “coloro i quali gestiscono, anche in concessione, i concorsi pronostici e le scommesse”. La definizione di “gestore” era già contenuta nel D.P.R. 18 aprile 1951, n. 581, art. 23 (Norme regolamentari per l’applicazione e l’esecuzione del D.Lgs. 14 aprile 1948, n. 496, sulla disciplina delle attività di giuoco), che lo individua nella “persona fisica o giuridica che provvede con propria organizzazione allo svolgimento delle operazioni del giuoco o del concorso”. L’attività caratteristica del “gestore” consiste quindi nell’approntare gli strumenti organizzativi, anche tecnologici, indispensabili per garantire la regolare e proficua raccolta delle scommesse. In linea di continuità con tale impostazione, il D.Lgs. n. 504 del 1998, censurato art. 3, ancora all’esercizio dell’attività di gestione l’ambito soggettivo di applicazione dell’imposta. Peraltro, il tenore letterale di tale disposizione, ed in particolare l’inclusione dei soggetti che esercitino tale attività “anche in concessione”, autorizzava a ritenere che, già nella sua originaria versione, precedente alla disposizione interpretativa del 2010, l’art. 3 in esame rivolgesse la pretesa impositiva statale anche nei confronti degli stessi soggetti operanti al di fuori del sistema concessorio.”.

Proprio dalla menzionata sentenza emerge che la pronuncia di illegittimità costituzionale della disposizione interpretativa (L. n. 220 del 2010, art. 1, comma 66) ha inciso sulla parte della stessa in cui ha configurato, per il periodo precedente alla sua entrata in vigore, la responsabilità della ricevitoria, ma che la decisione della Corte Costituzionale non ha in alcun modo fatto venire meno la responsabilità del bookmaker privo di concessione; in proposito, infatti, questa stessa Sezione ha rilevato che “con riferimento, invero, alla posizione del bookmaker estero, la stessa Corte Costituzionale non ha posto in discussione il fatto che il bookmaker estero, privo di concessione, dovesse essere considerato soggetto passivo dell’imposta unica anche prima della entrata in vigore della disposizione interpretativa” (Cass., Sez. 5, Sentenza n. 9160 del 2/4/2021).

3. In accoglimento del ricorso, dunque, la sentenza deve essere cassata con rinvio alla C.T.R. del Lazio, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte:

accoglie il ricorso;

cassa la decisione impugnata con rinvio alla C.T.R. del Lazio, in diversa composizione, anche per la statuizione sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Quinta Sezione Civile, il 29 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 5 novembre 2021

 

 

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