Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31895 del 10/12/2018

Cassazione civile sez. I, 10/12/2018, (ud. 10/05/2018, dep. 10/12/2018), n.31895

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCHIRO’ Stefano – Presidente –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Angelo – rel. est. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

Acciaierie Valbruna Spa, in persona del legale rappresentante

pro-tempore, rappresentata e difesa, giusta procura speciale stesa a

margine del ricorso, dall’Avv. Paola Giglio del Foro di Bologna, che

ha indicato recapito PEC, ed elettivamente domiciliata al

lungotevere dei Mellini n. 10 in Roma, presso lo studio dell’Avv.

Filippo Castellani;

– ricorrente –

contro

SMI Srl, rappresentata e difesa, in grado di appello, dagli Avv.ti

Fabio Giachin ed Elena Radich, del Foro di Padova;

– resistente –

avverso la sentenza n. 196 del 6/12/2012, pronunciata dalla Corte

d’Appello di Venezia e pubblicata il 31/1/2013;

udita la relazione svolta in Camera di Consiglio dal dott. Paolo Di

Marzio.

la Corte osserva:

Fatto

FATTI DI CAUSA

l’odierna resistente SMI Srl, nel corso dell’anno 1994, conveniva in giudizio la VITAS Srl innanzi al Tribunale di Vicenza, esponendo che la controparte le aveva commissionato lavori di smontaggio di un proprio impianto industriale ma, pur avendo corrisposto alcuni acconti, non le aveva mai versato il saldo. La convenuta replicava che i lavori commissionati non erano stati completati, e proponeva anche domanda riconvenzionale, affermando di aver interamente saldato quanto dovuto per i lavori effettivamente eseguiti e sostenendo, piuttosto, di aver subito un danno perchè la SMI Srl aveva interrotto arbitrariamente i lavori, poi completati da altra impresa. Nel corso del primo grado del giudizio, era dichiarata l’interruzione del giudizio per essere stata assorbita la VITAS Srl in altra società (fusione per incorporazione). Riassunto il giudizio nei confronti dell’odierna ricorrente, Acciaierie Valbruna Spa, che ha subito contestato la propria legittimazione passiva, il Tribunale respingeva sia la domanda principale che quella incidentale.

La Acciaierie Valbruna proponeva impugnazione e rinnovava, innanzitutto, la contestazione relativa al proprio difetto di legittimazione passiva. La Corte d’Appello lagunare valutava che SMI Srl avesse tempestivamente riassunto il giudizio nei confronti del successore a titolo particolare, vale a dire Acciaierie Valbruna Spa cessionaria dell’azienda, ma ciò non comportava l’estromissione della cedente Acciarierie Valbruna Holding, che è dunque litisconsorte necessario del successore a titolo particolare” (sent. C. d’A., p. 7). Non essendo stata disposta l’integrazione del contraddittorio, ne discendeva la nullità della sentenza adottata. La Corte territoriale rimetteva quindi la causa al giudice di primo grado, perchè potesse procedersi alla integrazione del contraddittorio.

Avverso la decisione adottata dalla Corte d’Appello di Venezia ha proposto ricorso per cassazione Acciaierie Valbruna Spa, affidandosi a quattro motivi di contestazione. La resistente SMI Srl non si è costituita.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.1. – Con il primo motivo di impugnazione, la ricorrente, argomentando ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, contesta la violazione o falsa applicazione di legge, in relazione al disposto di cui all’art. 111 c.p.c., comma 2, per avere la Corte territoriale erroneamente ritenuto applicabile la normativa in materia di successione a titolo particolare nel diritto controverso, mentre, in realtà, nel caso di specie non è intervenuta alcuna successione a titolo particolare.

1.2. – Con il secondo motivo di ricorso, la impugnante censura, nuovamente ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione o falsa applicazione dell’art. 303 c.p.c., per avere la Corte di merito errato nel valutare le conseguenze dell’erronea individuazione del soggetto processualmente legittimato a resistere, a seguito dell’interruzione del giudizio. Poichè la Acciaierie Valbruna Spa è società che non è succeduta all’originaria parte convenuta, nè a titolo particolare, nè a titolo universale, l’atto di riassunzione non può ritenersi avesse raggiunto il proprio scopo (e ne discenderebbe l’estinzione del giudizio).

1.3. – Con il terzo motivo di impugnazione la ricorrente critica, ancora ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione o falsa applicazione dell’art. 305 c.p.c., per non avere la Corte territoriale dichiarato l’estinzione del giudizio a seguito della citazione, in sede di riassunzione del giudizio in primo grado, soltanto di un soggetto non legittimato.

1.4. – Con il quarto motivo di ricorso la impugnante contesta, sempre indicando di argomentare ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione o falsa applicazione dell’art. 354 c.p.c., per avere la Corte d’Appello errato nel rimettere la causa al giudice di primo grado, non ricorrendo un’ipotesi di litisconsorzio necessario, bensì un caso di difetto di legittimazione passiva del soggetto evocato in giudizio.

2.1. – 2.2. – 2.3. – 2.4. – I motivi di ricorso, che possono essere trattati congiuntamente stante la loro intima connessione, sono privi di fondamento.

3. – La Corte di appello di Venezia, con insindacabile giudizio di fatto, in questa sede di legittimità neppure censurato dalla ricorrente sotto il profilo di vizi attinenti alla motivazione della sentenza impugnata, ha accertato quanto segue:

– in data 7 giugno 1995 l’originaria convenuta Vitas s.r.l. mutò denominazione sociale in SATIV s.r.l.;

il 21 novembre 1997 vi fu la fusione per incorporazione di SATIV s.r.l. in Acciaierie Valbruna s.r.l.;

– in data 22 ottobre 1998 Acciaierie Valbruna s.r.l. si trasformò in Acciaierie Valbruna s.p.a.

il 27 dicembre 1999 Acciaierie Valbruna s.p.a. si fuse per incorporazione in FIN-AM s.r.l., che venne trasformata in s.p.a. e variò denominazione sociale in Acciaierie Valbruna s.p.a.;

– in data 16 dicembre 2004 Acciaierie Valbruna s.p.a., sottoscrivendo l’aumento di capitale di Valbruna Acciai Speciali s.r.l., conferì nella suddetta società il ramo aziendale di cui essa era titolare e a cui si riferisce il rapporto per cui è causa; nello stesso atto Valbruna Acciai Speciali s.r.l. si trasformò in s.p.a. e mutò la propria denominazione in Acciaierie Valbruna s.p.a., mentre con separato atto in pari data Acciaierie Valbruna s.p.a. mutò la propria denominazione sociale in Valbruna Holding.

3.1.- I giudici di appello hanno quindi accertato, in punto di fatto, che il soggetto subentrato all’originaria convenuta Vitas s.r.l. deve essere individuato in Acciaierie Valbruna s.p.a. (già Valbruna Acciai Speciali s.r.l.), cessionaria del ramo d’azienda, mentre Valbruna Holding s.p.a. (già Acciaierie Valbruna s.p.a.) è la cedente di detto ramo d’azienda. Deve, in particolare, farsi riferimento alle inequivoche considerazioni svolte in tal senso alle pagg. 6 e 7 della sentenza impugnata, all’esito della ricostruzione della vicenda successoria effettuata a pag. 5 della sentenza medesima, mentre deve ritenersi mero errore materiale il riferimento, contenuto alla fine di detta pag.5, a “Valbruna Holding s.p.a.” quale cessionaria a titolo particolare del ramo d’azienda da parte di “Valbruna Holding s.p.a”, dovendosi invece intendere quale cessionaria, per le considerazioni in precedenza svolte dalla Corte di appello, Acciaierie Valbruna s.p.a. (già Valbruna Acciai Speciali s.r.l.).

L’accertamento compiuto dalla corte di merito è stato contestato dalla ricorrente, che ha dedotto una diversa ricostruzione della vicenda successoria dell’originaria convenuta Vitas s.r.l., attraverso la prospettazione di una inammissibile censura di fatto, che non può trovare spazio in questa sede di legittimità, non essendo neppure stati dedotti nei quattro motivi di ricorso, come in precedenza rilevato, profili attinenti alla motivazione della sentenza impugnata.

3.2.- Alla stregua dell’accertamento di fatto compiuto, legittimamente la Corte di merito ha ritenuto infondata l’eccezione di difetto di legittimazione passiva sollevata dall’appellata Acciaierie Valbruna s.p.a., in realtà subentrata all’originaria convenuta Vitas s.r.l. nel rapporto con l’attrice SMI s.r.l. e quindi legittimata passiva nel presente giudizio in forza del disposto dell’art. 111 c.p.c., comma 3, secondo il quale il successore a titolo particolare “può essere chiamato nel processo”.

3.3.- Parimenti infondata risulta anche la censura riguardante l’omessa dichiarazione di estinzione del giudizio, a seguito della citazione, in sede di riassunzione del giudizio di primo grado, di Acciaierie Valbruna s.p.a., soggetto asseritamente non legittimata.

Deve infatti ribadirsi la legittimazione passiva di detta società, quale successore a titolo particolare del diritto controverso, ai sensi dell’art. 111 c.p.c., comma 3.

Trova inoltre applicazione il principio, più volte enunciato da questa Corte e a cui il collegio intende dare continuità, secondo il quale “La riassunzione del processo si perfeziona nel momento del tempestivo deposito del ricorso in cancelleria con la richiesta di fissazione dell’udienza, senza che rilevi l’eventuale inesatta identificazione della controparte nell’atto di riassunzione, il quale opera in termini oggettivi ed è valido, per raggiungimento dello scopo ai sensi dell’art. 156 c.p.c., quando contenga gli elementi sufficienti ad individuare il giudizio che si intende proseguire. Ne consegue che non incide sulla tempestività della riassunzione, ai sensi dell’art. 305 c.p.c., la successiva notifica del ricorso e dell’unito decreto, atta invece al ripristino del contraddittorio nel rispetto delle regole proprie della “vocatio in ius”, sicchè, ove essa sia viziata o inesistente, o comunque non correttamente compiuta per erronea o incerta individuazione del soggetto che deve costituirsi, il giudice è tenuto ad ordinarne la rinnovazione, con fissazione di nuovo termine, ma non può dichiarare l’estinzione del processo” (Cass. 2174/2016; in senso conforme, v. Cass. 17679/2009; 9819/2018).

3.4.- La Corte di appello, nell’affermare che, a seguito dell’instaurazione del contraddittorio nei confronti del successore a titolo particolare, era intervenuto valido atto di riassunzione nel rispetto del termine previsto dall’art. 305 c.p.c., che aveva impedito il verificarsi della causa di estinzione del giudizio, ha fatto corretta applicazione del principio sopra enunciato e la sentenza impugnata si sottrae pertanto alla censura sollevata dalla ricorrente.

3.5.- Parimenti priva di fondamento è l’ulteriore doglianza con la quale si è lamentata l’erronea integrazione del contraddittori risw osta dai giudici di appello nei confronti di Valbruna Holding s.p.a., asseritamente sprovvista della qualità di litisconsorte necessaria.

Va premesso che anche l’indicazione, contenuta nella motivazione (pag. 7) e nel dispositivo della sentenza impugnata, di “Acciaierie Valbruna Holding s.p.s.” anzichè di “Valbruna Holding s.p.a.” quale cedente del ramo d’azienda e quindi quale litisconsorte necessario nei confronti del quale andava disposta l’integrazione del contraddittorio, costituisce frutto di un errore materiale, risultando invece inequivocabilmente, dalla motivazione della sentenza impugnata nella parte della ricostruzione in fatto della vicenda successoria dell’originaria convenuta Vitas s.r.l., che la cedente del ramo d’azienda andava individuata in “Valbruna Holding s.p.a.”.

3.6.- Considerato quanto precede deve ritenersi che, in forza del disposto dell’art. 111 c.p.c., comma 1, – secondo cui, se nel corso del processo si trasferisce il diritto controverso per atto tra vivi a titolo particolare, il processo prosegue tra le parti originarie, salva la possibilità che l’alienante sia estromesso se le parti vi consentono – la società cedente il ramo d’azienda, della quale non risulta essere stata richiesta l’estromissione dal giudizio, sia la parte originaria nei cui confronti il processo in grado di appello avrebbe dovuto proseguire e verso la quale, in quanto litisconsorte necessario pretermesso, andava disposta l’integrazione del contraddittorio, come correttamente rilevato dalla Corte di appello.

Il provvedimento adottato dalla Corte territoriale, in conseguenza, non merita in proposito censure, ed i motivi di ricorso devono essere respinti.

Alla luce delle osservazioni che precedono, il ricorso deve essere rigettato, ma nulla va stabilito in ordine alle spese processuali, non avendo l’intimata svolto attività difensiva.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso proposto dalla Spa Acciaierie Vabruna, in persona del legale rappresentante pro tempore.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposi per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del cit. art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 10 maggio 2018.

Depositato in Cancelleria il 10 dicembre 2018

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