Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3189 del 11/02/2020

Cassazione civile sez. VI, 11/02/2020, (ud. 23/10/2019, dep. 11/02/2020), n.3189

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21071-2018 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

KRATOS SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ROMEO ROMEI 23, presso lo

studio dell’avvocato FABRIZIO CUPPONE, rappresentata e difesa

dall’avvocato RAFFAELE LEBOTTI;

– controricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE – RISCOSSIONE;

– intimata –

avverso la sentenza n. 24/2/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della BASILICATA, depositata il 12/01/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 23/10/2019 dal Consigliere Relatore Dott.

DELL’ORFANO ANTONELLA.

Fatto

RILEVATO

CHE:

l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, affidato a tre motivi, nei confronti della sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Basilicata, indicata in epigrafe, che aveva respinto l’appello dell’Agenzia delle Entrate contro la decisione della Commissione Tributaria Provinciale di Potenza n. 574/2016, con cui erano stati accolti i ricorsi, riuniti, proposti dalla Kratos S.r.L. avverso cartelle di pagamento alla stessa notificate in qualità di cessionario di ramo d’azienda, responsabile in solido D.Lgs. n. 472 del 1997, ex art. 14 con la società cedente Geto Appalti S.r.L.;

la contribuente resiste con controricorso, l’Agenzia delle Entrate Riscossione è rimasta intimata.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1.1. va preliminarmente disattesa l’eccezione di inammissibilità del ricorso sollevata dalla difesa della controricorrente in ragione della mancanza di prova, nel ricorso introduttivo, di una richiesta di patrocinio rivolta dall’Agenzia delle Entrate all’Avvocatura dello Stato per il presente procedimento, avendo questa Corte reiteratamente affermato (sez. U, n. 23020 del 2005; Cass. n. 1227 del 2007; Cass. n. 14785 del 2011 e altre) che ove l’Agenzia delle entrate si avvalga, nel giudizio di cassazione, del ministero dell’avvocatura dello Stato, non è tenuta a conferire a quest’ultima una procura alle liti, essendo applicabile a tale ipotesi la disposizione di cui al R.D. n. 1611 del 1933, art. 1, comma 2, secondo il quale gli avvocati dello Stato esercitano le loro funzioni innanzi a tutte le giurisdizioni e non hanno bisogno di mandato;

1.2. è poi inconferente aì fini dell’asserita irritualità della costituzione dell’Agenzia il richiamo a Sez. U, n. 3116 del 2006 ove si afferma che il ricorso dell’Agenzia delle entrate al patrocinio dell’Avvocatura dello Stato deve avvenire in relazione al singolo procedimento, non rilevando l’eventuale conclusione tra Avvocatura e Agenzia di convenzioni di contenuto generale per l’assunzione del patrocinio, atteso che, pur indubbio che l’Avvocatura dello Stato non possa proporre un ricorso per cassazione in rappresentanza dell’Agenzia delle entrate senza avere da quest’ultima ricevuto il relativo incarico, nessuna disposizione di legge tuttavia prevede che del conferimento di tale incarico debba farsi esplicita menzione nel ricorso, nè ciò può desumersi dal disposto dell’art. 366 c.p.c., n. 5, che inserisce tra i contenuti necessari del ricorso per cassazione “l’indicazione della procura, se conferita con atto separato”, che fa riferimento esclusivamente alla procura intesa “come negozio processuale attributivo dello ius postulandi (peraltro, non necessario quando il patrocinio dell’Agenzia delle entrate sia assunto dall’Avvocatura dello Stato) e non invece al negozio sostanziale attributivo dell’incarico professionale al difensore” (cfr. Cass. n. 22434/2016);

2.1. con il primo motivo di ricorso si lamenta violazione di norme di diritto (D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25 e D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 14) per avere la CTR ritenuto tardiva la notifica delle cartelle impugnate senza rilevare che la tempestiva notifica delle cartelle alla Geto Appalti S.r.L., originario obbligato e cedente il ramo d’azienda, aveva impedito il decorso dei termini “di decadenza e/o di prescrizione anche nei confronti della Kratos S.r.L…. la quale, poichè acquirente del ramo d’azienda, era obbligata solidale”;

2.2. la censura è fondata atteso che, “alla stregua della disciplina dettata dal codice civile con riguardo alla solidarietà fra coobbligati, applicabile – in mancanza di specifiche deroghe di legge – anche alla solidarietà tra debitori d’imposta, l’avviso di accertamento validamente notificato solo ad alcuni condebitori spiega, nei loro confronti, tutti gli effetti che gli sono propri, mentre, nei rapporti tra l’Amministrazione finanziaria e gli altri condebitori, cui non sia stato notificato o sia stato invalidamente notificato, lo stesso, benchè inidoneo a produrre effetti che possano comportare pregiudizio di posizioni soggettive dei contribuenti, quali il decorso dei termini di decadenza per insorgere avverso l’accertamento medesimo, determina pur sempre l’effetto conservativo d’impedire la decadenza per l’Amministrazione dal diritto all’accertamento, consentendole di procedere alla notifica, o alla sua rinnovazione, anche dopo lo spirare del termine all’uopo stabilito” (cfr. Cass. n. 13248/2017);

2.3. pur riferendosi all’ipotesi dell’emanazione di un atto impositivo, il principio di diritto, di cui a tale arresto giurisprudenziale, è evidentemente riferibile anche alla diversa ipotesi, quale quella in esame, del termine decadenziale previsto per l’emissione della cartella esattoriale dal D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25, in quanto evidente ne è l’eadem ratio legis et juris (cfr. Cass. n. 2545/2018);

2.4. pacifico, e comunque accertato in fatto dal Giudice di merito, che nel caso di specie il termine decadenziale è stato rispettato nei confronti dell’obbligato principale (Gelto Appalti srl, cedente il ramo d’azienda cui le obbligazioni fiscali de quibus si riferiscono, essendone cessionaria la Kratos S.r.L.), per la chiara espressione disgiuntiva della legge (“o”; D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25, comma 1) volendo dare seguito ed estensione ali arresto giurisprudenziale citato, deve affermarsi giuridicamente irrilevante l’avvenuta notifixa delle cartelle esattoriali impugnate alla controricorrente quale coobbligata d’imposta, successivamente al termine decadenziale de quo;

2.5. peraltro, nell’analoga fattispecie concreta della dichiarazione congiunta dei redditi dei coniugi, questa Corte ha già avuto modo di affermare, conformemente, l’equiparabilità dell’atto della riscossione a quello impositivo rispetto al termine decadenziale, nello specifico senso -che qui rileva- della sufficienza, anche ad uno soltanto dei coobbligati solidali, della notifica dell’uno ovvero dell’altro entro tale termine, trovando applicazione l’art. 1310, comma 1, ancorchè si tratti di decadenza e non di prescrizione (cfr. Cass. nn. 1463/2016, 27005/2007);

2.6. sebbene altra giurisprudenza di questa stessa Corte in campo civilistico abbia diversamente affermato che “in tema di solidarietà tra coobbligati, il comma 1 dell’art. 1310 cod. cìv., dettato in materia di prescrizione, non è applicabile anche in tema di decadenza, non solo per la chiarezza del testo normativo, riferito solo alla prescrizione, ma anche per la profonda diversità dei due istituti, fondandosi la prescrizione sull’estinzione del diritto che, per l’inerzia del titolare, si presume abbandonato e fondandosi, invece, la decadenza sulla necessità obiettiva di compiere un determinato atto entro un termine perentorio stabilito dalla legge, oltre il quale l’atto è inefficace, senza che abbiano rilievo le situazioni soggettive che hanno determinato l’inutile decorso del termine o l’inerzia del titolare e senza possibilità di applicare alla decadenza le norme relative all’interruzione e/o alla sospensione della prescrizione contemplate dall’articolo indicato” (cfr. Cass. n. 16945/2008; conforme, Cass. n. 8288/2000) e per quanto tale orientamento risulti indubbiamente ben fondato sull’inequivoco dato normativo riveniente dall’art. 2964 c.c. secondo il quale “quando un diritto deve esercitarsi entro un determinato termine sotto pena di decadenza non si applicano le norme relative all’interruzione della prescrizione. Del pari non si applicano le norme che si riferiscono alla sospensione, salvo che sia disposto altrimenti”, vi è però da tener conto della diversità e della specialità della disciplina tributaria, in particolare procedimentale, trattandosi di attività di diritto pubblico (dunque ben diversa da quella di diritto privato sicuramente deprocedimentalizzata) regolata da sue proprie norme, quali appunto quella che risulta applicabile nel caso di specie (D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25, comma 1), secondo l’interpretazione che sopra si è profilata, ovvero quella analoga in materia sanzionatoria di cui al D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 20, comma 2;

3.1. con il secondo motivo di ricorso si lamenta la nullità della sentenza, in quanto viziata da extra-petizione, nella parte in cui ha ritenuto invalida la notifica a mezzo PEC delle cartelle esattoriali all’odierna ricorrente, non avendo quest’ultima mai contestato tale modalità di notifica nei gradi di giudizio di merito;

3.2. con il terzo motivo di ricorso si lamenta la violazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, comma 2, per avere la CTR ritenuto viziata la notifica delle cartelle esattoriali nei confronti della ricorrente in quanto effettuata a mezzo PEC;

3.2. al riguardo è dirimente evidenziare che la natura sostanziale e non processuale della cartella di pagamento non osta all’applicazione di istituti appartenenti al diritto processuale, soprattutto quando vi sia un espresso richiamo di questi nella disciplina tributaria, sicchè il rinvio disposto dal D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, comma 5 (in tema di notifica della cartella di pagamento) al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60 (in materia di notificazione dell’avviso di accertamento), il quale, a sua volta, rinvia alle norme sulle notificazioni nel processo civile, comporta, in caso di nullità della notificazione della cartella di pagamento, l’applicazione dell’istituto della sanatoria per raggiungimento dello scopo, di cui all’art. 156 c.p.c. (cfr. Cass. nn. 27561/2018, 10445/2011);

3.3. l’eventuale irritualità della notificazione di un atto (nella specie, cartelle esattoriali) a mezzo di posta elettronica certificata non ne comporta, quindi, la nullità se la consegna telematica ha comunque prodotto il risultato della conoscenza dell’atto e determinato così il raggiungimento dello scopo legale dello stesso, in omaggio alla regola generale sancita dall’art. 156 c.p.c., comma 3 (cfr. con riguardo a notifica a mezzo PEC di ricorso per cassazione, Cass. n. 3805/2018);

3.4. ne deriva, nel caso di specie, che risultava comunque inammissibile ogni eventuale eccezione con la quale fosse stato lamentato esclusivamente detto vizio procedimentale, senza prospettare un concreto pregiudizio per l’esercizio del diritto di difesa, circostanza incontestata da parte della contribuente, con conseguente accoglimento del terzo motivo ed assorbimento delle censure esposte con il secondo motivo;

4. per tutto quanto sopra esposto, in accoglimento del ricorso (primo e terzo motivo, assorbito il secondo), va cassata la sentenza impugnata con rinvio alla C.T.R. della Basilicata, in diversa composizione, che provvederà anche alla liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il primo ed il terzo motivo di ricorso, assorbito il secondo, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Basilicata in diversa composizione, cui demanda di pronunciare anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Corte di Cassazione, Sesta Sezione, il 23 ottobre 2019.

Depositato in cancelleria il 11 febbraio 2020

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