Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31798 del 04/11/2021

Cassazione civile sez. III, 04/11/2021, (ud. 21/05/2021, dep. 04/11/2021), n.31798

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI FLORIO Antonella – rel. Presidente –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 30363/2019 proposto da:

N.D., rappresentato e difeso dall’avv.to ROBERTO MIGLIO,

elettivamente domiciliato in Roma, Piazza Cavour, presso la

cancelleria civile della Corte di Cassazione;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– resistente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di MILANO 6644/2019, depositato il

17/08/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

21/05/2021 dal Consigliere Dott. ANTONELLA DI FLORIO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. N.D., proveniente dal Senegal, ricorre affidandosi a due motivi per la cassazione del decreto del Tribunale di Milano che aveva rigettato la domanda di protezione internazionale declinata in tutte le forme gradate, proposta in ragione del diniego a lui opposto in sede amministrativa dalla competente Commissione territoriale.

1.1. Per ciò che qui interessa, il ricorrente aveva narrato di essere stato costretto a lasciare il proprio paese in quanto era di religione musulmana ma aveva sposato una donna cristiana, ragione per cui la sua famiglia gli aveva proposto o la conversione della moglie o la separazione: poiché non aveva assecondato la richiesta veniva picchiato dai fratelli ed era destinatario di magia nera, ragione per cui aveva deciso di fuggire.

2. Il Ministero dell’Interno ha depositato “atto di costituzione” non notificato al ricorrente, chiedendo di poter partecipare alla eventuale udienza di discussione della causa ex art. 370 c.p.c., comma 1.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Con il primo motivo, il ricorrente deduce la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 7, 8, 14 e dell’art. 10 Cost.. Lamenta il mancato riconoscimento dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria, decisione con la quale erano state violate tutte le norme invocate.

1.1. Il motivo è inammissibile.

1.2. Il Tribunale, infatti, con motivazione congrua, logica ed al di sopra della sufficienza costituzionale, ha preliminarmente affrontato la valutazione della credibilità del racconto, elemento imprescindibile e pregiudiziale rispetto alla decisione sulle due fattispecie in esame: al riguardo, è stato affermato che, non dubitabile che il ricorrente provenisse dal Senegal, tutte la vicenda narrata doveva ritenersi inattendibile, evidenziando in modo circostanziato le contraddizioni ed i vuoti del racconto, ed assumendo anche informazioni sulla condizione del paese di origine in relazione alla specifica vicenda narrata sulla base di COI attendibili (cfr. pag. 6 e 10 del provvedimento impugnato).

1.3. Tanto premesso, in assenza di una censura relativa alla violazione del paradigma interpretativo predicato dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, la critica alla motivazione prospettata, configura una richiesta di rivalutazione di merito, inammissibile in questa sede.

1.4. Il motivo, dunque, si pone in contrasto con il consolidato orientamento di questa Corte, secondo cui non è consentita in sede di legittimità una valutazione delle prove ulteriore e diversa rispetto a quella compiuta dal giudice di merito, ove sia sostenuta, come nel caso in esame da argomentazioni logiche e coerenti, a nulla rilevando che il compendio istruttorio possa essere valutato anche in modo differente rispetto a quanto ritenuto nel provvedimento impugnato, in quanto, diversamente, il giudizio di legittimità si trasformerebbe, in un non consentito terzo grado di merito (cfr. ex multis Cass. 18721/2018; Cass. Sez. L, Sentenza n. 7394 del 26/03/2010, Rv. 612747; Cass. Sez. 3, Sentenza n. 13954 del 14/06/2007, Rv. 598004; Cass. Sez. L, Sentenza n. 12052 del 23/05/2007, Rv. 597230; Cass. Sez. 1, Sentenza n. 7972 del 30/03/2007, Rv. 596019).

1.5. Tanto premesso, in relazione alle altre doglianze prospettate, la censura risulta non conducente, vista la statuizione di non credibilità dei fatti narrati.

2. Con il secondo motivo, si deduce la violazione dell’art. 5, comma 6 T.U.I. in relazione al mancato rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari.

2.1. Lamenta che dal racconto narrato emergevano le ragioni per le quali era stato costretto a fuggire che denotavano la sua vulnerabilità, derivante anche dal rischio per la sua incolumità in caso di rientro in patria. Deduce anche l’estrema povertà dei luoghi di provenienza e, conseguentemente, la possibilità che possa venire a ritrovarsi in una condizione di indigenza.

2.2. Il motivo è inammissibile.

2.3. Il ricorrente, infatti, pur non riportando le allegazioni relative domanda proposta, adombra una inidonea valutazione della sua vulnerabilità, ma non deduce nulla di diverso dalla storia narrata, ritenuta inattendibile, quanto alla persecuzione religiosa.

Ne’ prospetta altre forme di vulnerabilità già dedotte dinanzi al Tribunale che ha esaminato la specifica fattispecie, sia in ordine alla assenza di una vulnerabilità rilevante nell’ambito del giudizio di comparazione, sia in relazione alla sua integrazione, ritenuta non sufficiente e significativa con motivazione costituzionalmente sufficiente, tanto da doversi ritenere insindacabile in questa sede.

3. Da ultimo, il ricorrente prospetta, senza formulare una specifica censura, una formale istanza per la cassazione del decreto del Tribunale di Milano “ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 11” in quanto non era stata fissata l’udienza per la sua audizione.

3.1. La censura è inammissibile in quanto non indica il vizio che si intende denunciare, non essendo inutile ricordare che questa Corte ha avuto modo di chiarire che “nei giudizi in materia di protezione internazionale il giudice, in assenza della videoregistrazione del colloquio svoltosi dinanzi alla Commissione territoriale, ha l’obbligo di fissare l’udienza di comparizione, ma non anche quello di disporre l’audizione del richiedente, a meno che: a) nel ricorso non vengano dedotti fatti nuovi a sostegno della domanda (sufficientemente distinti da quelli allegati nella fase amministrativa, circostanziati e rilevanti); b) il giudice ritenga necessaria l’acquisizione di chiarimenti in ordine alle incogruenze o alle contraddizioni rilevate nelle dichiarazioni del richiedente; c) il richiedente faccia istanza di audizione nel ricorso, precisando gli aspetti in ordine ai quali intende fornire chiarimenti e sempre che la domanda non venga ritenuta manifestamente infondata o inammissibile.” (cfr. Cass. 22049/2020 e Cass. 21584/2020); e che nessuna istanza risulta, in tal senso, avanzata.

4. In conclusione, il ricorso è inammissibile.

5. Non sono dovute spese, atteso che il ricorso viene deciso in adunanza camerale, in relazione alla quale – assente la discussione orale – l’atto di costituzione del Ministero risulta irrilevante ex art. 370 c.p.c., comma 1.

6. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello cui è tenuto per il ricorso proposto, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

PQM

La Corte;

dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello cui è tenuto per il ricorso proposto, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte di Cassazione, il 21 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 4 novembre 2021

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