Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31795 del 04/11/2021

Cassazione civile sez. III, 04/11/2021, (ud. 27/04/2021, dep. 04/11/2021), n.31795

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – rel. Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29490/2019 proposto da:

D.A.S., domiciliato ex lege in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato CRISTINA PEROZZI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO;

– resistente –

avverso l’ordinanza del TRIBUNALE di ANCONA, depositata il

09/03/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

27/04/2021 dal Consigliere Dott. ENZO VINCENTI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. – Con ricorso affidato a tre motivi, D.A.S., cittadino della Guinea, ha impugnato l’ordinanza ex artt. 702 bis c.p.c. e segg., emessa dal Tribunale di Ancona, resa pubblica il 9 marzo 2019, di rigetto del ricorso svolto avverso la decisione della competente Commissione territoriale, la quale a sua volta ne aveva respinto la domanda di riconoscimento della protezione internazionale e, in subordine, di quella umanitaria.

2. – Per quanto ancora rileva in questa sede, il Tribunale osservava che: a) il ricorrente aveva chiesto giudizialmente solo “il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3 e D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6”; b) non sussistevano, anche in base alle COI utilizzate (tra cui, MI 2018, MRGI 2018, EASO 2018), i presupposti per il riconoscimento della protezione umanitaria in assenza di una situazione di vulnerabilità soggettiva (avendo il richiedente lasciato la Guinea per esigenze di miglioramento economico) e di vulnerabilità oggettiva in caso di rimpatrio, né sussistevano elementi idonei a comprovare una effettiva integrazione in Italia, non essendo a tal fine sufficienti gli attestati prodotti di partecipazione a corsi di formazione e di volontariato.

3. – Il Ministero dell’interno non ha svolto attività difensiva, depositando unicamente “atto di costituzione” al fine della partecipazione a eventuale udienza di discussione.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. – Con il primo mezzo è denunciata “violazione art. 112 e D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 10, comma 4 – difetto di motivazione”: per esser mancata la traduzione della decisione Commissione territoriale e “della sentenza di appello”, nonché per violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19 e “del principio convenzionale del non refoulement, oltre che la violazione delle norme costituzionali e CEDU in ordine ad un processo giusto ed effettivo”.

2. – Con il secondo mezzo è dedotta “violazione art. 112, D.Lgs. n. 286 del 1998, artt. 11-17, art. 2 Cost., art. 10 Cost., comma 3 – difetto di motivazione in relazione alla mancata concessione della protezione sussidiaria”, per esser nullo il provvedimento per motivazione apparente.

3. – Con il terzo mezzo è denunciata “violazione art. 353 c.p.c., art. 112 c.p.c., D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 11-17 – violazione D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 – in relazione alla mancata concessione della protezione umanitaria”, non avendo il Tribunale motivato o comunque avendo motivato erroneamente sulle condizioni per la concessione di detta forma di protezione.

4. – Il ricorso è inammissibile in tutta la sua articolazione.

Con esso non è data contezza, in violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3, di una pur sommaria esposizione dei fatti di causa, mancando un puntuale riferimento alla vicenda personale di esso richiedente (assunta per cenni affatto insufficienti) e allo svolgimento del giudizio di primo grado (non essendovi idonea ricostruzione delle doglianze ivi veicolate); esposizione che non è neppure dato ricavare, in modo quantomeno comprensibile e, comunque, idoneo allo scopo, dallo sviluppo dei motivi di ricorso.

Inoltre, le stesse prospettate doglianze – articolate in modo indistinto per tutti e tre i motivi veicolati col ricorso – sono affatto generiche, in palese violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4, nonché in assenza della indicazione specifica e intelligibile dei contenuti degli atti e documenti su cui le censure medesime si fondano, oltre ad essere del tutto omessa, di detti atti e documenti, la necessaria localizzazione processuale (ex art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6).

Infine, con il ricorso non è veicolata una idonea critica della ratio decidendi della sentenza impugnata (cfr. sintesi nel “Rilevato che”), la cui portata non viene presa in considerazione dal ricorrente, avendo il Tribunale espresso le proprie valutazioni (anche con specifico riferimento alla situazione oggettiva del paese di origine del richiedente in base a fonti informative non idoneamente censurate) sui vari aspetti della vicenda del richiedente in rapporto alla sola forma di protezione richiesta (quella umanitaria), senza che una siffatta motivazione sia attinta, in modo specifico e puntuale, da pertinenti doglianze, che si soffermano, piuttosto, su aspetti generali (richiamando la normativa di riferimento e precedenti giurisprudenziali) non aderenti alla singolarità del caso oggetto di cognizione.

3. – Ne consegue l’inammissibilità del ricorso.

Non occorre provvedere alla regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità in assenza di attività difensiva della parte rimasta soltanto intimata.

PQM

dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del citato art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 27 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 4 novembre 2021

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