Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31788 del 04/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 04/11/2021, (ud. 16/09/2021, dep. 04/11/2021), n.31788

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – rel. Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16979-2020 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (C.F. (OMISSIS)), in persona del direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

B.D., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE DI VILLA

GRAZIOLI 29, presso lo studio dell’avvocato MASSIMO ZACCHEO, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato GIOVANNI CAMBRIA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 68/2020 della COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE

di PALERMO, depositata il 13/01/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16/09/2021 dal Consigliere Relatore Dott. CATALDI

MICHELE.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, avverso la sentenza di cui all’epigrafe, con la quale la Commissione tributaria regionale della Sicilia ha accolto in parte l’appello di B.D. avverso la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Messina, che aveva rigettato il ricorso dello stesso contribuente contro la cartella di pagamento relativa all’Irpef ed all’Irap di cui all’anno d’imposta 2006.

Il contribuente si è costituito con controricorso ed ha successivamente depositato memoria.

L’agente Riscossione Sicilia s.p.a. è rimasta contumace.

La proposta del relatore è stata comunicata, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza camerale, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo l’Ufficio ricorrente deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la sostanziale assenza della motivazione della decisione impugnata, che assume meramente apparente, e non intelligibile, nella parte in cui dispone il “previo annullamento del cumulo”.

Il motivo, a differenza di quanto eccepito dal contribuente controricorrente, è specifico ed autosufficiente, considerata anche la natura processuale del vizio, puntualmente denunciato in correlazione con lo stesso provvedimento impugnato, dalla cui lettura emerge.

Il motivo è inoltre fondato.

Invero la decisione impugnata tratta la questione relativa alla riduzione ad un terzo delle sanzioni amministrative dovute, ai sensi del D.Lgs. n. 462 del 1997, art. 2, comma 2, nel caso in cui difetti la comunicazione al contribuente, prevista dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36-bis, comma 3 e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54-bis, comma 3.

Dispone infatti la norma che: ” 2. L’iscrizione a ruolo non è eseguita, in tutto o in parte, se il contribuente o il sostituto d’imposta provvede a pagare le somme dovute con le modalità indicate nel D.Lgs. 9 luglio 1997, n. 241, art. 19, concernente le modalità di versamento mediante delega, entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione, prevista dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36-bis, comma 3 e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54-bis, comma 3, ovvero della comunicazione definitiva contenente la rideterminazione in sede di autotutela delle somme dovute, a seguito dei chiarimenti forniti dal contribuente o dal sostituto d’imposta. In tal caso, l’ammontare delle sanzioni amministrative dovute è ridotto ad un terzo e gli interessi sono dovuti fino all’ultimo giorno del mese antecedente a quello dell’elaborazione della comunicazione.”.

Tuttavia, la sentenza, nella parte effettivamente motiva, si apre con l’affermazione che ” la Commissione (…) decide di accogliere parzialmente l’appello, riducendo ad un terzo le sanzioni, D.Lgs. n. 462 del 1997, ex art. 2, comma 2, previo annullamento del cumulo, in quanto l’impianto motivazionale della sentenza impugnata non appare affetto dai vizi logico-giuridici o ermeneutici dedotti con tutti gli altri motivi d’appello, cui resiste, per come emerge dalla sinossi delle rispettive difese.”.

La formula appena ridotta appare criptica, e comunque meramente assertiva ed apodittica, nella parte in cui dispone la “previa riduzione del cumulo”, della quale non è comprensibile l’oggetto, la relazione con le difese delle parti (un riferimento al “cumulo” si trova nella sintesi che la CTR propone delle difese dell’appellante, ma è altrettanto generico) e l’effetto della relativa pronuncia sull’atto impugnato. La conseguente incertezza sull’oggetto e sull’effetto della pronuncia relativa all’indeterminato “cumulo” si riflette poi inevitabilmente sul dispositivo della decisione, che ricalca la motivazione, statuendo che “La Commissione accoglie parzialmente l’appello riducendo ad un terzo le sanzioni, previo annullamento del cumulo. (…) “. Ed anzi l’incomprensibilità appare aggravata dalla circostanza che il “cumulo”, nella motivazione previamente “ridotto”, viene nel dispositivo previamente “annullato”, determinando incertezza anche sulla “quantità” dell’effetto della pronuncia di accoglimento.

Ferma restando l’indecifrabilità della motivazione, e quindi del dispositivo, della decisione, deve rilevarsi che, comunque, essa, con riferimento al “cumulo” è comunque del tutto priva di illustraziont delle ragioni che la giustifichino, che nella logica interna alla decisione sarebbero “previe” a quelle successivamente illustrate in ordine al D.Lgs. n. 462 del 1997, art. 2, comma 2.

Tanto premesso, va ricordato che “La riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sé, purché il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione.” (Cass., Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014; conforme, ex multis, Cass., Sez. 3 -, Sentenza n. 23940 del 12/10/2017). Nel caso di specie, l’anomalia motivazione sinora descritta integra tutte queste ultime patologie.

Va quindi accolto il motivo e la sentenza impugnata va cassata, con rinvio al giudice a quo.

2. Con il secondo motivo l’Ufficio ricorrente deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e la falsa applicazione del D.Lgs. n. 462 del 1997, art. 2, comma 2.

In considerazione dell’accoglimento del primo motivo, ed in particolare in ragione della riscontrata carenza assoluta di una motivazione in ordine ad un punto della controversia che la CTR individua come “previo” (quindi logicamente e giuridicamente antecedente) rispetto al resto della controversia, il secondo motivo deve ritenersi assorbito.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvi alla Commissione tributaria della Sicilia, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 16 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 4 novembre 2021

 

 

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