Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31773 del 04/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 04/11/2021, (ud. 01/07/2021, dep. 04/11/2021), n.31773

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – rel. Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4790/2020 proposto da:

M.S., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR, presso la

CASSAZIONE,CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI rappresentato e difeso

dall’avvocato VALENTINA NANULA;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, Commissione Territoriale per il

Riconoscimento della Protezione Internazionale di BRESCIA in persona

del Ministro pro tempore, rappresentato e difesoex lege

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

in ROMA alla VIA DEI PORTOGHESI 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 1661/2019 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,

depositata il 18/11/2019 R.G.N. 1749/2017;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

01/07/2021 dal Consigliere Dott. FRANCESCA SPENA.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. La Corte d’Appello di Brescia confermava l’ordinanza del Tribunale della stessa sede, che aveva respinto l’opposizione proposta da M.S., cittadino del Pakistan, avverso il provvedimento della competente Commissione territoriale, che aveva respinto la sua richiesta di protezione internazionale, escludendo, altresì la sussistenza dei presupposti per la protezione complementare(umanitaria).

2. La Corte territoriale esponeva che il richiedente aveva riferito di provenire dalla città di GUJRANWALA, della provincia del Punjab e di lavorare come verniciatore di motorini; un giorno, mentre era solo nell’officina, si erano presentati due ragazzi, chiedendogli di chiamare una persona del quartiere. Quando questa persona era arrivata in officina, i due ragazzi le avevano sparato; la vittima dell’agguato, un esponente della (OMISSIS), era in seguito deceduta. Il titolare dell’attività- un amico del padre che si era preso cura di lui dopo la morte dei genitori- prefigurando una sua accusa per complicità, lo aveva mandato a (OMISSIS), in attesa che la situazione si fosse chiarita. Qui egli aveva appreso che la famiglia della vittima aveva preso in ostaggio il suo datore di lavoro, perché riferisse dove si trovava; la persona che lo ospitava a (OMISSIS) gli aveva suggerito di lasciare il paese. Non si era recato dalla Polizia per paura di essere arrestato, anche perché i familiari della vittima avevano sporto denuncia contro di lui.

3. Tanto premesso in fatto, la Corte territoriale condivideva la valutazione di genericità ed inattendibilità del racconto operata dal giudice del primo grado. Aggiungeva che, anche qualora la narrazione fosse stata verosimile, non vi era alcuna persecuzione ai danni dell’appellante, in quanto il suo comportamento poteva essere oggettivamente interpretato come complicità nell’omicidio, accusa dalla quale poteva difendersi rivolgendosi all’autorità costituita.

4. Neppure vi erano ragioni inerenti alla generale situazione del Pakistan; il quadro emergente dagli osservatori più accreditati denotava una situazione critica sotto il profilo dei diritti umani, con attacchi terroristici ma lontana dal poter essere definita di violenza generalizzata.

5. Quanto alla protezione umanitaria, non era documentato alcun percorso di integrazione e mancavano altri elementi individualizzanti di vulnerabilità, anche in ragione dell’età del richiedente la protezione (25 anni).

6. Ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza M.S., articolato in due ragioni di censura; il MINISTERO DELL’INTERNO ha depositato atto di costituzione per la partecipazione alla discussione orale.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Con il primo motivo di ricorso si lamenta la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3 e del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 3, per inadempimento del giudice dell’appello al dovere di cooperazione istruttoria.

2. Si deduce che la Corte territoriale aveva basato il suo giudizio in merito alla situazione esistente nel PUNJAB sui report EASO degli anni 2016 e 2017, senza tenere in alcuna considerazione il rapporto EASO 2019 che, nell’analisi del PUNJAB, pur rilevando una diminuzione degli episodi di violenza, registrava, comunque, un alto numero di decessi per causa violenta tra i civili.

3. A fronte di un racconto lineare e scevro da contraddizioni, il giudicante aveva ritenuto la narrazione inattendibile senza fondare detta valutazione su considerazioni oggettive mentre, come risultava da diversi siti INTERNET, il Pakistan era caratterizzato da una situazione di grave violenza generalizzata e di insicurezza ed instabilità, riconosciuta anche dalla giurisprudenza, che avrebbe dovuto condurre al riconoscimento della protezione sussidiaria, D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. c).

4. Il motivo è inammissibile.

5. La vicenda personale narrata dall’odierno ricorrente non presenta

alcuna connotazione di rischio individualizzato, in quanto l’evento temuto e’, genericamente, quello di essere accusato di omicidio (in relazione ad una vicenda in cui la oggettiva condotta della parte assumeva valenza indiziante). Va in ogni caso precisato sul punto, a parziale correzione della motivazione della sentenza impugnata, che ai fini del riconoscimento della protezione internazionale anche il mero timore di essere indiziato di reato può essere rilevante ma in relazione al trattamento che si potrebbe ricevere nel paese di origine in ragione dell’accusa mossa, situazione in ordine alla quale manca nell’odierno ricorso qualsivoglia allegazione.

6. Del resto, l’errore di diritto dedotto dal ricorrente è riferito al diniego della protezione sussidiaria di cui del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), sotto il profilo dell’esistenza nella regione del Punjab del PAKISTAN di una situazione di violenza indiscriminata, che sarebbe stata esclusa nella sentenza impugnata sulla base di fonti non aggiornate.

7. Tuttavia la parte, pur evidenziando la risalenza delle fonti consultate dal giudice dell’appello agli anni 2016 e 2017 contrappone ad esse, genericamente, un rapporto EASO dell’anno 2019 ed informazioni asseritamente fornite “da diversi siti internet” – senza riportarne i contenuti – nonché stralci di sentenze di merito.

8. Va in questa sede ribadito il principio secondo cui ai fini della dimostrazione della violazione del dovere di collaborazione istruttoria gravante sul giudice di merito, non può procedersi alla mera prospettazione, in termini generici, di una situazione complessiva del Paese di origine del richiedente diversa da quella ricostruita dal giudice, sia pure sulla base del riferimento a fonti internazionali alternative o successive a quelle utilizzate dal giudice e risultanti dal provvedimento decisorio, ma occorre che la censura dia atto in modo specifico degli elementi di fatto idonei a dimostrare che il giudice di merito abbia deciso sulla base di informazioni non più attuali, dovendo la censura contenere precisi richiami, anche testuali, alle fonti alternative o successive proposte, in modo da consentire alla S.C. l’effettiva verifica circa la violazione del dovere di collaborazione istruttoria (Cassazione civile sez. I, 21/10/2019, n. 26728).

9. Con il secondo mezzo viene denunciata- ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 – la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 e art. 19, per non avere il giudice di merito riconosciuto la protezione umanitaria in ragione del livello di integrazione e radicamento raggiunto dalla parte nel nostro paese e della attuale situazione interna del PAKISTAN.

10. Si censura la mancata considerazione dello svolgimento continuativo di attività lavorativa, dell’apprendimento della lingua, dell’impegno in attività sociali nonché della propria condizione di vulnerabilità, per essere fuggito dal PAKISTAN in una situazione di indigenza e senza alcun legame affettivo con il paese di origine. Si aggiunge che la violazione dei diritti fondamentali in caso di rientro in PAKISTAN sarebbe comprovata dalla attuale situazione interna.

11. Il motivo è inammissibile.

13. La Corte d’appello ha escluso la sussistenza di una situazione di vulnerabilità, dando specificamente atto della mancata documentazione di alcun percorso di integrazione (pagina otto della sentenza, primo capoverso).

14. A tale accertamento di merito la parte contrappone, genericamente, un documento di causa (doc. 1) non riportato nei contenuti e la deduzione, priva di ogni riferimento agli atti di causa, di una compiuta integrazione sociale; la denuncia di possibili violazioni di diritti fondamentali in caso di ritorno al Pese di origine, incorre, poi, negli stessi rilievi di genericità già compiuti in relazione al primo motivo.

15. In sostanza, la censura si risolve in una non-consentita richiesta di rivisitazione del merito.

16. Il ricorso deve essere pertanto dichiarato nel complesso inammissibile.

17. Non vi è luogo a provvedere sulle spese, in quanto il Ministero non ha svolto attività difensiva.

18. Trattandosi di giudizio instaurato successivamente al 30 gennaio 2013 sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17 (che ha aggiunto al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater) della sussistenza dei presupposti processuali dell’obbligo di versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per la impugnazione integralmente rigettata, se dovuto (Cass. SU 20 febbraio 2020 n. 4315).

PQM

La Corte dichiara la inammissibilità del ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella adunanza camerale, il 1 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 4 novembre 2021

 

 

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