Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31772 del 04/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 04/11/2021, (ud. 01/07/2021, dep. 04/11/2021), n.31772

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – rel. Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4781/2020 proposto da:

S.K., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato DANIELA VIGLIOTTI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, Commissione Territoriale per il

Riconoscimento della Protezione Internazionale di MILANO, in persona

del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ex lege

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

in ROMA alla VIA DEI PORTOGHESI 12;

– resistente con mandato –

avverso il decreto di rigetto n. cronologico del 222/2020 del

TRIBUNALE di MILANO, depositato il 14/01/2020 R.G.N. 57493/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

01/07/2021 dal Consigliere Dott. FRANCESCA SPENA.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. Il Tribunale di Milano, con decreto del 14.1.2020, rigettava la opposizione proposta da S.K., cittadino della GUINEA, avverso il provvedimento con il quale la competente Commissione territoriale aveva respinto la sua domanda di protezione internazionale, escludendo, altresì, la sussistenza dei presupposti per la protezione complementare (sussidiaria).

2. Esponeva che il ricorrente aveva dichiarato alla Commissione di essere nato e di avere sempre vissuto a (OMISSIS), di essere di etnia (OMISSIS) e di abitare in un quartiere popolato dal gruppo etnico dei peul. Quanto ai motivi che lo avevano indotto a lasciare il paese, raccontava che nell’anno 2015, nel corso della campagna elettorale per l’elezione del presidente, si erano verificati tafferugli tra le due etnie, nel corso dei quali il padre sarebbe stato ucciso, in quanto membro del (OMISSIS), un movimento del partito dei (OMISSIS) ((OMISSIS)). Durante la propaganda elettorale i peul avrebbero bruciato le case dei (OMISSIS) ed anche la sua casa sarebbe stata distrutta; i peul avevano lasciato una scritta sui muri della sua casa con cui lo informavano che sarebbero tornati quella stesa notte per ucciderlo.

3. Il Tribunale riteneva il racconto intrinsecamente inattendibile ed in contrasto con il fatto che la moglie fosse rimasta in Guinea benché di etnia (OMISSIS); inoltre l’attuale Presidente della Guinea era di nazionalità (OMISSIS).

4. Il ricorrente non insisteva nella richiesta di riconoscimento dello status di rifugiato.

5. Quanto alla protezione sussidiaria, non ricorrevano le ipotesi di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14. In ordine al rischio di condanna a morte o trattamento inumano, era necessario che detto rischio derivasse dalla situazione specifica individuale. Quanto al rischio di essere coinvolto nella violenza di un conflitto armato generalizzato, la situazione generale della GUINEA CONAKRY, secondo le informazioni aggiornate, non presentava una situazione generalizzata di violenza indiscriminata, trovandosi dopo decenni di governo autoritario in una fase di transizione.

6. Permanevano numerose criticità ma nessuna di essere poteva essere ricondotta al conflitto armato. Nel mese di febbraio 2018 si erano tenute le elezioni locali, subito accompagnate da accuse di brogli da parte della opposizione, cui erano seguite proteste violente, soprattutto nell’area di Conakry. Ad esse andavano aggiunte le numerose proteste generate dalla povertà, anch’esse represse con la violenza. Le ultime notizie disponibili su detti scontri risalivano però al novembre 2018; in assenza di fonti più aggiornate, anche tale criticità doveva ritenersi risolta. In ogni caso, tenuto conto della ristretta area nella quale erano circoscritte le violenze, non sussisteva quell’eccezionale grado di intensità richiesto dalla Corte di Giustizia per riconoscere la protezione sussidiaria in assenza di un elemento di rischio individualizzante.

7. Infine, non ricorrevano i presupposti per il riconoscimento della protezione umanitaria. In Italia il ricorrente aveva svolto esclusivamente le tipiche attività organizzate dai centri di accoglienza; neppure sussisteva la necessità di sottrarsi ad una situazione di grave violazione individuale di diritti umani (stante la non credibilità dei fatti posti a base della richiesta di protezione) né una mancanza di beni di prima necessità (il ricorrente aveva riferito di lavorare nel settore del marketing).

8.Ha proposto ricorso per la cassazione del decreto S.K., articolato in due ragioni di censura; il MINISTERO DELL’INTERNO ha depositato atto di costituzione per la partecipazione alla discussione.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Con il primo motivo il ricorrente ha denunciato – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3 e art. 35 bis, comma 9, nonché – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5 – omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, per avere il Tribunale omesso di valutare la domanda di riconoscimento della protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. c), con riferimento alla situazione attuale del paese di origine e per non avere esercitato i poteri istruttori d’ufficio.

2. Con il secondo mezzo si deduce violazione e falsa applicazione – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 – D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3 e art. 35 bis, comma 9, nonché – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5 – omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, in relazione alla domanda di riconoscimento della protezione umanitaria, ex art. 5, comma 6 T.U. Immigrazione, egualmente sotto il profilo della mancata considerazione della situazione attuale del paese di origine, della considerazione incompleta delle prove disponibili e del mancato esercizio dei poteri officiosi.

3. in via preliminare, deve essere rilevato che la procura rilasciata dal richiedente al difensore, apposta su foglio separato e materialmente congiunto all’atto, è priva della specifica certificazione del difensore in ordine alla data di rilascio, ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 13, così da non consentire la verifica del suo conferimento in epoca successiva alla comunicazione del decreto impugnato;

4. Le Sezioni unite di questa Corte hanno recentemente affermato che l’art. 35 bis, comma 13 citato, nella parte in cui prevede che “la procura alle liti per la proposizione del ricorso per cassazione deve essere conferita, a pena di inammissibilità del ricorso, in data successiva alla comunicazione del decreto impugnato” e che “a tal fine il difensore certifica la data del rilascio in suo favore della procura medesima”, richiede, quale elemento di specialità rispetto alle ordinarie ipotesi di rilascio della procura speciale, regolate dagli artt. 83 e 365 c.p.c., il requisito della posteriorità della data rispetto alla comunicazione del provvedimento impugnato: appunto prevedendo una speciale ipotesi di inammissibilità del ricorso nel caso di mancata certificazione della data di rilascio della procura in suo favore da parte del difensore, integrante ipotesi di nullità per il suo invalido conferimento (Cass. SU 10 giugno 2021, n. 15177);

5. con ordinanza interlocutoria 23 giugno 2021, n. 17970, questa Corte ha rimesso alla Corte costituzionale, ritenendone la rilevanza e la non manifesta infondatezza, la questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 13, per contrarietà agli artt. 3,10,24,111 Cost.; per contrasto con l’art. 117 Cost., in relazione alla direttiva 2013/32/UE con riferimento all’art. 28 e art. 46, p. 11 e con gli artt. 47 della Carta dei diritti UE, art. 18 e art. 19, p.2 della medesima Carta, artt. 6, 7, 13 e 14 della CEDU;

6. una sommaria delibazione dei motivi del ricorso esclude la rilevanza a fini decisori della questione di legittimità costituzionale sollevata – (in ragione della mancata esposizione in ricorso del fatto sostanziale; cfr. Cass. n. 10479/2021; n. 10429/2021; n. 9453/2021; n. 8525/2021; n. 31673/2018) – sicché ben può essere dichiarata l’inammissibilità del ricorso per nullità della procura, senza attendere la pronuncia della Corte costituzionale (sul punto: Cass. n. 19330/2021);

7. in conclusione, va dichiarata l’inammissibilità del ricorso senza assunzione di un provvedimento sulle spese del giudizio, non avendo il Ministero vittorioso svolto attività difensive;

8. infine, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto, con la precisazione che esso va posto a carico del ricorrente dandosi seguito alla citata sentenza delle Sezioni Unite nella quale sul punto è stato affermato il seguente principio di diritto: “il versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato previsto dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, in caso di declaratoria di inammissibilità del ricorso per cassazione conseguente alla mancata presenza, all’interno della procura speciale, della data o della certificazione del difensore della sua posteriorità rispetto alla comunicazione del provvedimento impugnato, va posto a carico della parte ricorrente e non del difensore, risultando la procura affetta da nullità e non da inesistenza”.

PQM

La Corte dichiara la inammissibilità del ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella adunanza camerale, il 1 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 4 novembre 2021

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