Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31770 del 04/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 04/11/2021, (ud. 01/07/2021, dep. 04/11/2021), n.31770

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – rel. Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4761/2020 proposto da:

O.O.W., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR, presso

la CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato PAOLO RIGHINI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, Commissione Territoriale per il

Riconoscimento della Protezione Internazionale di BOLOGNA in persona

del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ex lege

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

in ROMA alla VIA DEI PORTOGHESI 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 2235/2019 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 31/07/2019 R.G.N. 2088/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

01/07/2021 dal Consigliere Dott. FRANCESCA SPENA.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. La Corte d’Appello di Bologna, con sentenza del 31 luglio 2019, riformava l’ordinanza del Tribunale della stessa sede, e, per l’effetto, respingeva la opposizione proposta da O.O.W., cittadino nigeriano, avverso il provvedimento della competente Commissione Territoriale, che aveva respinto la sua domanda di protezione internazionale ed escluso, altresì, la sussistenza dei presupposti per la protezione complementare (umanitaria).

2. Il giudice dell’appello esponeva che dinanzi alla Commissione territoriale l’originario ricorrente aveva dichiarato di essere nato in (OMISSIS), di essere celibe, di avere costituito un gruppo politico (Notiovbamwam) che aveva sostenuto il partito (OMISSIS) alle elezioni presidenziali del 28 marzo 2015. In tale occasione aveva fatto irruzione nel seggio elettorale, in cui egli rappresentava il partito, un gruppo armato per portare via l’urna con i voti, poi allontanato da persone della sicurezza. Il giorno successivo, a mezzanotte, si erano presentati presso la sua abitazione tre uomini, uno dei quali aveva preso parte all’invasione del seggio, sfondando la porta e sparando; lui era riuscito a fuggire mentre il fratello era stato picchiato con il calcio della pistola, riportando traumi cerebrali. Gli aggressori avevano preso alcune sue fotografie (come gli era stato riferito dai familiari) sicché egli era fuggito, recandosi prima a KANO, poi in NIGER e da qui in LIBIA. In questo viaggio era stato aiutato da un signore che aveva incontrato ed a cui aveva raccontato l’accaduto. Il ricorrente aveva dichiarato di non avere sporto denuncia alla polizia locale perché nel suo paese venivano tutelati i politici influenti ma non le persone comuni.

3. Tanto esposto in fatto, il giudice dell’appello precisava che era rimasto in discussione soltanto il diritto al permesso umanitario riconosciuto in primo grado, in quanto l’appellato non aveva proposto appello incidentale avverso la decisione del Tribunale di diniego delle protezioni maggiori.

4. La Corte territoriale non condivideva la valutazione del Tribunale in ordine all’attendibilità del racconto del dichiarante (in quanto dettagliato riguardo agli accadimenti e coerente con le informazioni riguardanti il paese di provenienza e la situazione politica al momento in cui i fatti si erano verificati) ritenendo ostativa alla protezione internazionale, anche sussidiaria, la circostanza che la parte non si fosse rivolta alla polizia.

5. Il giudice dell’appello riteneva inverosimile il racconto dell’appellato, in quanto generico e contraddittorio. La parte nel narrare la propria attività a sostegno del partito (OMISSIS), vittorioso alla elezioni presidenziali, aveva dichiarato di essere molto conosciuto nella sua comunità come attivista del gruppo, riferendo con precisione della sua organizzazione, sia a livello locale che centrale; tuttavia aveva poi affermato di non aver sporto denuncia alla polizia perché erano tutelati solo i politici conosciuti e non le persone comuni come lui. Inoltre, tenuto conto della presunta matrice politica dell’acceduto, non riferiva di avere informato i responsabili politici del gruppo di cui era attivista, fuggendo subito dopo l’accaduto, senza neppure informare la famiglia.

6. Ne’ la protezione umanitaria risultava concedibile con riguardo alla situazione della NIGERIA; infatti la zona di provenienza del ricorrente non presentava situazioni di conflitto armato tali da comportare un rischio effettivo per la popolazione civile per il solo fatto di vivere nel territorio del Pese (fonte EASO). La sola integrazione sociale del richiedente in Italia non consentiva di riconoscere il permesso umanitario; nel caso di specie il contesto socio politico in NIGERIA, come desumibile dalle informazioni generali, per quanto caratterizzato da condizioni di vita qualitativamente inferiori a quelle Europee, non integrava una situazione di violazione dei diritti fondamentali.

7. Ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza O.A.W., articolato in tre ragioni di censura; il MINISTERO DELL’INTERNO si è costituto per la discussione orale.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Con il primo motivo il ricorrente ha dedotto – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 – violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, commi 4 e 5 e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, commi 2 e 3, per avere la Corte d’appello ritenuto non credibile il narrato del richiedente senza osservare la griglia dei criteri di valutazione predeterminata dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5 e l’obbligo di assumere officiosamente i dati mancanti – (disponendo una nuova audizione) – e comunque per non avere indicato le fonti di segno contrario a quelle citate dal Tribunale.

2. Con il secondo mezzo si denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1988, art. 5, comma 6,, censurando la sentenza per aver trascurato i rilievi del Tribunale relativamente alla situazione oggettiva della Nigeria risultante dalle COI e dai siti istituzionali, italiani ed internazionali, espressamente indicati.

3. Con la terza critica il ricorrente ha lamentato – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 – la motivazione apparente circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, in quanto il giudice d’appello aveva omesso di indicare gli elementi in base ai quali aveva ritenuto non condivisibili le valutazioni del giudice di primo grado e di dare seguito al dovere di cooperazione e di indagine gravante sull’ufficio.

4. Il ricorso, i cui motivi possono essere esaminati congiuntamente per la loro connessione, è fondato.

5. Il regime giuridico relativo all’istruzione e alla ricerca della prova relativa al riconoscimento delle ragioni umanitarie è quello riguardante il rifugio politico e la protezione sussidiaria, trattandosi di una tutela di carattere residuale posta a chiusura della disciplina della protezione internazionale.

6. Questa Corte (Cassazione civile sez. III, 02/11/2020,n. 24183) ha già evidenziato, con orientamento qui condiviso, che i criteri sanciti dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, postulano una considerazione non atomistica, ma complessiva della vicenda narrata.

7. In particolare, il D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, lett. e), prevede che, nella valutazione di credibilità, si deve verificare anche se il richiedente e’, in generale, attendibile. Pur senza escludere, in astratto, che una specifica incongruenza relativa anche soltanto ad un profilo accessorio possa, per il ruolo specifico della circostanza narrata, inficiare del tutto la valutazione di credibilità del ricorrente, la norma, ponendo come condizione che il racconto sia in generale attendibile non può che essere intesa nel senso di ritenere sufficiente che il racconto sia credibile nell’insieme.

8. Ne deriva che la prognosi negativa circa la credibilità del richiedente non può essere motivata soltanto con riferimento ad elementi isolati e secondari quando, invece, viene trascurato un profilo decisivo e centrale del racconto (Cassazione civile sez. I, 08/06/2020, n. 10908; sez. II, 25/08/2020, n. 17748).

9. Nella fattispecie di causa, il giudice del merito non ha posto in dubbio il nucleo centrale del racconto ed ha fondato la valutazione finale di mancanza di credibilità sulla base di aspetti marginali della narrazione effettuata dal ricorrente, che ben avrebbero potuto essere chiariti con una nuova audizione.

10. Inoltre, è del tutto omessa la valutazione delle COI ai fini della valutazione di attendibilità, con riguardo alla specifica vicenda narrata (violenze di matrice politica) laddove il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, nel prevedere che “ciascuna domanda è esaminata alla luce di informazioni precise e aggiornate circa la situazione generale esistente nel Paese di origine dei richiedenti asilo e, ove occorra, dei Paesi in cui questi sono transitati” deve essere interpretato nel senso che l’obbligo di acquisizione di tali informazioni da parte del giudice deve essere osservato in diretto riferimento ai fatti esposti ed ai motivi svolti in seno alla richiesta di protezione internazionale.

11. La sentenza impugnata deve essere pertanto cassata e gli atti rinviati alla Corte d’appello di Bologna in diversa composizione per un nuovo esame della domanda di protezione umanitaria alla luce dei principi qui ribaditi.

12. Il giudice del rinvio provvederà, altresì, sulle spese del presente grado.

PQM

La Corte accoglie il ricorso.

Cassa la sentenza impugnata e rinvia – anche per le spese – alla Corte di Appello di Bologna in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella adunanza camerale, il 1 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 4 novembre 2021

 

 

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