Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31769 del 04/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 04/11/2021, (ud. 01/07/2021, dep. 04/11/2021), n.31769

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – rel. Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4737/2020 proposto da:

M.S., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE DELLE

MILIZIE 76, presso lo studio dell’avvocato MARTA DI TULLIO, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, Commissione Territoriale per il

Riconoscimento della Protezione Internazionale di ANCONA, in persona

del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ex lege

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

in ROMA alla VIA DEI PORTOGHESI 12;

– resistente con mandato –

avverso il decreto n. 15709/2019 del TRIBUNALE di ANCONA, depositata

il 22/12/2019 R.G.N. 1230/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

01/07/2021 dal Consigliere Dott. FRANCESCA SPENA.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. Il Tribunale di Ancona, con decreto del 22 dicembre 2019, respingeva il ricorso proposto da M.S., cittadino del BANGLADESH, avverso il provvedimento della competente Commissione territoriale, con il quale era stata rigettata la sua domanda di protezione internazionale, escludendo, altresì, la sussistenza dei presupposti per la protezione complementare (umanitaria).

2. Il Tribunale preliminarmente, esaminata la situazione esistente nel paese di origine del ricorrente, osservava non esservi prove di un rischio reale di persecuzione o danno grave ai danni dei membri del partito di opposizione (OMISSIS) (cui il ricorrente dichiarava di appartenere) o dei loro sostenitori; iniziative esplicite verso il dissenso riguardavano solo i vertici del (OMISSIS).

3. Il richiedente non aveva fornito elementi attendibili della situazione individuale dai quali desumere la sussistenza di atti tali da configurare una persecuzione grave nei suoi confronti per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o professione di un’opinione politica; neppure era registrato il deterioramento irreversibile degli strumenti istituzionali di protezione della minoranza ed era carente un elevato rischio di personalizzazione del rischio persecutorio.

4. Quanto alla protezione sussidiaria, nell’area in questione non vi era un pericolo per la vita e la incolumità del personale civile e neppure emergevano elementi da cui desumere una minaccia grave ed individuale nei confronti del richiedente.

5.Infine, quanto alla protezione umanitaria, non erano state allegate situazioni di elevata vulnerabilità né si riscontravano motivi umanitari individualizzanti.

6. Inoltre, si trattava di domanda reiterata, essendovi stato un precedente diniego amministrativo in data 22 giugno 2015, confermato dai Tribunale e dalla Corte d’Appello. Andava condivisa una accezione ampia della locuzione “nuovi elementi” contenuta nel D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 29, comprensiva, cioè, sia di nuovi elementi di prova sia di nuovi fatti costitutivi del diritto; per altro verso, operava comunque il limite di cui all’art. 40, paragrafo 3 e 4, della direttiva procedure 2013/32/UE: in sostanza, i nuovi elementi dovevano aumentare in modo significativo la probabilità di accoglimento della domanda, sempre che il richiedente non fosse risuscito a farli valere nel precedente procedimento senza alcuna colpa, circostanze nella specie non ricorrenti.

7. Ad ogni modo, non erano stati prodotti documenti in lingua originale ma soltanto la traduzione in lingua italiana; le fonti consultate inducevano a ritenere la documentazione non autentica. Peraltro, da essi emergeva una situazione individuale (una disputa terriera di non agevole comprensione) difforme rispetto alle motivazioni della richiesta di protezione.

8. La circostanza che il richiedente svolgesse un’attività lavorativa sul territorio nazionale non solo non costituiva un fatto nuovo ma era inidonea al rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari.

9. Ha proposto ricorso per la cassazione del decreto M.S., articolato in tre motivi di censura; il MINISTERO DELL’INTERNO si è costituito per la partecipazione alla discussione.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. con il primo motivo di ricorso la parte ricorrente ha censurato la valutazione di non credibilità del racconto, deducendo la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, dell’art. 16 Direttiva Procedure 2013/32 UE, D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5 e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8.

2. con il secondo motivo si lamenta la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 5, 7 e art. 14, lett. b) e c), per il mancato utilizzo dei poteri officiosi da parte del giudice di merito in relazione alla possibilità per il richiedente di ricevere effettiva protezione dalle autorità nazionali.

3. con il terzo motivo di ricorso, deducendosi la violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, viene censurato il rigetto della domanda di protezione umanitaria, per la inadeguata considerazione delle condizioni di vita e del livello di integrazione raggiunti in Italia.

4. In via preliminare, deve essere dichiarata la giuridica inesistenza della procura speciale rilasciata al difensore (nella specie apposta su foglio separato e materialmente congiunto all’atto introduttivo), priva di specificità in quanto non contenente alcun riferimento all’instaurando giudizio di cassazione; la nomina quale difensore e procuratore speciale conferita all’Avv. Marta di Tullio fa generico riferimento ad “ogni fase e grado, del presente giudizio pendente davanti alla Corte di cassazione contro Ministero dell’Interno + 2” senza neppure individuare il provvedimento oggetto di impugnazione;

5. alla suddetta conclusione si perviene d’ufficio in quanto l’art. 83 c.p.c., configura come un obbligo del giudice quello della verifica dell’effettiva estensione della procura rilasciata – principalmente a garanzia della stessa parte che l’ha rilasciata, affinché la medesima non risulti esposta al rischio del coinvolgimento in una controversia diversa da quella voluta, per effetto dell’autonoma iniziativa del proprio difensore – per l’assorbente rilievo secondo cui la suindicata formulazione della procura fa sì che essa non risulti riferibile al ricorso, cui pur materialmente accede e quindi alla controversia in relazione alla quale il mandato è stato conferito dal ricorrente, non essendo tale vizio sanabile per effetto della sottoscrizione del ricorrente stesso apposta in calce alla procura speciale (Cass. 24 giugno 2021 n. 18138; Cass. 16 giugno 2021 n. 17191; Cass. 7 giugno 2003, n. 9173);

6. La mancata riferibilità della procura alla causa in esame ne determina l’inesistenza con conseguente inammissibilità del ricorso, senza assunzione di un provvedimento sulle spese del giudizio, non avendo il Ministero vittorioso svolto difese.

7. si dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto il cui versamento va posto a carico del difensore dandosi seguito ad un consolidato orientamento di questa Corte in materia di procura inesistente (vedi, per tutte: Cass. SU 10 maggio 2006, n. 10706 e successive conformi).

P.Q.M.

La Corte dichiara la inammissibilità del ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del difensore del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza camerale, il 1 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 4 novembre 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA