Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31766 del 04/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 04/11/2021, (ud. 24/06/2021, dep. 04/11/2021), n.31766

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. BALESTRIERI Federico – rel. Consigliere –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11373/2018 proposto da:

RAI – RADIOTELEVISIONE ITALIANA S.P.A., in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, CORSO

VITTORIO EMANUELE II 326, presso lo studio dell’avvocato CLAUDIO

SCOGNAMIGLIO, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

B.G., B.M., B.S., M.R., in

qualità di eredi di B.O. tutti elettivamente domiciliati

in ROMA, VIA DEI DUE MACELLI 66, presso lo studio dell’avvocato

GIAMPIERO FALASCA, che li rappresenta e difende;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 3946/2017 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 02/10/2017 R.G.N. 8268/2013;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

24/06/2021 dal Consigliere Dott. FEDERICO BALESTRIERI.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

Il Tribunale di Roma, con sentenza n. 7098/13, condannava la Rai-Radiotelevisione Italiana s.p.a. a pagare ad B.O. il compenso relativo al programma radiofonico giornalistico “(OMISSIS)” nella misura di Euro 210,00 lordi a puntata e “(OMISSIS)”, nella misura di Euro 1.050,00 a puntata, nonché del compenso relativo al programma televisivo settimanale “(OMISSIS)” (nella misura di Euro 1.334,00 lordi per ogni servizio cine-videogiornalistico effettuato), oltre interessi e rivalutazione.

Il ricorrente aveva esposto di essere stato assunto dalla RAI il 29.10.02 in qualità di redattore capo e con funzioni di vice direttore di RAI sport; che dall'(OMISSIS) aveva realizzato e condotto il programma radiofonico “(OMISSIS)” e dal (OMISSIS) aveva lavorato come vice direttore; che a far tempo dal (OMISSIS) era stato privato delle funzioni di vicedirettore, e nel mese di (OMISSIS) dell’incarico di conduttore di programmi radiofonici; che con ordine di servizio del (OMISSIS) la RAI gli comunicava l’assegnazione dell’incarico di “seguire tutto lo sviluppo delle iniziative editoriali legate alle nuove tecnologie”; che con ordinanza del 5.10.2004 il Tribunale di Roma ordinava alla RAI di assegnare al B. mansioni di natura giornalistica corrispondenti alla qualifica di assunzione e che con sentenza non definitiva n. 3715/2008 e definitiva n. 18009 del 2008 accertava il suo diritto a continuare l’esercizio dell’attività giornalistica come capo redattore, ordinando alla RAI di formulare allo stesso tre proposte alternative tra quelle elencate nell’Accordo Aziendale 27.5.1996, nonché condannava la RAI al pagamento, a titolo di risarcimento del danno biologico, della somma di Euro 6.040,41; che la RAI non adempieva, offrendo allo stesso una serie di incarichi inadeguati; di essere stato, quindi, demansionato; che solo dal (OMISSIS) la RAI gli comunicava il trasferimento al (OMISSIS) per svolgere l’attività di editorialista su argomenti attinenti allo sport, risoltisi in pochi e brevi interventi.

Chiedeva dunque il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti.

Con successivo ricorso del 4.11.10 il B. aveva poi dedotto, che l’allegato demansionamento era continuato anche dopo il mese di dicembre 2009 e che a far tempo dal 24.6.2010, il medesimo veniva privato anche delle mansioni di editorialista; di aver realizzato, infine, alcuni programmi (“(OMISSIS)”, “(OMISSIS)” e “(OMISSIS)”) per i quali non aveva ricevuto il compenso previsto.

Il Tribunale, premesso che il parametro di riferimento da assumersi nella valutazione della legittimità o meno dello ius variandi doveva essere ravvisato in quello di capo redattore e non in quello di vice direttore (come statuito nella sentenza della Corte di Appello di Roma n. 9631/11 resa tra le medesime parti), ha respinto la domanda avente ad oggetto l’accertamento del dedotto demansionamento, valutando, altresì, come molte delle offerte formulate dalla RAI al ricorrente e documentate, erano conformi alla qualifica di redattore capo posseduta e che il B. aveva rifiutato.

Ha parzialmente accolto invece la domanda avente ad oggetto la corresponsione dei compensi per la conduzione dei programmi “(OMISSIS)”, (OMISSIS) e (OMISSIS), con condanna della RAI al pagamento dei compensi relativi al programma radiofonico giornalistico “(OMISSIS)” nella misura di Euro 210,00 lordi a puntata; al programma radiofonico settimanale “(OMISSIS)” nella misura di Euro 1.050,00 a puntata nonché al programma settimanale “(OMISSIS)” nella misura di Euro 1.334,00 lordi per ogni servizio cine-videogiornalistico effettuato, oltre interessi e rivalutazione.

Avverso tale pronuncia proponeva appello il B.; resisteva la RAI, che proponeva altresì appello incidentale.

Con sentenza depositata il 2.10.17, la Corte d’appello di Roma, in parziale riforma della sentenza impugnata, previo accertamento di un demansionamento subito dal B. a decorrere dal 9.7.08, condannava la RAI al risarcimento del danno alla professionalità conseguente all’illegittimo comportamento aziendale, quantificato nella misura pari al 50% della retribuzione mensile lorda percepite dal 9.7.08 al 4.11.10 (Euro 12.862,93 e dal 1.1.10 Euro 13.217,23), oltre accessori di legge.

Rigettava l’appello incidentale e condannava la Rai al pagamento dei due terzi della spese del doppio grado.

Per la cassazione di tale sentenza propone ricorso la RAI, affidato ad otto motivi motivi, poi illustrati con memoria; gli eredi B. (già presenti nel giudizio di appello) resistono con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1.- Con il primo motivo la RAI denuncia la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2103 c.c., per avere la sentenza impugnata erroneamente accreditato l’assunto della dequalificazione sulla base di un dato puramente quantitativo (e cioè la breve durata della prestazione lavorativa settimanale necessaria per realizzare l’incarico attribuito al B. a patire dal 9 luglio 2008), in contrasto con il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, secondo cui non ogni modifica quantitativa delle mansioni si traduce in dequalificazione giuridicamente rilevante.

Il motivo è sostanzialmente inammissibile, essendo diretto a censurare un apprezzamento di fatto della Corte di merito, in contrasto peraltro con l’art. 348 ter c.p.c..

2.- Con secondo motivo la società deduce la violazione dell’art. 115 c.p.c., per avere ritenuto inadeguata l’attività di editorialista svolta dal B. al suo profilo professionale, in relazione alla durata degli interventi in video, senza considerare l’allegazione, svolta dalla Rai, del fatto notorio che l’intervento in video presuppone una attività di preparazione di durata assai significativa.

Anche tali doglianze, esaminabili congiuntamente, sono inammissibili, censurando sempre valutazioni ed apprezzamenti di fatto di giudice di merito, mentre la circostanza che l’intervento in video presupponga una attività di preparazione di durata assai significativa non può certamente considerarsi “notorio”, posto che il ricorso alla nozione di “comune esperienza” (fatto notorio), da interpretare in senso rigoroso come fatto acquisito alle conoscenze della collettività con tale grado di certezza da apparire indubitabile e incontestabile, costituendo una deroga al principio dispositivo ex art. 112 c.p.c. e al principio di disponibilità delle prove ex art. 115 c.p.c., rientra nel potere discrezionale del giudice di merito, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 nuova formulazione (Cass. n. 4428/20).

3.- Con terzo motivo la RAI censura la sentenza impugnata per avere

omesso di motivare sul fatto notorio di cui al motivo che precede.

Il motivo è assorbito dalle considerazioni sub 2.

4.- Con quarto motivo, la società critica la sentenza impugnata sotto il profilo dell’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, oggetto di discussione tra le parti nelle fasi di merito, consistente nella realizzazione e conduzione, a partire dal maggio 2010, da parte del B., di un programma radiofonico giornaliero (“(OMISSIS)”), di un programma radiofonico (“(OMISSIS)”) e di un programma televisivo (“(OMISSIS)”).

Il motivo è inammissibile, non avendo la RAI adeguatamente specificato e chiarito i fatti e le relative circostanze oggetto di doglianza.

5.- Con quinto motivo la RAI censura la sentenza sotto il profilo della violazione dell’art. 2103 c.c., in relazione all’art. 2094 c.c., per non aver tenuto conto che le attività di cui al motivo che precede integravano il contenuto della prestazione lavorativa del B. e costituivano il parametro di riferimento del giudizio di equivalenza di cui all’at. 2103 c.c..

Anche tale motivo si risolve in una critica all’apprezzamento dei fatti da parte del giudice di merito, che ha valutato le attività e/o programmi affidati al B. nel loro complesso, ed è dunque inammissibile.

6.- Il sesto motivo censura la sentenza impugnata per violazione degli artt. 1223 e 1226 c.c., in relazione agli artt. 2103,2697 e 2729 c.c., per aver ritenuto sussistente un danno alla professionalità del B. ricorrendo alla prova presuntiva ed alla liquidazione equitativa pur in assenza di sufficienti allegazioni da parte del ricorrente.

Il motivo è infondato, essendo state le allegazioni del B. sufficientemente esposte ed avendo la Corte capitolina valutato, in considerazione dell’elevato contenuto professionale delle mansioni dello stesso, giornalista con qualifica di caporedattore, la riduzione a soli pochi minuti del suo impegno professionale inerente l’attività lavorativa richiesta nel periodo de quo, lesivo del suo incremento e crescita professionale, come previsto dall’art. 2103, all’epoca vigente, il tutto protrattosi per un lungo periodo temporale, mentre la RAI non chiarisce adeguatamente le circostanze poste a base della sua censura.

7.- Il settimo motivo critica la sentenza impugnata sotto il profilo dell’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, oggetto di discussione tra le parti nelle fasi di merito, consistente nella “intensissima” attività pubblicistica del B. in costanza di rapporto, tale da confutare la sussistenza di un danno alla professionalità.

Il motivo è infondato, non ravvisando questa Corte, nella produzione ed attività intellettuale autonoma ed incontestamente legittima del B. nel periodo in esame, una esimente del danno alla professionalità subito in costanza di rapporto di lavoro con la RAI.

8.- Lottavo motivo censura la sentenza impugnata sotto il profilo della violazione o falsa applicazione, con riguardo all’accordo intercorso tra le parti in data 29.10.02, del canone ermeneutico di cui all’art. 1362 c.c., comma 1. Lamenta in particolare che le previsioni contrattuali presupponevano l’assegnazione del B. a Rai Sport, ed in particolare la sua posizione di vicedirettore della struttura, sicché, una volta venuta meno l’assegnazione del B. a Rai Sport e la sua posizione di vicedirettore della testata, le stesse non avevano più alcuna ragion d’essere (pag. 77 ricorso).

Il motivo è infondato avendo la Corte capitolina accertato che l’accordo in questione, e l’attribuzione al B. della posizione (e non mansione) di vicedirettore, non poteva incidere o violare il principio di professionalità di cui all’art. 2103 c.c..

La Corte di merito ha quindi valutato che gli incarichi assegnati al B. dopo l’aprile 2004 (id est dopo la cessazione della sua posizione di vicedirettore), ed in particolare dopo il 9.7.08, erano violativi del detto art. 2103 c.c..

Il motivo di censura si risolve ancora, dunque, nella richiesta di una diversa valutazione delle circostanze di fatto oggetto di causa, ed in particolare l’obiettiva dequalificazione delle mansioni del B. a prescindere dal formale e mutevole inquadramento attribuitogli dall’azienda.

9- Il ricorso deve essere pertanto rigettato. Le spese di lite non possono essere attribuite agli eredi B., essendo il loro controricorso tardivo ai sensi dell’art. 370 c.p.c., risultando il ricorso notificato il 3.4.18 ed il controricorso consegnato per la notifica il 28.5.18.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo risultante dalla L. 24.12.12 n. 228, la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza camerale, il 24 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 4 novembre 2021

 

 

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