Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31762 del 04/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 04/11/2021, (ud. 23/06/2021, dep. 04/11/2021), n.31762

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. LORITO Matilde – rel. Consigliere –

Dott. DI ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4183-2020 proposto da:

M.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE ANGELICO 38,

presso lo studio dell’avvocato MARCO LANZILAO, che lo rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO – COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL

RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI ROMA, in persona

del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ope legis

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

in ROMA, ALLA VIA DEI PORTOGHESI 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 7181/2019 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 21/11/2019 R.G.N. 409/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

23/06/2021 dal Consigliere Dott. LORITO MATILDE.

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

CHE:

M.L. cittadino ivoriano, chiedeva alla competente commissione ò territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale:

a) in via principale, il riconoscimento dello status di rifugiato politico, D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, ex art. 7 e ss.;

b) in via subordinata, il riconoscimento della “protezione sussidiaria” di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14;

c) in via ulteriormente subordinata, la concessione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, ex art. 5, comma 6, (nel testo applicabile ratione temporis);

la Commissione Territoriale rigettava l’istanza;

avverso tale provvedimento proponeva ricorso dinanzi al Tribunale di Roma, che ne disponeva il rigetto;

tale provvedimento appellato dal soccombente, veniva confermato dalla Corte distrettuale;

a fondamento della decisione assunta, il Collegio del merito evidenziava l’insussistenza dei presupposti per il riconoscimento di tutte le forme di protezione internazionale invocate dal ricorrente, considerato che i fatti oggetto del narrato erano riferibili ad una vicenda di persecuzione politica risalente a nove anni prima, fatti da ritenersi superati all’esito della stabilizzazione del clima socio-politico, sicché non poteva ritenersi sussistente un reale pericolo di esposizione a rischio di subire atti di persecuzione riconducibili alla appartenenza a gruppi sociali, a motivi politici, razziali o religiosi;

esclusi i presupposti per il riconoscimento della tutela sussidiaria ai sensi dell’art. 14, lett. a) e b) la Corte distrettuale escludeva anche quelli di cui alla lett. c) essendo emerso da alcuni siti accreditati, quali Viaggiare Sicuri del Ministero. dell’Interno, che la Costa d’Avorio non versava in una condizione di sicurezza caratterizzata da peculiari criticità, essendosi registrato negli ultimi anni un assestamento della situazione politico-istituzionale, una situazione di pace sociale e di progressivo miglioramento della situazione economica;

non sussisteva quindi la prodabilità che in caso di rimpatrio, egli potesse trovarsi in condizione di pericolo per la vita o l’incolumità personale;

quanto al permesso di soggiorno per motivi umanitari, non ricorreva alcuna condizione di vulnerabilità che ne giustificasse il rilascio né alcuna condizione di effettivo radicamento nel Paese di accoglienza che non risultava adeguatamente allegato e dimostrato;

il provvedimento della Corte d’appello è stato impugnato per cassazione con ricorso fondato su quattro motivi;

il Ministero dell’Interno, non costituito nei termini di legge con controricorso, ha depositato atto di costituzione ai fini dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione della causa ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1, ultimo alinea.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

CHE:

1. con il primo motivo, è denunciata violazione di legge per ex art. art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3;

il ricorrente lamenta che il Collegio di merito non abbia adeguatamente vagliato la narrazione degli eventi che lo avevano indotto ad espatriare, riconducibili ad una autentica persecuzione politica essendo egli esponente di spicco del partito RJR, catturato e torturato da esponenti del partito RDR nel contesto di gravi, conclamati scontri politici non confutati dai giudici del gravame;

2. il secondo motivo attiene alla violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 7 e 14, nonché dell’art. 10 Cost., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3;

si ribadisce che il giudice di seconda istanza avrebbe dovuto verificare, mediante l’esercizio dei poteri officiosi, l’effettività della tutela giuridica offerta ad un cittadino sottoposto a minaccia di morte;

si deduce la carenza della decisione di ogni valutazione in ordine ad una possibile violazione dei diritti fondamentali del soggetto, così come di un accertamento in ordine alla sussistenza di condizioni idonee a garantire al richiedente rimpatriato, una esistenza libera e dignitosa nel proprio Paese;

3. con il terzo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2, 6 e 14 nonché del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 e 5;

l’assoluta assenza di attività istruttoria in merito alle condizioni anche socio-economiche del Paese di origine tralignavano in motivazione solo apparente;

4. con il quarto motivo si denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, nonché dell’art. 10 Cost., ex art. 360 c.p.c., comma 1 nn. 3 e 5;

si critica la statuizione di diniego di riconoscimento della protezione umanitaria, perché non sostenuta da una adeguata indagine relativa alle complesse problematiche che affliggevano il Paese, già ampiamente illustrate dal richiedente, onde addivenire alla necessaria valutazione comparativa delle condizioni esistenti nelle realtà da confrontare;

5. i motivi dal primo al terzo, che possono congiuntamente trattarsi siccome connessi, sono fondati nei termini che si vanno ad esporre;

deve infatti rimarcarsi che, secondo i principi consolidati nella giurisprudenza di questa Corte, da ribadire in questa sede, in tema di protezione sussidiaria il D.Lgs. n. 251 del 2017, ex art. 14, il potere-dovere di indagine d’ufficio del giudice circa la situazione generale esistente nel Paese d’origine del richiedente va esercitato dando conto,- nel provvedimento emesso, delle fonti informative attinte, in modo che sia possibile verificarne anche l’aggiornamento;

rispetto alle ipotesi di pericolo integrante la protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. b) e c) il giudice del merito è tenuto ad un aggiornamento informativo riferito alla situazione attuale al fine di verificare se la situazione di esposizione a pericolo per l’incolumità fisica indicata dal ricorrente ed astrattamente sussumibile in entrambe le tipologie tipizzate di rischio, sia sussistente al momento della decisione (vedi in motivazione Cass. 16/7/2015 n. 14998, Cass. 10/2/2021 n. 3357);

al fine di soddisfare l’onere di puntuale indicazione delle fonti dalle quali ha tratto il suo convincimento, il giudice di merito è tenuto ad indicare l’autorità o l’ente dal quale la fonte consultata proviene e la data o l’anno di pubblicazione, in modo da assicurare la verifica del rispetto dei requisiti di idoneità, precisione e aggiornamento della fonte, previsti dal richiamato il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3 (cfr. Cass. 21/12/2020 n. 29147), il dovere di cooperazione istruttoria del giudice consistendo nell’obbligo di fondare la decisione su COI (“country of origin information”) aggiornate;

e’ bene inoltre rammentare che detto esercizio officioso del potere d’indagine riservato al giudice della protezione internazionale, neanche trova ostacolo nella non credibilità delle dichiarazioni rese dal richiedente stesso riguardo alla propria vicenda personale, sempre che il giudizio di non credibilità non investa il fatto stesso della provenienza dell’istante dall’area geografica interessata alla violenza indiscriminata che fonda tale forma di protezione (cfr. Cass. 6/7/2020 n. 13940, Cass. 29/5/2020, n. 10286; Cass. 24/5/2019 n. 14283; Cass. 25/7/2018 n. 19716; Cass. 28/6/2018 n. 17069; Cass. 16/7/2015 n. 14998);

orbene, nello specifico il giudice dell’appello ha disatteso i summenzionati principi, avendo escluso la sussistenza di un pericolo per il ricorrente di essere esposto alle conseguenze di una violenza indiscriminata nel proprio paese di origine, facendo generico riferimento ad informazioni reperibili su siti quali Viaggiare sicuri del Ministero degli Esteri ed Amnesty International, fonti inidonee a consentire di ritenere realizzato quell’onere di cooperazione istruttoria che la giurisprudenza di questa Corte riconosce alle COI (Ndr: testo originale non comprensibile) non risulta, dunque, rispettato i onere di operazione istruttoria definito dai richiamati ditta e gravante sul giudice del merito il quale, nel pervenire alla definizione del proprio convincimento, non ha attinto a fonti informative aggiornate ed autorevoli, limitandosi a fare generico riferimento à dati acquisiti da siti istituzionali, così non consentendo lo scrutinio della loro attendibilità e fondatezza mediante l’esatta individuazione della fonte di conoscenza e il controllo sul contenuto delle informazioni acquisite e sulla riferibilità delle stesse ad una situazione aggiornata (ex aliis, vedi Cass. 19/2/2021 n. 4557) (Ndr: testo originale non comprensibile).

6. alla stregua delle sinora esposte argomentazioni, detti motivi di ricorso devono essere accolti, con assorbimento del quarto, attinente alla domanda di protezione umanitaria, i cui presupposti potranno essere validamente apprezzati all’esito della rinnovata disamina delle condizioni inerenti alla persona del richiedente, sulla base delle indagini da espletare in base alle censure accolte;

la sentenza va. cassata con rinvio alla Corte distrettuale designata in parte dispositiva, il quale provvederà a scrutinare la fattispecie devoluta alla luce dei principi enunciati, provvedendo anche in ordine alle spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie i primi tre motivi di ricorso per quanto di ragione, assorbito il quarto, cassa la pronuncia impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia alla Corte d’Appello di Roma in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche in ordine alle spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 23 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 4 novembre 2021

 

 

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