Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31758 del 04/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 04/11/2021, (ud. 22/06/2021, dep. 04/11/2021), n.31758

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. TRICOMI Irene – rel. Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5170-2015 proposto da:

B.A., C.C., M.C., tutte

elettivamente domiciliate in ROMA, VIALE LIEGI 2, presso lo studio

dell’avvocato MARIO ROSATI, rappresentate e difese dagli avvocati

STEFANO ZIRONI, LISA CERVONE;

– ricorrenti –

contro

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA;

– intimato –

avverso la sentenza n. 1437/2014 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 19/12/2014 R.G.N. 1075/2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

22/06/2021 dal Consigliere Dott. TRICOMI IRENE.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. La Corte d’Appello di Bologna, con la sentenza n. 1437 del 2014, in riforma della sentenza n. 247/12 del Tribunale di Modena, ha accolto l’appello del MIUR e ha rigettato le domande proposte dalle docenti B.A., C.C. e M.C..

2. Le lavoratrici avevano convenuto in giudizio il MIUR perché fosse accertato il proprio diritto al reinserimento nelle graduatorie ad esaurimento per l’insegnamento, nonché al mantenimento delle relative posizioni.

3. Per la cassazione della sentenza di appello ricorrono le lavoratrici prospettando due motivi di ricorso.

4. Il MIUR è rimasto intimato.

5. In prossimità dell’adunanza camerate le lavoratrici hanno depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Con il primo motivo di ricorso è dedotta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, la violazione e falsa applicazione di norme di diritto e dei contratti ed accordi collettivi nazionali di lavoro, nella fattispecie del D.L. n. 97 del 2004, art. 1-bis, conv. dalla L. n. 143 del 2004, degli artt. 2, 3,4 e 97 Cost., nonché dei principi generali dell’attività amministrativa di cui alla L. n. 241 del 1990.

Assumono le ricorrenti che il D.L. n. 97 del 2004, art. 1, comma 1-bis, sanziona l’omessa domanda per la permanenza nelle graduatorie con l’esclusione dalle stesse, ma non in via definitiva, atteso che gli interessati possono, nel termine stabilito dai successivi decreti ministeriali per i futuri aggiornamenti delle graduatorie, dichiarare di volervi nuovamente figurare, con conseguente recupero del punteggio dagli stessi maturato al momento dell’atto di cancellazione.

Pertanto il D.M. n. 42 del 2009, nell’interpretazione della Corte d’Appello, avrebbe introdotto una sanzione non prevista dalla norma primaria, di cui avrebbe dovuto costituire mera applicazione, così violando le disposizioni sopra richiamate.

La sentenza di appello, nell’accogliere l’impugnazione del MIUR facendo riferimento unicamente al D.M. n. 42 del 2009 e non, invece, al D.L. n. 97 del 2004, art. 1, comma 1-bis, e alle norme costituzionali, nonché all’ordinamento giuridico, è affetta dal denunciato vizio.

A sostegno delle proprie argomentazioni le ricorrenti richiamano la giurisprudenza amministrativa.

2. Il motivo è fondato.

2.1. Come questa Corte ha già avuto modo di affermare, con orientamento consolidato al quale condividendolo si intende dare continuità (si v., Cass., n. 5285 del 2017, n. 28250 del 2017, n. 10221 del 2020, le cui argomentazioni si richiamano ai sensi dell’art. 118 disp. att. c.p.c., comma 1, decisioni, inoltre richiamate, ponendone in evidenza il decisum, da Cass., n. 12346 del 2021, paragrafo 21), nel settore scolastico, la trasformazione delle graduatorie permanenti di cui al D.Lgs. n. 297 del 1994, art. 401 in graduatorie ad esaurimento della L. n. 296 del 2006, ex art. 1, comma 605, non ha determinato l’abrogazione per incompatibilità del D.L. n. 97 del 2004, art. 1, comma 1-bis, conv. nella L. n. 143 del 2004, nella parte in cui prevede che, a domanda, il docente cancellato possa essere reinserito nella graduatoria con il punteggio maturato al momento della cancellazione.

2.2. Erroneamente, quindi, la Corte d’Appello ha fatto discendere dalle previsioni del D.M. n. 42 del 2009, che in parte qua non può trovare applicazione nella fattispecie in esame, l’esclusione definitiva delle ricorrenti dalle graduatorie, atteso che, in ragione della persistente vigenza della disciplina primaria sopra richiamata, a domanda, il docente cancellato può essere reinserito nella graduatoria con il punteggio maturato al momento della cancellazione.

3. Con il secondo motivo di ricorso è dedotto, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, nella specie dell’affidamento delle ricorrenti già inserite nelle graduatorie provinciali ad esaurimento e, quindi, dell’obbligo dell’amministrazione scolastica di informare queste ultime degli effetti della L. n. 143 del 2004, avvertendole dell’onere di presentare la domanda di aggiornamento e/o conferma entro un termine prefissato, pena la cancellazione dalle predette graduatorie.

4. All’accoglimento del primo motivo di ricorso segue l’assorbimento del secondo motivo di impugnazione.

5. La Corte accoglie il primo motivo di ricorso. Assorbito il secondo motivo. Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia, anche per le spese del presente giudizio, alla Corte d’Appello di Bologna, in diversa composizione, che nel decidere la controversia si atterrà ai suddetti principi.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso. Assorbito il secondo. Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia anche per le spese del presente giudizio alla Corte d’Appello di Bologna in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 22 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 4 novembre 2021

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