Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31751 del 04/12/2019

Cassazione civile sez. VI, 04/12/2019, (ud. 02/10/2019, dep. 04/12/2019), n.31751

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – rel. Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5085-2018 proposto da:

H.S., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR

presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato ANTONINO CIAFARDINI;

(Ammesso p.s.s. Delib. 2 febbraio 2018 Cons. Ord. Avv. L’Aquila);

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL RICONOSCIMENTO

DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI FOGGIA, PUBBLICO MINISTERO PRESSO

IL TRIBUNALE DI L’AQUILA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 1178/2017 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,

depositata il 26/06/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 02/10/2019 dal Consigliere Relatore Dott. ACIERNO

MARIA.

Fatto

RAGIONI DELLA DECISIONE

La Corte d’Appello de l’Aquila, confermando la pronuncia di primo grado, ha rigettato la domanda di protezione internazionale proposta da H.S. cittadino bengalese.

A sostegno della decisione ha rilevato il radicale difetto di credibilità del racconto del ricorrente, sia in relazione alla genericità e vaghezza della vicenda relativa all’essere stato testimone di un omicidio e per questo esposto al pericolo concreto di morte, sia in relazione alla contraddittorietà delle dichiarazioni rese prima davanti la Commissione e poi davanti al Tribunale. In relazione al D.Lgs. n. 25 del 2007, art. 14, lett. c), viene ritenuto che la situazione generale del Bangladesh possa.er esporre a rischio di vita ed a trattamenti inumani e degradanti solo alcune categorie di persone delle quali non fa parte il ricorrente) ed infine in relazione al permesso umanitario risultano generiche e scarsamente attendibili le allegazioni relative alla condizione di schiavitù o vittima di tratta adombrate dal ricorrente mentre la situazione di povertà non risulta sufficiente ad integrare le situazioni di vulnerabilità riconducibili alla protezione umanitaria.

Avverso tale pronuncia ha proposto ricorso per cassazione il cittadino straniero.

Nel primo motivo viene dedotto il vizio di omessa motivazione o motivazione perplessa ex art. 134 c.p.c., n. 2, in relazione al rigetto del gravame. La censura è formulata in modo prevalentemente astratto e disancorato dalla decisione. In relazione al concreto profilo di contraddittorietà indicato, costituito dalla rappresentazione di una oggettiva condizione di pericolosità, la Corte ha giustificato esaurientemente che tale situazione riguarda solo alcune categorie di persone e non genericamente ed indistintamente i cittadini bengalesi.

Nel secondo e terzo motivo viene dedotta la violazione delle norme relative alla protezione sussidiaria e quelle riguardanti il dovere di cooperazione istruttoria officiosa, oltre che l’errata valutazione sulla credibilità del ricorrente. Le censure non superano il vaglio di ammissibilità dal momento che appaiono, sostanzialmente, rivolte a censurare il merito della decisione impugnata, fondata su un accertamento della situazione generale, fondato su fonti attuali ed indicate, oltre che esaurientemente giustificato sul piano argomentativo, mentre la valutazione di non credibilità intrinseca, anch’essa ampiamente motivata, è insindacabile.

Nell’ultimo motivo viene dedotto la violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, per non avere la Corte d’Appello riconosciuto la sussistenza di seri motivi umanitari. La censura è formulata in modo generico senza riferirsi a condizioni di vulnerabilità inerenti specificamente il ricorrente e conseguentementeiiè inammissibile.

Il ricorso, in conclusione, è inammissibile. Non deve assumersi alcuna statuizione sulle spese processuali in mancanza di difese della parte intimata.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso.

Sussistono i presupposti processuali per il versamento del contributo di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 2 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 4 dicembre 2019

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA