Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31751 del 04/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 04/11/2021, (ud. 16/06/2021, dep. 04/11/2021), n.31751

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – rel. Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3964-2020 proposto da:

I.B.I., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso LA

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato IRENE MARUCCO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO – Commissione Territoriale per il

Riconoscimento della Protezione Internazionale di 2127 Novara, in

persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

ex lege in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI n. 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 1340/2019 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 31/07/2019 R.G.N. 1411/2018; udita la relazione della

causa svolta nella camera di consiglio del 16/06/2021 dal

Consigliere Dott. CINQUE GUGLIELMO.

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

CHE

1. La Corte di appello di Torino, con la sentenza n. 1340 del 2019, ha respinto il gravame proposto da I.B.I., cittadino della Nigeria, avverso l’ordinanza del Tribunale della stessa sede che, confermando il provvedimento emesso dalla competente Commissione territoriale, aveva negato al richiedente il riconoscimento dello status di rifugiato nonché della protezione sussidiaria ed umanitaria.

2. Come si legge nella gravata pronuncia, il ricorrente aveva dichiarato di essere di religione cristiana e di appartenere al gruppo etnico hausa; di non essere sposato, di non avere figli e di avere lavorato, in passato, come barbiere; aveva specificato che i rapporti con il padre, di religione musulmana, non erano buoni e di avere vissuto con la zia a (OMISSIS) dove aveva frequentato l’università; successivamente il padre gli aveva chiesto di tornare; aveva specificato di avere lasciato il proprio paese a causa della sua amicizia con un ragazzo omosessuale, amicizia contrastata dal padre; aveva riferito che un giorno, mentre stava lavorando nel negozio, era stato aggredito da alcuni ragazzi e, a causa delle ferite riportate, era stato ricoverato in ospedale; successivamente aveva saputo dalla madre di essere stato denunciato dal padre per il fatto di frequentare il ragazzo gay; con i soldi datigli dalla madre era andato a vivere in una casa disabitata; era stato, poi, sequestrato da alcuni ragazzi, portato in Libia e venduto ad un signore libico che lo aveva messo a lavorare nella sua piantagione; da lì si era, poi, imbarcato in Italia.

3. La Corte di appello, a sostegno della propria decisione, premesso che non aveva ritenuto procedere ad una nuova audizione del richiedente perché non necessaria, ha rilevato che non sussistevano i presupposti né per il riconoscimento dello status di rifugiato, né quelli per la protezione sussidiaria, non essendovi per il richiedente il rischio di torture e/o altre forme di maltrattamento, né una situazione di violenza indiscriminata nella regione di residenza, con concreto pericolo di danno grave; in ordine alla richiesta di protezione umanitaria, i giudici di seconde cure hanno sottolineato che gli sforzi di integrazione compiuti e i risultati raggiunti non potevano in alcun modo concretizzare i presupposti per il riconoscimento della chiesta protezione, così come erano irrilevanti i fatti e le vicende del viaggio migratorio attraverso i Paesi africani di transito in quanto il richiedente avrebbe dovuto fare poi rientro nel suo Paese natale.

4. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione I.B.I. affidato a tre motivi.

5. Il Ministero dell’Interno si è costituito, al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione della causa.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

CHE:

1. I motivi possono essere così sintetizzati.

2. Con il primo motivo il ricorrente denuncia la violazione e/o falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 7,8 e 11 in combinato disposto con il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, in relazione alla mancata audizione del ricorrente non disposta dalla Corte territoriale, venendo così meno al suo dovere di cooperazione istruttoria.

3. Con il secondo motivo si censura la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, in combinato disposto con il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, per avere la Corte territoriale, da un lato, ribadito acriticamente l’inattendibilità e le lacune della narrazione di esso richiedente e, dall’altro, per non avere ritenuto la sussistenza del danno grave che il richiedente avrebbe subito in caso di rientro, anche per l’attuale situazione della Nigeria che, a differenza di quanto ritenuto nella gravata sentenza, presentava una situazione di violenza generalizzata.

4. Con il terzo motivo il ricorrente si duole della violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6 e art. 19, in relazione all’art. 10 Cost., comma 3, per non avere rilevato la Corte territoriale la situazione di vulnerabilità di esso richiedente che, allorquando era giunto in Italia, era ancora minorenne e si era ormai integrato in Italia.

5. Il primo motivo è inammissibile.

6. Invero, il ricorso per cassazione con il quale sia dedotta, in mancanza di videoregistrazione, l’omessa audizione del richiedente che ne abbia fatto espressa istanza, deve contenere l’indicazione puntuale dei fatti che erano stati dedotti avanti al giudice del merito a sostegno di tale richiesta, avendo il ricorrente un preciso onere di specificità della censura (cfr. Cass. n. 25312 del 2020).

7. Nel caso in esame, invece, nella censura non è precisato quale specifico fatto il ricorrente avrebbe voluto chiarire (cfr. anche Cass. 21584/2020 sulla necessità di nuove circostanze da addurre) in sede di nuova audizione, tale da rendere necessario un nuovo colloquio, di talché la doglianza è inammissibile.

8. Il secondo motivo ed il terzo motivo, da esaminarjcongiuntamente perché interferenti, sono, invece, fondati e vanno accolti per quanto di ragione.

9. Nella stessa gravata sentenza, invero, si legge che B.I.I., nato il (OMISSIS), è entrato in Italia illegalmente il 4.8.2015, quando cioè, era minorenne.

10. Orbene, in tema di protezione umanitaria, il giudice, ai fini dell’individuazione di eventuali situazioni di vulnerabilità, nell’accertare il livello d’integrazione raggiunto in Italia dal richiedente, comparato con la situazione in cui versava prima dell’abbandono del paese di origine, deve valutarne la minore età, in considerazione della particolare tutela di cui gode nel nostro ordinamento il migrante minorenne, in specie ove sia non accompagnato, trattandosi di condizione di “vulnerabilità estrema”, prevalente rispetto alla qualità di straniero illegalmente soggiornante nel territorio dello Stato, avuto riguardo all’assenza di familiari maggiorenni in grado di prendersene cura ed al conseguente obbligo dello Stato di adottare tutte le misure necessarie per non incorrere nella violazione dell’art. 3 Cedu (Cass. n. 11743/2020).

11. La minore età del richiedente al momento del suo ingresso in Italia, trattandosi di condizione personale di particolare vulnerabilità la quale, al pari di altre (come lo stato di gravidanza, l’età avanzata, la disabilità, etc.), determina, pur in mancanza di un concreto rischio per la vita, l’integrità fisica o la libertà individuale, il pericolo, in caso di rimpatrio, di una significativa ed effettiva compromissione dei diritti inviolabili del richiedente (Cass. n. 17185/2020).

12. Nella fattispecie, la Corte territoriale non ha valutato tale profilo, sia in relazione alla chiesta protezione umanitaria, sia con riguardo alla istanza di protezione sussidiaria, verificando in particolare se, in caso di rimpatrio, il richiedente, partito quando era minorenne, avrebbe potuto essere sottoposto a trattamenti inumani o degradanti perché accusato dal padre di essere omosessuale.

13. In altri termini, la Corte di merito avrebbe dovuto approfondire la circostanza che il richiedente aveva intrapreso il suo percorso in una condizione che lo differenziava dagli altri, sia perché minorenne sia perché accusato di essere omossessuale; in questa ottica, pertanto, si sarebbero dovute valorizzare anche le dichiarazioni rese in merito al soggiorno in Libia -ove era stato specificato dal richiedente di essere stato venduto e messo a lavorare presso una piantagione- senza fermarsi alla circostanza che l’eventuale rientro nel paese natale rendeva irrilevanti i fatti e le vicende del viaggio migratorio presso altri paesi.

14. In conclusione, ai fini di concedere le tutele richieste, avrebbero dovute essere esaminate la giovane età del ricorrente durante il viaggio, l’accusa di essere omosessuale che lo aveva indotto a partire, le vicissitudini da lui attraversate durante il tragitto e le esperienze traumatiche di cui era stato fatto cenno sempre quando era minorenne e, da ultimo, nel contesto sopra delineato, gli sforzi di integrazione in Italia, definiti dagli stessi giudici di seconde cure “apprezzabili”.

15. La sentenza impugnata dovrà, quindi, essere cassata, in relazione ai motivi accolti, con rinvio della causa alla Corte di appello di Torino, in diversa composizione, la quale, nel procedere al suo nuovo esame, si atterrà ai principi sopra illustrati e provvederà anche sulle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il secondo ed il terzo motivo per quanto di ragione, inammissibile il primo; cassa la sentenza in relazione ai motivi accolti e rinvia alla Corte di appello di Torino, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza camerale, il 16 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 4 novembre 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA