Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31744 del 04/12/2019

Cassazione civile sez. VI, 04/12/2019, (ud. 12/09/2019, dep. 04/12/2019), n.31744

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 28268/2018 R.G. proposto da:

M.P., rappresentato e difeso dall’avv. Federico Bergamo, con

domicilio in Napoli, alla Piazza Matteotti n. 7.

– ricorrente-

contro

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, in persona del Ministro

p.t..

– intimato –

avverso il decreto della Corte d’appello di Roma, depositato in data

20.2.2018;

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del giorno

12.9.2019 dal Consigliere Fortunato Giuseppe.

Fatto

FATTI DI CAUSA

La Corte d’appello di Roma ha dichiarato inammissibile la domanda di equo indennizzo ex L. n. 89 del 2001, proposta da M.P. in relazione alla durata irragionevole di un giudizio amministrativo instaurato nei confronti della Regione Campania con ricorso del 27.10.1999, conclusosi con decreto di perenzione del 10.5.2012.

Il Giudice di merito, rilevato che il giudizio presupposto era pendente alla data di entrata in vigore del codice del processo amministrativo e che l’istanza di indennizzo era stata depositata in data 16.8.2012, ha rilevato che, ai sensi del D.P.R. n. 112 del 2008, art. 54, come modificato dal D.Lgs. n. 104 del 2010, allegato IV, art. 3, comma 23, ostasse all’accoglimento della domanda la mancata presentazione dell’istanza di prelievo di cui al codice del processo amministrativo, art. 71, comma 2, e ciò anche riguardo al ritardo maturato precedentemente all’entrata in vigore delle nuove disposizioni, non potendosi assimilare a tale istanza la richiesta di fissazione dell’udienza ai sensi della L. n. 1034 del 1971, art. 23.

La cassazione di questo decreto è chiesto da M.P. con ricorso in tre motivi.

Il Ministero della giustizia è rimasto intimato.

Con ordinanza interlocutoria n. 8716/2019 la causa è stata rinviata a nuovo ruolo in attesa della decisione della Corte costituzionale sulla questione di legittimità sollevata con ordinanza n. 26221/2017.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il primo motivo denuncia la violazione degli artt. 6-13 CEDU, della L. n. 848 del 1955, degli artt. 11-117 Cost., la violazione del giudicato costituzionale e dell’art. 2909 c.c., del D.L. n. 112 del 2008, art. 54, comma 2, come modificato dal D.Lgs. n. 104 del 2010, allegato IV, art. 3, comma 23, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, asserendo che, in ossequio al primato del diritto comunitario sul diritto nazionale, la norma che impone la presentazione dell’istanza di prelievo ai fini della proponibilità della domanda di equo indennizzo doveva essere disapplicata, poichè contrastante con le pronunce della Corte EDU 25.2.2016 (ricorsi 17708/12, 17717/2012, 17729/2012, 29994/2012).

Detta istanza non costituirebbe un rimedio effettivo contro le violazioni in tema di durata ragionevole del processo, non garantendo l’accelerazione del giudizio presupposto, poichè resterebbe nella discrezionalità del singolo giudice disporre un’anticipazione del processo, venendo quindi a tradursi in un mero ostacolo per ottenere l’equa riparazione ex L. n. 89 del 2001.

Il secondo motivo denuncia la violazione del R.D. n. 642 del 1907, art. 51, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per aver il decreto escluso che il ricorrente avesse proposto istanza di prelievo mentre, al di là del nomen iuris adottato e delle norme menzionate nella richiesta, l’istanza di fissazione dell’udienza depositata nel giudizio presupposto dal ricorrente era volta a sollecitare la fissazione del processo e ad accelerare la sua definizione, essendo idonea a soddisfare la condizione di proponibilità della domanda ex L. n. 89 del 2001.

Il terzo motivo denuncia la nullità della sentenza e la violazione della L. n. 89 del 2001, art. 3, comma 6, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, lamentando che il decreto sia stato emesso dopo la scadenza del termine di quattro mesi dal deposito del ricorso, con conseguente nullità della decisione.

2. Per ragioni di ordine logico va esaminato con priorità il terzo motivo di ricorso, che deve dichiararsi infondato.

Il termine di quattro mesi, previsto dalla L. n. 89 del 2001, art. 3, comma 6, nel testo “ratione temporis” vigente, per la conclusione del procedimento di liquidazione dell’indennizzo, ha carattere ordinatorio e sollecitatorio (Cass. 8284/2012; Cass. 5924/2012), essendo solo indicativo e non vincolante per il giudice (Cass. 7144/2006; Cass. 11737/2006).

Consegue che, in mancanza di un’espressa previsione di perentorietà, la sua violazione non determina la nullità della pronuncia, che può essere validamente emessa anche dopo la sua scadenza (Cass. 8032/2019; Cass. 7144/2006).

3. Il primo motivo è fondato.

La Corte di appello ha ritenuto che il diritto all’equa riparazione per l’irragionevole durata del processo amministrativo, proposto dal ricorrente nei confronti della Regione Campania, fosse precluso dalla mancata presentazione dell’istanza di prelievo ai sensi del D.L. n. 112 del 2008, art. 54, come modificato dal D.Lgs. n. 104 del 2010, allegato IV, art. 3, comma 23.

Deve premettersi che, poichè la domanda di equo indennizzo è stata proposta in data 16.8.2012 in relazione ad un giudizio amministrativo presupposto a sua volta definito con decreto di perenzione del 10.5.2012, è inapplicabile la nuova formulazione della L. n. 89 del 2001, art. 6, comma 2 bis, introdotto dalla L. n. 208 del 2015, art. 1, comma 777, lett. a), b) ed m).

La norma, nel testo applicabile ratione temporis, è stata dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale con sentenza n. 34/2019, sull’assunto che, alla luce delle indicazioni della giurisprudenza comunitaria, “il rimedio interno deve garantire la durata ragionevole del giudizio o l’adeguata riparazione della violazione del precetto convenzionale ed il rimedio preventivo è tale se efficacemente sollecitatorio, mentre l’istanza di prelievo, cui fa riferimento il D.L. n. 112 del 2008, art. 54, comma 2 (prima della rimodulazione, come rimedio preventivo, operatane con L. n. 208 del 2015), non costituisce un adempimento necessario, ma una mera facoltà del ricorrente avente effetti puramente dichiarativi di un interesse già incardinato nel processo e di mera “prenotazione della decisione”, risolvendosi in un adempimento formale, rispetto alla cui violazione la – non ragionevole e non proporzionata – sanzione di improponibilità della domanda di indennizzo risulta non in sintonia nè con l’obiettivo del contenimento della durata del processo, nè con quello indennitario per il caso di sua eccessiva durata”.

L’intervenuta caducazione della norma censurata spiega effetti ex tunc sui rapporti non esauriti (quale quello in esame), con la conseguenza che la domanda di equa riparazione non può ritenersi pregiudicata per la mancata presentazione dell’istanza di prelievo.

Il secondo motivo è assorbito, poichè, nel regime qui operante, non essendo l’istanza di prelievo condizione di proponibilità della domanda di equa riparazione è irrilevante stabilire se la richiesta di fissazione dell’udienza formulata dal ricorrente nel giudizio presupposto fosse idonea a soddisfare le condizioni imposte dal D.L. n. 112 del 2008, art. 54, comma 2.

E’ accolto il primo motivo, è assorbito il secondo ed è respinto il terzo.

Il decreto impugnato è cassato in relazione al motivo accolto, con rinvio della causa ad altra sezione della Corte d’appello di Roma anche per la pronuncia sulle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

accoglie il primo motivo di ricorso, dichiara assorbito il secondo e rigetta il terzo, cassa il decreto impugnato in relazione al motivo accolto e rinvia la causa ad altra sezione della Corte d’appello di Roma, anche per la pronuncia sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 12 settembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 4 dicembre 2019

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