Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31744 del 04/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 04/11/2021, (ud. 16/06/2021, dep. 04/11/2021), n.31744

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – rel. Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1936-2020 proposto da:

I.O., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR presso LA

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato DAVIDE VERLATO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO – Commissione Territoriale per il

Riconoscimento della Protezione Internazionale di Verona – Sezione

di Vicenza, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e

difeso dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici

domicilia ex lege in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI n. 12;

– resistente con mandato –

avverso il decreto n. cronologico 10012/2019 del TRIBUNALE di

VENEZIA, depositato il 21/11/2019 R.G.N. 6938/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/06/2021 dal Consigliere Dott. PAGETTA ANTONELLA.

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

Che:

1. con Decreto n. 10012 del 2019 il Tribunale di Venezia ha respinto la domanda di protezione internazionale proposta da I.O., cittadino della Nigeria;

2. per la cassazione della decisione ha proposto ricorso I.O. sulla base di tre motivi;

3. il Ministero dell’Interno intimato non ha resistito con controricorso, ma ha depositato atto di costituzione ai fini della eventuale partecipazione all’udienza di discussione ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1, ultimo alinea, cui non ha fatto seguito alcuna attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

Che:

1. con il primo motivo di ricorso parte ricorrente deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, commi 2 e 3, e del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 3, lett. a) e violazione dei principi generali in materia istruttoria contenuti nel D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 19, comma 8, come modificato dal D.L. n. 13 del 2017 con l’art. 35, comma 9, in riferimento all’art. 2697 c.c., censurando il mancato esercizio dei poteri istruttori da parte del giudice di merito al fine di acquisizione di informazioni sul Paese di provenienza del richiedente e sulla situazione politico, sociale, religiosa e giudiziaria;

2. con il secondo motivo deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, commi 2 e 3, e del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 3, lett. a), in riferimento al D.Lgs. cit., art. 14, lett. c), art. 2697 c.c., censurando la sentenza impugnata per avere omesso ogni indagine sul sistema giudiziario e sanitario nigeriano, e sulla condizione delle carceri e sulla esistenza di criticità legate al contesto politico, etnico e religioso;

3. con il terzo motivo di ricorso deduce: omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, oggetto di discussione fra le parti, in relazione alle richieste contenute nel ricorso originario di concessione di un permesso di soggiorno per motivi umanitari; violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 in riferimento al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. b) e c) e al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3;

4. il ricorso per cassazione è inammissibile per difetto di valida procura alle liti;

4.1. il ricorso è stato presentato in virtù di una procura speciale, rilasciata su foglio separato e materialmente congiunto all’atto di impugnazione, priva della certificazione della data in cui la stessa è stata conferita; ulteriore elemento di incertezza si ravvisa in relazione al luogo di rilascio della procura posto che la data è preceduta dalla indicazione di una duplice località “VICENZA, ROMA”;

4.2. D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, comma 13, introdotto dal D.L. n. 13 del 2017 ed applicabile al caso di specie, prevede che “la procura alle liti per la proposizione del ricorso per cassazione deve essere conferita, a pena di inammissibilità del ricorso, in data successiva alla comunicazione del decreto impugnato; a tal fine il difensore certifica la data di rilascio in suo favore della procura medesima”; nello specifico difetta la certificazione della data di conferimento della procura in quanto il procuratore del ricorrente, Avv. Davide Verlato, si è limitato alla sola autentica della sottoscrizione apposta in calce alla procura dal ricorrente; il rilievo ha carattere assorbente e rende superfluo l’esame, nel merito, dei motivi di ricorso (Cass. n. 20075/2020);

5. non si fa luogo alla rifusione delle spese nei confronti della parte intimata che si è limitata al deposito di memoria di costituzione al fine della discussione, alla quale non è seguita alcuna concreta attività difensiva;

6. la Corte dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis se dovuto.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Nulla per le spese del giudizio.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 16 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 4 novembre 2021

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