Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31739 del 04/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 04/11/2021, (ud. 13/04/2021, dep. 04/11/2021), n.31739

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAIMONDI Guido – Presidente –

Dott. BALESTRIERI Federico – rel. Consigliere –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

Dott. LEONE Margherita – Consigliere –

Dott. DE MARINIS Nicola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 24437-2020 proposto da:

C.P., domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentata e

difesa dagli avvocati AMOS ANDREONI e RAFFAELE FERRARA;

– ricorrente –

contro

CLINIC CENTER S.P.A., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA AGOSTINO RICHELMY,

38, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO DI SALVO, rappresentata e

difesa dall’avvocato LUCIO GIACOMARDO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 364/2020 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 24/01/2020 R.G.N. 2320/2017;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

13/04/2021 dal Consigliere Dott. BALESTRIERI FEDERICO;

il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. MUCCI

ROBERTO;

visto il D.L. 28 ottobre 2020, n. 137, art. 23, comma 8 bis,

convertito con modificazioni nella L. 18 dicembre 2020, n. 176, ha

depositato conclusioni scritte.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

C.P. proponeva appello avverso la sentenza del Tribunale di Napoli n. 7717/17 che aveva respinto la sua domanda, proposta nei confronti della datrice di lavoro Clinic Center s.p.a., diretta al pagamento dell’indennità di vacanza contrattuale (c.c.n.l. Case di Cura Private) posto che, scaduto il detto c.c.n.l. in data 31.12.05, il successivo era stato siglato solo in data 15.9.10, senza alcuna attribuzione patrimoniale per il periodo intermedio, come da verbale di incontro sindacale del 31.1.13.

Resisteva la società.

Con sentenza depositata il 24.1.20, la Corte d’appello di Napoli rigettava il gravame.

Per la cassazione di tale sentenza propone ricorso la C., affidato a due motivi; resiste la società con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. – Con il primo motivo la ricorrente denuncia la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 1226, degli artt. 1362 e segg. nonché art. 1355 c.c. in relazione all’interpretazione del contenuto del verbale di incontro sindacale del 31.1.13 sottoscritto da AIOP regionale Campania, e FP, CGIL FPS, CISL, FPL UIL regionali Campania.

2. – Con secondo motivo la ricorrente denuncia la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 36 Cost. e art. 2099 c.c..

3.- I motivi, che per la oro connessione possono congiuntamente esaminarsi, sono infondati.

La ricorrente cita allo scopo C. Cost. n. 70/15 e n. 178/15, che tuttavia riguardano, la prima i trattamenti pensionistici, la seconda il blocco degli stipendi nel p.i.: la logica e ratio sono completamente diversi: il principio desumibile dall’art. 38 Cost., comma 2, ed il blocco per legge degli stipendi pubblici.

Nella specie si tratta di ritardo nella stipula del nuovo c.c.n.l. di diritto privato e di accertata inesistenza del vantato diritto ad un ristoro per il periodo intermedio in base all’invocato accordo del 31.1.13, che in realtà accordo non e’, trattandosi in realtà di un mero verbale di incontro.

Va allora rilevato innanzitutto che in data 31.1.13 non fu firmato alcun accordo ma solo un verbale di incontro in sede sindacale, inidoneo a costituire diritti ed obblighi tra le parti.

La Corte di merito ha comunque ampiamente accertato che non si era perfezionato alcun accordo circa l’erogazione dell’una tantum, anzi che tale materia era stata più volte rinviata in attesa di condizioni economiche più favorevoli. Tale accertamento non risulta adeguatamente contestato.

In assenza di norma imperativa sovraordinata, la determinazione da parte del giudice della retribuzione già stabilita in sede sindacale dalle parti sociali violerebbe il principio di libertà sindacale, salvo che tale diritto derivasse direttamente dall’art. 36 Cost., ma così nella specie non e’, dovendosi anzi presumere la sufficienza della retribuzione stabilita dai contratti collettivi (Cass. n. 24092/09, n. 27591/05, etc.) Deve poi considerarsi che un vulnus ex art. 36 Cost., potrebbe ricorrere solo valutandosi il trattamento economico complessivo ricevuto, su cui il ricorso difetta di autosufficienza o specificità ex art. 366 c.p.c., senza che sia emersa prova dell’inadeguatezza di quello percepito.

Il ricorso va dunque rigettato. La particolarità della fattispecie e la relativa novità della questione consigliano la compensazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e compensa le spese del presente giudizio di legittimità.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo risultante dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 13 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 4 novembre 2021

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