Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31735 del 04/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 04/11/2021, (ud. 08/10/2020, dep. 04/11/2021), n.31735

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. BLASUTTO Daniela – Consigliere –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 881-2020 proposto da:

B.A., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CANCELLERIA

DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato FABRIZIO IPPOLITO D’AVINO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO – COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL

RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI VERONA, in persona

del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia in ROMA, ALLA VIA

DEI PORTOGHESI 12, ope legis;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 3504/2019 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 06/09/2019 R.G.N. 464/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

08/10/2020 dal Consigliere Dott. LEO GIUSEPPINA.

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

CHE:

1. la Corte territoriale di Venezia, con sentenza pubblicata in data 6.9.2019, ha rigettato l’appello proposto da B.A. (alias B.H.), cittadino senegalese, avverso l’ordinanza resa dal Tribunale della stessa sede il 9.1.2018, che aveva respinto il ricorso del medesimo avverso il provvedimento emesso dal Ministero dell’Interno-Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Verona, con il quale erano state disattese le domande del richiedente, dirette ad ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato o, in subordine, del diritto alla protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2017, ovvero del diritto al rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari il D.Lgs. n. 286 del 1998, ex art. 5, comma 6;

2. la Corte di merito ha osservato che nell’atto di gravame non te3o specificate con chiarezza le modifiche che si richiedono alla ricostruzione del fatto operata dal primo giudice; che “le produzioni documentali del richiedente asilo non possono assurgere a funzione integrativa di una domanda priva di specificità, con l’effetto (inammissibile) di demandare alla controparte o al giudice l’individuazione, tra le varie produzioni, di quelle che l’appellante ha pensato di porre a fondamento della propria domanda senza esplicitarlo (Cass. n. 3022/2018)”; e che l’appellante “non descrive la situazione di grave pericolo per la propria vita e non precisa se la stessa derivi da una vicenda personale non valorizzata dal giudice di primo grado o dalla situazione del Paese di origine; né descrive, se non del tutto genericamente, il processo di integrazione: le espressioni utilizzate sono vaghe, costantemente ripetute in tutte le impugnazioni in materia di protezione internazionale, senza un riferimento a precisi allegati, e la formula stereotipata utilizzata è molto lontana dal modello di atto d’impugnazione contenente motivi specifici come richiesto dal legislatore”;

3. per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso B.A. articolando un motivo; il Ministero dell’Interno ha depositato tardivamente un “Atto di costituzione” al solo fine “di una eventuale partecipazione all’udienza di discussione”;

4. il P.G. non ha formulato richieste.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

CHE:

1. con l’unico motivo di ricorso articolato si lamenta l'”omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio sulla domanda di protezione umanitaria, e precisamente l’omessa valutazione sulla situazione socio-politica esistente in Senegal, e in particolare nella provincia di Casamance, da cui proviene il ricorrente”;

2. Il motivo è inammissibile, innanzitutto perché generico e privo altresì del requisito di autosufficienza, non avendo il ricorrente dato conto, nello stesso, di come e quando nei gradi di merito egli avrebbe allegato e provato la circostanza dell’inserimento lavorativo in Italia o della particolare situazione di vulnerabilità o di altri elementi ostativi al rimpatrio che la Corte territoriale non avrebbe correttamente valutato (cfr., tra le altre, Cass. n. 7831/2019). Peraltro, i giudici di secondo grado, come riferito in narrativa, hanno sottolineato che nell’atto di gravame non sono specificate con chiarezza le modifiche che si richiedono alla ricostruzione del fatto operata dal primo giudice e che il racconto fornito da B.A. risulta del tutto lacunoso e non consente di comprendere se, alla base delle richieste formulate, vi siano ragioni che esulino dalla finalità di sottrarsi ad una vicenda di carattere privato; ed anzi, il ricorrente si limita a prospettare una diversa valutazione della situazione del Paese di provenienza, con una censura che attiene, all’evidenza, ad una quaestio facti che non può formare oggetto di riesame in questa sede, in quanto espressione di un mero dissenso valutativo delle risultanze di causa e diretta, in sostanza, a sollecitare un diverso apprezzamento di merito delle medesime (cfr., ex plurimis, Cass. n. 2563/2020);

3. ciò premesso, è da rilevare – ad abundantiam – che la decisione impugnata appare, comunque, in linea con gli arresti giurisprudenziali di questa Corte, secondo cui, in materia di protezione umanitaria, il riconoscimento del diritto al permesso di soggiorno per motivi umanitari al cittadino straniero che abbia realizzato un grado adeguato di integrazione in Italia “deve fondarsi su una effettiva valutazione comparativa della situazione soggettiva ed oggettiva del richiedente con riferimento al Paese d’origine, al fine di verificare se il rimpatrio possa determinare la privazione della titolarità e dell’esercizio dei diritti umani, al di sotto del nucleo ineliminabile costitutivo dello statuto della dignità personale, in correlazione con la situazione di integrazione raggiunta nel Paese di accoglienza” (cfr., tra le altre, Cass. nn. 29857/2020; 4455/2018); elementi, tutti, circa i quali il ricorrente non ha fornito alcun supporto delibatorio;

4. per le considerazioni innanzi svolte, il ricorso va dichiarato inammissibile;

5. nulla va disposto in ordine alle spese del presente giudizio, non essendo stata svolta attività difensiva dal Ministero intimato;

6. avuto riguardo all’esito del giudizio ed alla data di proposizione del ricorso, sussistono i presupposti processuali (cfr. Cass., SS.UU. n. 4315/2020) di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, secondo quanto specificato in dispositivo.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; nulla per le spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 8 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 4 novembre 2021

 

 

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