Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31733 del 04/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 04/11/2021, (ud. 16/06/2021, dep. 04/11/2021), n.31733

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ORILIA Lorenzo – Presidente –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – rel. Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso per conflitto di competenza, iscritto al n. 31698/2020

sollevato dal Tribunale di Trento con ordinanza n. R.G. 3182/20,del

3/12/20 nel procedimento vertente tra:

F.C. da una parte, C.L., dall’altra;

– ricorrenti –

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16/06/2021 dal Consigliere Relatore Dott. ROSSANA

GIANNACCARI;

lette le conclusioni scritte del PUBBLICO MINISTERO in persona del

SOSTITUTO PROCURATORE GENERALE DOTT. PEPE ALESSANDRO che visti gli

artt. 42 e 380-ter c.p.c. chiede che la Corte di cassazione, in

camera di consiglio, dichiari inammissibile l’istanza di regolamento

di competenza d’ufficio proposta dal Tribunale di Trento.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

il giudizio trae origine dal ricorso depositato dall’Avv. F.C., innanzi al Tribunale di Milano, avente ad oggetto i compensi professionali per l’attività di assistenza giudiziale e stragiudiziale svolta in favore di C.L. nelle vicende societarie relative alla realizzazione di un resort a Zanzibar;

il Tribunale di Milano accolse l’eccezione di incompetenza territoriale proposta dal resistente e dichiarò la competenza in favore del Tribunale di Trento;

il Tribunale di Trento, previa separazione delle domande per prestazioni giudiziali e stragiudiziali, ha sollevato d’ufficio regolamento di competenza ai sensi dell’art. 45 c.p.c. in relazione alla domanda avente per oggetto le prestazioni stragiudiziali;

il giudice remittente ha escluso che si applicasse la competenza inderogabile del foro del consumatore in quanto il cliente aveva agito per scopi inerenti la sua attività professionale e, in conseguenza di ciò, sussisteva la competenza inderogabile, D.Lgs n. 150 del 2011 ex art. 14 del giudice che aveva deciso la causa per ultimo;

il Sostituto Procuratore Generale, nella persona del Dott. P.A. ha chiesto dichiararsi l’inammissibilità del regolamento di competenza.

Diritto

RITENUTO

Che:

– il regolamento di competenza è inammissibile;

– va, in primo luogo osservato che l’Avv. F.C. aveva agito innanzi al Tribunale di Milano per chiedere i compensi in relazione all’attività stragiudiziale svolta in favore di C.L. nelle vicende societarie connesse alla realizzazione di un resort a Zanzibar:

in tale veste, il C. non rivestiva certamente la qualifica di consumatore sicché non era applicabile il foro inderogabile del consumatore;

ai sensi del D.Lgs. 6 settembre 2005, n. 206, art. 3, è consumatore solo quel debitore che, persona fisica, risulti aver contratto obbligazioni per far fronte ad esigenze personali o familiari o della più ampia sfera attinente agli impegni derivanti dalla estrinsecazione della propria personalità sociale e, dunque, anche a favore di terzi, ma senza riflessi diretti in una attività di impresa o professionale propria;

– di contro, per assumere la qualifica di professionista, non è necessario che il soggetto stipuli il contratto nell’esercizio dell’attività propria dell’impresa o della professione, ma è sufficiente che lo concluda al fine dello svolgimento o per le esigenze dell’attività imprenditoriale o professionale (Cassazione civile sez. VI, 31/07/2014, n. 17466);

e’ evidente che la disciplina del consumatore si applica anche al professionista prestatore d’opera intellettuale, quale è l’avvocato, nel senso che il cliente può, ricorrendone le condizioni, essere qualificato consumatore nel rapporto con il suo legale, ancorché tale rapporto sia indubbiamente caratterizzato dall’intuitu personae (confr. Cass. civ. n. 12685 del 2011 city, reciprocamente l’avvocato, che concluda un contratto, potrà essere qualificato professionista o consumatore a seconda che quel contratto sia o meno funzionale all’esercizio della sua attività professionale;

in definitiva, come chiaramente affermato da questa Corte (Cassazione civile sez. VI, 19/01/2016, n. 780) nel procedimento di liquidazione dei compensi di avvocato non trovano applicazione le regole sul foro del consumatore ove la prestazione professionale sia stata resa in un giudizio inerente l’attività imprenditoriale e professionale svolta dal cliente (Nella specie, l’avvocato aveva prestato patrocinio in un procedimento tributario avente ad oggetto la pretesa tributaria nei confronti del cliente in qualità di socio ed amministratore unico di una società di capitali);

orbene, non applicandosi il foro del consumatore, che ha natura inderogabile, il criterio di competenza previsto dal D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 14, comma 2, non ha carattere inderogabile potendo l’Avvocato proporre ricorso per decreto ingiuntivo o ricorso D.Lgs. n. 150 del 211, ex art. 14 per chiedere al cliente il pagamento delle proprie prestazioni professionali;

il carattere non inderogabile della competenza è stato chiaramente affermato con sentenza delle Sezioni Unite del 23 febbraio 2018, n. 4485 e ribadito nella recente pronuncia, sempre a Sezioni Unite N. 4247/2020, dove si afferma testualmente che “il criterio di competenza previsto dal D.Lgs. n. 150 del 2011; comma 2, non è dichiarato inderogabile espressamente dal legislatore e non si può nemmeno considerarlo tale” per il fatto che le prestazioni oggetto della domanda sono legate allo svolgimento della funzione del giudice;

ne consegue che il regolamento di competenza è inammissibile, in quanto l’art. 45 c.p.c. consente il regolamento d’ufficio solo per ragioni di competenza per materia o per territorio nei casi previsti dall’art. 28 c.p.c., ovvero quando la competenza per territorio è inderogabile;

il regolamento di competenza può essere richiesto d’ufficio ai sensi dell’art. 45 c.p.c. solo se sussiste un conflitto negativo, tra il giudice adito e quello “ad quem”, per ragione di materia o di territorio nei casi previsti dall’art. 28 c.p.c., mentre, ove si tratti di questione di competenza per valore o territoriale derogabile, il regolamento è proponibile esclusivamente dalle parti, nella cui mancanza, se la causa sia stata tempestivamente riassunta in termini dinanzi all’altro giudice, la dichiarazione di incompetenza del primo giudice diventa incontestabile e vincolante per il secondo anche se questi la ritenga eventualmente errata, sicché l’eventuale richiesta d’ufficio avanzata da quest’ultimo va dichiarata inammissibile. (Cass. Cassazione civile sez. VI, 19/01/2015, n. 728; Cassazione civile sez. VI, 10/07/2014, n. 15789);

nel caso di specie, poiché il provvedimento che dichiarava l’incompetenza del giudice adito non è impugnato con istanza di regolamento di competenza, il Tribunale di Trento, innanzi al quale la causa era stata riassunta non poteva richiederlo d’ufficio ai sensi dell’art. 45 c.p.c.;

la competenza si è quindi radicata, per il solo fatto processuale della riassunzione, presso il giudice ad quem (ex multis Cassazione civile sez. VI, 29/01/2018, n. 2081);

il ricorso per regolamento di competenza va, pertanto, dichiarato inammissibile;

nessuna statuizione va adottata sulle spese.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il regolamento di competenza e, per l’effetto dichiara la competenza del Tribunale di Trento innanzi al quale il giudizio dovrà essere riassunto nei termini di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sesta Sezione Civile -2 della Suprema Corte di cassazione, il 16 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 4 novembre 2021

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