Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31732 del 04/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 04/11/2021, (ud. 13/05/2021, dep. 04/11/2021), n.31732

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. GRASSO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 36986-2019 proposto da:

B.S., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR

presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato XIMENES MARIA CRISTINA;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

avverso l’ordinanza 365/2019 R.G. della CORTE D’APPELLO di CAGLIARI,

depositata il 28/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 13/05/2021 dal Consigliere Relatore Dott. GRASSO

GIUSEPPE.

 

Fatto

RITENUTO

Che:

la vicenda può riassumersi nei termini seguenti:

– la Corte d’appello di Cagliari, rigettata l’impugnazione di Bojang Saline, ne revocò l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, ravvisando l’ipotesi di colpa grave nell’agire in giudizio, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 136, comma 2;

– il Presidente della medesima Corte rigettò l’opposizione avanzata contro la revoca;

– avverso quest’ultimo provvedimento l’insoddisfatto opponente ricorre sulla base di tre motivi, nel mente l’Amministrazione ressite con controricorso.

Diritto

RITENUTO

Che:

con i tre motivi, costituenti unitario complesso censuratorio, il ricorrente denunzia violazione e/o falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3; l’omesso esame di un fatto controverso e decisivo, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5; nonché violazione e/o falsa applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 136, comma 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, assumendo, in sintesi, che:

– il Presidente della Corte d’appello aveva posto a base della sua decisione un giudizio di genericità dell’appello proposto avverso il rigetto della protezione internazionale, giudizio che non era stato espresso affatto dalla Corte d’appello;

– aveva omesso di considerare che non ricorreva l’ipotesi di colpa grave, stante che era stata prodotta davanti alla Corte locale “copiosa giurisprudenza di merito” favorevole alla tesi dell’appellante e, quindi, la domanda “avrebbe trovato con estrema probabilità accoglimento seppure parziale, in altri Fori”;

– la decisione impugnata non aveva valutato se sussistesse o meno la malafede o la colpa grave, essendosi, invece, impropriamente, occupata di riesaminare la vicenda per la quale era stata chiesta la protezione internazionale;

considerato che l’insieme censuratorio risulta, all’evidenza, manifestamente privo di fondamento, stante che il ricorrente, nella sostanza, invoca da parte di questa Corte un improprio riesame delle valutazioni di merito in questa sede non sindacabili:

a) palesemente inconferente deve reputarsi il richiamo all’art. 112 c.p.c., avendo il Giudice deciso sulla questione che gli era devoluta (se fosse da condividere la revoca del patrocinio a spese dello Stato), non potendo avere rilievo di sorta gli argomenti utilizzati al fine, costituenti il costrutto motivazionale, argomenti, peraltro, del tutto pertinenti e rientranti nel vaglio di riesame devoluto al giudice in sede di opposizione;

al) sul punto questa Corte ha già avuto modo di chiarire che in materia di protezione internazionale, la revoca dell’ammissione al patrocinio e spese dello Stato è regolata dal principio generale per cui costituisce motivo di revoca dell’ammissione, sia l’avere agito o resistito in giudizio con dolo o colpa grave, sia la rivalutazione giudiziale dell’iniziale giudizio prognostico sulla manifesta infondatezza della pretesa; la specifica previsione di cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, comma 17, del va intesa, pertanto, nel senso che è da ritenere a domanda (Sez. 6, n. 27203, ne sufficiente, ai fini della revoca, il ò ò mo operato dal giudice del merito alle ragioni dell’infondatezza 27203, Rv. 659909; conf., Cass. n. 20002/2020);

b) l’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, riformulato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54 conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, introduce nell’ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (ex multis, cfr. S.U. n. 8053, 7/4/2014, Rv. 629830 e Rv. 629833; Sez. 6, n. 21257, 8/10/2014, Rv. 632914); non residuano spazi per ulteriori ipotesi di censure che investano il percorso motivazionale, salvo, appunto, l’ipotesi, che qui non ricorre e, peraltro, neppure viene adombrata, del difetto assoluto di motivazione; c) la critica appare inammissibilmente diretta al controllo motivazionale, in spregio al contenuto del vigente n. 5 dell’art. 360, c.p.c., in quanto, la deduzione del vizio di violazione di legge non determina, per ciò stesso, lo scrutinio della questione astrattamente evidenziata sul presupposto che l’accertamento fattuale operato dal giudice di merito giustifichi il rivendicato inquadramento normativo, occorrendo che l’accertamento fattuale, derivante dal vaglio probatorio, sia tale da doversene inferire la sussunzione nel senso auspicato dal ricorrente (da ultimo, S.U. n. 25573, 12/11/2020, Rv. 659459);

considerato che, di conseguenza, siccome affermato dalle S.U. (sent. n. 7155, 21/3/2017, Rv. 643549), lo scrutinio ex art. 360-bis c.p.c., n. 1, da svolgersi relativamente ad ogni singolo motivo e con riferimento al momento della decisione, impone, come si desume in modo univoco dalla lettera della legge, una declaratoria d’inammissibilità, che può rilevare ai fini dell’art. 334 c.p.c., comma 2, sebbene sia fondata, alla stregua dell’art. 348-bis c.p.c. e dell’art. 606 c.p.p., su ragioni di merito, atteso che la funzione di filtro della disposizione consiste nell’esonerare la Suprema Corte dall’esprimere compiutamente la sua adesione al persistente orientamento di legittimità, così consentendo una più rapida delibazione dei ricorsi “inconsistenti”;

considerato che il ricorrente va condannato a rimborsare le spese in favore del controricorrente, tenuto conto del valore, della qualità della causa e delle attività svolte, siccome in dispositivo;

che ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater (inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17) applicabile ratione temporis (essendo stato il ricorso proposto successivamente al 30 gennaio 2013), si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

PQM

dichiara il ricorso inammissibile e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità in favore del controricorrente, che liquida in Euro 2.000,00 per compensi, oltre al rimborso delle spese prenotate a debito;

ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, (inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17), si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 13 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 4 novembre 2021

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