Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31724 del 04/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 04/11/2021, (ud. 18/05/2021, dep. 04/11/2021), n.31724

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – rel. Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17752-2020 proposto da:

K.S., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso

la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato MONICA GROSSO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS);

– resistente –

avverso il decreto n. cronol. 1012/2020 del TRIBUNALE di TRIESTE,

depositato il 21/04/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 18/05/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MAURO DI

MARZIO.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. – K.S. ricorre per due motivi, nei confronti del Ministero dell’interno, contro il decreto del 21 aprile 2020, con cui il Tribunale di Trieste ha respinto la sua domanda di protezione internazionale o umanitaria.

2. – Non spiega difese l’amministrazione intimata, nessun rilievo potendosi riconoscere ad un atto di costituzione depositato per i soli fini dell’eventuale partecipazione alla discussione orale.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

3. – Il primo mezzo denuncia violazione o falsa applicazione dell’art. 115 c.p.c., nullità della sentenza ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti e per motivazione apparente, censurando il decreto impugnato per aver ritenuto non credibile la narrazione del richiedente.

Il secondo mezzo denuncia violazione o falsa applicazione di norme di diritto ai sensi dell’art. 360, n. 3, e omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, censurando il decreto impugnato per aver respinto le richieste del ricorrente senza alcuna reale motivazione.

Ritenuto che:

4. – Il ricorso è inammissibile.

4.1. – E’ inammissibile il primo mezzo.

In materia di protezione internazionale, il giudizio sulla credibilità del racconto del richiedente, da effettuarsi in base ai parametri, meramente indicativi, forniti dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, è sindacabile in sede di legittimità nei limiti dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), per omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che sia stato oggetto di discussione tra le parti – oltre che per motivazione assolutamente mancante, apparente o perplessa – spettando dunque al ricorrente allegare in modo non generico il fatto storico non valutato, il dato testuale o extratestuale dal quale esso risulti esistente, il come e il quando tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale e la sua decisività per la definizione della vertenza (Cass. 2 luglio 2020, n. 13578). Dunque, in caso di giudizio di non credibilità del richiedente, delle due l’una: o la motivazione è “sotto soglia”, e allora si ricade nell’art. 360 c.p.c., n. 4; o la motivazione c’e’, e allora non resta se non sostenere che il giudice di merito, nel formulare il giudizio di non credibilità, ha omesso di considerare un fatto, che era stato allegato e discusso, potenzialmente decisivo, per il fine della conferma della credibilità.

Nel caso di specie il decreto impugnato ha motivato sulla non credibilità del richiedente, in particolare alle pagine 7-8, in misura senz’altro eccedente la soglia del minimo costituzionale.

Dopodiché, non emerge dal motivo di ricorso alcuno specifico fatto storico che il tribunale non avrebbe valutato, bensì l’affermazione che il giudice di merito avrebbe “male interpretato la narrazione del ricorrente”.

4.2. – E’ inammissibile il secondo mezzo.

In tema di ricorso per cassazione, l’onere di specificità dei motivi, sancito dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4), impone al ricorrente che denunci il vizio di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), a pena d’inammissibilità della censura, di indicare le norme di legge di cui intende lamentare la violazione, di esaminarne il contenuto precettivo e di raffrontarlo con le affermazioni in diritto contenute nella sentenza impugnata, che è tenuto espressamente a richiamare, al fine di dimostrare che queste ultime contrastano col precetto normativo, non potendosi demandare alla Corte il compito di individuare – con una ricerca esplorativa ufficiosa, che trascende le sue funzioni – la norma violata o i punti della sentenza che si pongono in contrasto con essa (Cass., Sez. Un., 28 ottobre 2020, n. 23745).

Nel caso in esame non riesce neppure a comprendersi di quale forma di protezione esattamente il motivo di ricorso vada discorrendo, giacché vi si fa riferimento alle condizioni del paese di provenienza, ma poi si discetta di protezione umanitaria e di asilo costituzionale, sicché, in fin dei conti, non si intende quali sarebbero gli errori di diritto commessi nel provvedimento impugnato.

Nella censura, inoltre, non c’e’ traccia di un qualche specifico fatto storico che il giudice di merito non avrebbe considerato.

5. – Nulla per le spese. Sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.

PQM

dichiara inammissibile il ricorso, dando atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, che sussistono i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 18 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 4 novembre 2021

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