Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31723 del 04/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 04/11/2021, (ud. 18/05/2021, dep. 04/11/2021), n.31723

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – rel. Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17088-2020 proposto da:

D.K., elettivamente domiciliato presso la cancelleria

della CORTE DI CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR, ROMA, rappresentato e

difeso dall’avvocato LUCA VIGIANI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS);

– intimato –

avverso il decreto di rigetto n. cronol. 425/2020 del TRIBUNALE di

REGGIO CALABRIA, depositato il 13/03/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 18/05/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MAURO DI

MARZIO.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. – D.K., cittadino della (OMISSIS), ricorre per due mezzi, nei confronti del Ministero dell’interno, contro il decreto del 13 marzo 2020 con cui il Tribunale di Reggio Calabria ha respinto, in conformità alla decisione della competente Commissione territoriale, la sua domanda di protezione internazionale o umanitaria.

2. – Non spiega difese l’amministrazione intimata, nessun rilievo potendosi riconoscere ad un atto di costituzione depositato per i fini dell’eventuale partecipazione alla discussione orale.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

3. – Il primo mezzo denuncia violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2,3,4,5,6 e 14 nonché del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 oltre a vizio di motivazione, censurando la sentenza impugnata per aver escluso la credibilità del richiedente senza approfondire la situazione del Paese di provenienza. Il secondo mezzo denuncia violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, censurando il decreto impugnato per il fatto che il Tribunale non avrebbe esaminato la ricorrenza dei requisiti per il riconoscimento della protezione umanitaria.

Ritenuto che:

4. – Il ricorso è inammissibile.

4.1. – E’ inammissibile il primo mezzo.

Il ricorrente ha lamentato il giudizio di non credibilità formulato nei suoi confronti sia perché il Tribunale non avrebbe approfondito la situazione del paese di provenienza, sia perché il decreto sarebbe afflitto da vizio di motivazione.

Orbene, a parte il fatto che il vizio di motivazione non rientra tra i motivi spendibili con il ricorso per cassazione, secondo la previsione dettata dal vigente art. 360 c.p.c., deve per il resto osservarsi che in materia di protezione internazionale, il giudizio sulla credibilità del racconto del richiedente, da effettuarsi in base ai parametri, meramente indicativi, forniti dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, è sindacabile in sede di legittimità nei limiti dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), per omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che sia stato oggetto di discussione tra le parti – oltre che per motivazione assolutamente mancante, apparente o perplessa spettando dunque al ricorrente allegare in modo non generico il fatto storico non valutato, il dato testuale o extratestuale dal quale esso risulti esistente, il come e il quando tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale e la sua decisività per la definizione della vertenza (Cass. 2 luglio 2020, n. 13578).

E, nel caso di specie, non viene nel ricorso alcuna traccia di un qualche specifico fatto decisivo e controverso che il giudice di merito non avrebbe valutato, senza dire che è in ogni caso del tutto fuor d’opera la censura concernente la mancata verifica delle condizioni del paese di provenienza, verifica che invece il tribunale ha esattamente effettuato, con il debito richiamo alle fonti impiegate, trascrivendo le risultanze utilizzate alle pagine 3-4 del ricorso.

4.2. – Il secondo mezzo è inammissibile.

Non risponde al vero che il Tribunale non abbia motivato sulla domanda di protezione umanitaria: al contrario, il decreto impugnato esclude, muovendo dall’accertamento effettuato sulle condizioni del Paese di provenienza, che il richiedente si sia allontanato da una situazione di assoluta indigenza o da un contesto nel quale è radicalmente compromessa la possibilità di soddisfare i bisogni e le esigenze ineludibili della vita personale, avendo del resto egli stesso riferito di avere in patria un lavoro come meccanico, di guisa che non erano sussistenti i presupposti per rilasciare al ricorrente un permesso di soggiorno per motivi umanitari, come precisato a pagina 5 del decreto impugnato.

5. – Nulla per le spese. Sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.

PQM

dichiara inammissibile il ricorso, dando atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, che sussistono i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 18 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 4 novembre 2021

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