Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31722 del 04/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 04/11/2021, (ud. 18/05/2021, dep. 04/11/2021), n.31722

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – rel. Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14235-2020 proposto da:

S.E., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA

GIULIANA, 32, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO GREGORACE, che

lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

– MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS);

– intimato –

avverso il decreto RG 632/2018 del TRIBUNALE di REGGIO CALABRIA,

depositato il 13/12/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 18/05/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MAURO DI

MARZIO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. – S.E., gambiano, ricorre per quattro mezzi, nei confronti del Ministero dell’interno, contro il decreto del 13 dicembre 2019 con cui il Tribunale di Reggio Calabria ha respinto, in conformità alla decisione della competente Commissione territoriale, la sua domanda di protezione internazionale o umanitaria.

2. – Non spiega difese l’amministrazione intimata, nessun rilievo potendosi a scrivere ad un atto di costituzione depositato per i soli fini dell’eventuale partecipazione alla discussione orale.

Diritto

CONSIDERATO

che:

3. – Il primo mezzo denuncia violazione o falsa applicazione di norme di diritto in relazione alle dichiarazioni rese dal ricorrente ed al mancato supporto probatorio, censurando il decreto impugnato per il fatto che il giudice sarebbe venuto meno al proprio dovere di cooperazione istruttoria.

Il secondo mezzo denuncia omesso esame delle dichiarazioni rese dal ricorrente alla Commissione territoriale e delle allegazioni portate in giudizio per la valutazione delle condizioni del paese di origine del ricorrente, censurando il decreto impugnato perché sarebbe “chiaro ed evidente che la condizione del paese di origine del ricorrente non è allo stato tranquillizzante e che l’impugnata decisione altro non è che il frutto della omessa valutazione delle corrette fonti di informazioni”.

Il terzo mezzo denuncia mancata concessione della protezione sussidiaria cui il ricorrente aveva diritto ex lege in relazione alle attuali condizioni sociopolitica del paese di origine, violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14.

Il quarto mezzo denuncia errata applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, in relazione alla mancata concessione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, errata applicazione della Dir. 2004/83/CE, recepita dal D.Lgs. n. 251 del 2007, violazione o falsa applicazione di norme di diritto in relazione alle dichiarazioni rese dal ricorrente e dal mancato supporto probatorio, censurando il decreto impugnato perché, a dire del ricorrente, il giudice avrebbe errato nell’affermare “che laddove non siano allegate specificamente (o non emergano dagli atti) le ragioni di fragilità individuali la cui valutazione podi a ritenere che il rimpatrio si traduca in violazione di diritti primari, non residui spazio concreto per l’applicazione della misura”.

Ritenuto che:

4. – Il ricorso è inammissibile.

4.1. – Il richiedente ha sostenuto di aver cagionato la morte di una persona in un incidente stradale e di essere fuggito dal suo Paese per timore delle ritorsioni dei parenti della vittima. Questa narrazione non ha persuaso il giudice di merito, il quale ha osservato non fosse plausibile che il richiedente, dopo essere stato fermato per omicidio, fosse stato poi rilasciato senza l’adozione di alcuna misura utile ad impedirne la fuga. E, tuttavia, non è questa la ratio decidendi che sostiene il rigetto della domanda di asilo nonché di protezione sussidiaria ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. A e B. Il Tribunale, infatti, ha sottolineato che il richiedente “sta sfuggendo alle sue responsabilità non chiarendo la sua posizione e sottraendosi alla giustizia del suo paese”, aggiungendo poi che la vicenda narrata non era comunque riconducibile alla previsione della norma da ultimo indicata.

Di guisa che il richiamo all’omessa cooperazione istruttoria è effettuato senza alcun collegamento con la realtà del provvedimento impugnato. Consegue l’inammissibilità della censura.

4.2. – Il secondo e terzo mezzo, che per il loro collegamento possono essere simultaneamente esaminati, sono inammissibili.

Il Tribunale ha esaminato la situazione del Gambia facendo debita citazione delle fonti impiegate ed escludendo la ricorrenza nel Paese di provenienza del richiedente di una situazione riconducibile alla lettera C dell’art. 14 già citato, sicché l’assunto svolto nel motivo, secondo cui il giudice di merito avrebbe omesso di esaminare la situazione del Gambia, è totalmente destituita di fondamento. Quanto all’affermazione secondo cui detta situazione “non è allo stato tranquillizzante”, essa è priva di qualunque rilievo, giacché il riconoscimento della protezione sussidiaria ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, lett. c, richiede non che la situazione del Paese di provenienza non sia tranquillizzante, ma che sia riscontrabile “la minaccia grave e individuale alla vita o alla persona di un civile derivante dalla violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale”, situazione che il Tribunale ha motivatamente escluso con accertamento di merito che il ricorrente vorrebbe inammissibilmente ribaltare.

4.3. – Il quarto mezzo è inammissibile.

Si tratta di una censura stereotipata e generica che non contiene neppure una parola ad una ipotetica personale situazione di vulnerabilità del richiedente.

5. – Nulla per le spese. Sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso, dando atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, che sussistono i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 18 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 4 novembre 2021

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