Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31645 del 06/12/2018

Cassazione civile sez. lav., 06/12/2018, (ud. 18/07/2018, dep. 06/12/2018), n.31645

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. D’ANTONIO Enrica – rel. Consigliere –

Dott. RIVERSO Roberto – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. BELLE’ Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19119-2013 proposto da:

I.N.P.S. ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, C.F. (OMISSIS)

in persona del suo Presidente e legale rappresentante pro tempore,

in proprio e quale mandatario della S.C.C.I. S.P.A. – Società di

Cartolarizzazione dei Crediti I.N.P.S. C.F. (OMISSIS), elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA CESARE BECCARIA N. 29, presso l’Avvocatura

Centrale dell’Istituto, rappresentati e difesi dagli avvocati

ANTONINO SGROI, EMANUELE DE ROSE, CARLA D’ALOISIO, LELIO MARITATO,

giusta delega in atti;

– ricorrenti –

contro

C.R., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PAOLO FRISI

18, presso lo studio dell’avvocato VINCENZO MASCOLO, che lo

rappresenta e difende unitamente agli avvocati MAURIZIO BALDOLI,

UBERTA CACCIA DOMINIONI, giusta delega in atti;

– controricorrente –

e contro

EQUITALIA NORD S.P.A.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 410/2012 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 26/07/2012 R.G.N. 477/2010.

Fatto

CONSIDERATO IN FATTO

1. La Corte d’appello di Milano ha confermato, sebbene con diversa motivazione, la sentenza del Tribunale di accoglimento dell’opposizione proposta da C.R., amministratore unico della soc Cinehollywood avente ad oggetto la produzione e il commercio di programmi home-video, avverso 5 cartelle esattoriali notificate su istanza dell’Inps per il pagamento dei contributi relativi alla gestione commercianti.

A fondamento della decisione la Corte d’appello, richiamata la norma di interpretazione autentica di cui al D.L. n. 78 del 2010, convertito in L. n. 122 del 2010, ha ritenuto, in contrasto con quanto affermato dal Tribunale, compatibile l’iscrizione alla gestione commercianti contestualmente alla iscrizione alla gestione separata. La Corte ha quindi richiamato le motivazioni di altro precedente della stessa Corte tra le medesime parti, con riferimento alla concreta attività svolta dal C. ritenendo, quindi, che quest’ultimo avesse svolto solo attività rientranti nei compiti dell’amministratore sovraintendendo all’organizzazione e coordinando l’attività dei responsabili dei diversi settori concludendo, pertanto, con l’esclusione dell’obbligo di iscrizione alla gestione commercianti.

2. Avverso la sentenza ricorre in cassazione l’Inps, in proprio e quale procuratore speciale della soc di Cartolarizzazione dei crediti Inps, con un unico articolato motivo. Il C. resiste con controricorso ulteriormente illustrato con memoria ex art. 378 c.p.c..

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

3. Il C. eccepisce giudicato esterno in quanto l’inps non aveva impugnato la sentenza della Corte d’appello di Milano n. 89/2016 tra le stesse parti che aveva confermato altre sentenze del Tribunale aventi il medesimo oggetto.

L’eccezione è infondata. Pur essendo ammissibile la produzione della sentenza emessa successivamente al deposito del ricorso in cassazione non trovando ostacolo nell’art. 372 c.p.c., va rilevato che l’eccezione non può trovare accoglimento atteso che neppure è specificato se i contributi relativi attengono al medesimo periodo oggetto del presente giudizio, ma anzi sembra desumibile dalla sentenza della Corte d’appello che essi attengono al periodo successivo 2011/2012. Deve rilevarsi, infatti, che l’efficacia preclusiva di nuovi accertamenti, propria del giudicato esterno tra le stesse parti in relazione ad una pluralità di periodi, presuppone che gli elementi costitutivi assumano carattere permanente, ipotesi non necessariamente sussistente nella fattispecie.

4. Il ricorso è, comunque, infondato.

Il ricorrente denuncia la violazione e/o la falsa applicazione della L. 23 dicembre 1996, n. 662, art. 1, commi 203, 207 e 208, così come interpretato dal D.L. n. 78 del 2010, art. 12, comma 11, conv. in L. n. 122 del 2010 in relazione all’art. 2697 c.c..

Lamenta che la Corte d’appello ha ritenuto che l’attività espletata dal C. non sostanziasse il requisito di cui alla L. n. 662 del 1996, comma 203, lett. c) ma rientrasse tra i compiti dell’amministratore.

Assume che il C., socio amministratore della soc Cinehollywood s.r.l. e iscritto alla gestione separata, era tenuto, invece, all’iscrizione anche presso la gestione commercianti in quanto partecipava personalmente al lavoro aziendale.

5. il motivo è infondato.

La disciplina relativa alla gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali e del terziario è stata, come noto, modificata dalla L. n. 662 del 1996, art. 1, comma 203, il quale, nel riformulare la L. n. 160 del 1975, art. 29, comma 1, ha previsto che l’obbligo di iscrizione nella gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali di cui alla L. n. 613 del 1966 sussiste per i soggetti che siano in possesso dei seguenti requisiti: a) siano titolari o gestori in proprio di imprese che, a prescindere dal numero dei dipendenti, siano organizzate e/o dirette prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti la famiglia, ivi compresi i parenti e gli affini entro il terzo grado, ovvero siano familiari coadiutori preposti al punto di vendita;

b) abbiano la piena responsabilità dell’impresa ed assumano tutti gli oneri ed i rischi relativi alla sua gestione (ancorchè tale requisito non sia richiesto per i familiari coadiutori preposti al punto di vendita nonchè per i soci di società a responsabilità limitata);

c) partecipino personalmente al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza;

d) siano in possesso, ove previsto da leggi o regolamenti, di licenze o autorizzazioni e/o siano iscritti in albi, registri e ruoli.

Presupposto imprescindibile per l’iscrizione alla gestione commercianti è dunque pur sempre la prestazione di un’attività lavorativa abituale all’interno dell’impresa, sia essa gestita in forma individuale che societaria: e ciò perchè come a suo tempo rimarcato da Cass. n. 3240 del 2010 – l’assicurazione obbligatoria non intende proteggere l’elemento imprenditoriale del lavoro autonomo, ma piuttosto accomunare commercianti, coltivatori diretti e artigiani ai lavoratori dipendenti in ragione dell’espletamento di attività lavorativa abituale e prevalente all’interno dell’impresa.

E’ piuttosto il caso di chiarire che, a parere del Collegio, i requisiti congiunti di abitualità e prevalenza dell’attività del socio di società a responsabilità limitata (l’onere della prova dei quali è a carico dell’INPS) sono da riferire all’attività lavorativa espletata dal soggetto considerato in seno all’impresa che costituisce l’oggetto della società, ovviamente al netto dell’attività eventualmente esercitata in quanto amministratore, per la quale semmai ricorre l’obbligo dell’iscrizione alla gestione separata di cui alla L. n. 335 del 1995.

Detto altrimenti, va assicurato alla gestione commercianti il socio di società a responsabilità limitata che si dedica abitualmente e prevalentemente al lavoro in azienda, indipendentemente dal fatto che il suo apporto sia prevalente rispetto agli altri fattori produttivi (naturali, materiali e personali) dell’impresa, come invece ritenuto da Cass. nn. 3835 e 17370 del 2016: una tale accezione del requisito della “prevalenza”, infatti, meglio si attaglia alla lettera della disposizione, volta a valorizzare l’elemento del lavoro personale, e meglio aderisce alla ratio dell’estensione dell’obbligo assicurativo introdotto dal legislatore per i soci di società a responsabilità limitata, dal momento che include nell’area di applicazione dell’assicurazione commercianti tutti i casi in cui l’attività del socio, ancorchè abituale e prevalente rispetto al resto delle sue proprie attività, non possa essere ritenuta preponderante rispetto agli altri fattori produttivi dell’impresa.

Del resto, risulta dai lavori preparatori (e segnatamente dal parere n. 926/1998, reso dal Consiglio di Stato su interpello del Ministero del Lavoro) che la L. n. 662 del 1996, art. 1, comma 203, è stato introdotto, tra l’altro, per eliminare i dubbi che erano stati sollevati a proposito dell’iscrizione nella gestione dei soci di società a responsabilità limitata, dato che su costoro non grava logicamente alcun rischio nella conduzione dell’impresa: si voleva in altri termini evitare che, grazie allo schermo della struttura societaria, la prestazione di lavoro resa dal socio nell’impresa sociale fosse sottratta alla contribuzione previdenziale e, al contempo, superare la preesistente disparità di trattamento dei titolari di ditte individuali e dei soci di società di persone rispetto ai soci di società a responsabilità limitata.

6. Ciò chiarito, deve rilevarsi che in nessuna parte della sentenza è dato rintracciare affermazioni della Corte territoriale in contrasto con il principio della doppia iscrizione, così come enucleato dalla giurisprudenza delle Sezioni Unite di questa Corte e su richiamato. Non sussiste, pertanto, sotto tale profilo il denunciato vizio di violazione di legge.

7. Circa l’attività svolta dal C., la Corte, sulla scorta degli atti di causa e del verbale ispettivo, ha esposto che la società occupava 23 dipendenti, con qualifiche e mansioni diverse, che esisteva un’organizzazione complessa ed articolata su cui sovraintendeva il C. ricevendo informative settimanali dai responsabili dei settori ed uffici secondo le dichiarazioni dei testi V. e Ca. e coordinandone l’attività in esecuzione dei compiti di gestione ed impulso rientranti nell’attività di amministratore. La Corte ha, quindi, concluso escludendo lo svolgimento di una attività commerciale con carattere di abitualità e prevalenza da parte del C. ed in ciò si è uniformata ad altri precedenti della medesima Corte tra le stesse parti.

A fronte delle affermazioni contenute nella sentenza impugnata le censure dell’Inps difettano di specificità e autosufficienza, dal momento che l’Inps non trascrive,neppure nella parte che interessa, gli accertamenti ispettivi,nè deposita il verbale o fornisce precise indicazioni circa la sua facile reperibilità nei fascicoli di parte o d’ufficio delle precedenti fasi del giudizio. L’Istituto riferisce di dichiarazioni rese dallo stesso C. o dai testi V. e Ca. da cui risulterebbe un’ingerenza del C. nell’attività produttiva, non mediata da altre figure dei soggetti responsabili del settore, ma non riporta le testimonianze al fine di consentire a questa Corte di valutare la fondatezza di quanto denunciato.

Le censure dell’Inps, in contrasto con l’accertamento in fatto svolto dal Corte ed adeguatamente motivato, ravvisano lo svolgimento da parte del C. di una prestazione lavorativa abituale e prevalente ulteriore rispetto a quella di amministratore,ma le deduzioni poste a fondamento dei motivi in esame costituiscono solo una inammissibile richiesta di rivisitazione del merito, non possibile nel giudizio di legittimità, basata sull’esistenza di elementi probatori non desumibili dalla sentenza impugnata, decisamente contestati da parte del C. che nega di aver mai svolto le attività indicate dall’Istituto a pag 5/6 del ricorso, attività di cui, tuttavia, l’Inps, con la redazione di un atto privo di autosufficienza, non consente a questa Corte di valutary(e l’effettivo svolgimento da parte del C..

8. In definitiva, il ricorso deve essere rigettato e le spese processuali seguono la soccombenza.

Avuto riguardo all’esito del giudizio ed alla data di proposizione del ricorso sussistono i presupposti di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente a pagare le spese processuali che liquida in Euro 3500,00 per compensi professionali,oltre 15% per spese generali ed accessori di legge, nonchè Euro 200,00 per esborsi.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 18 luglio 2018.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2018

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