Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31640 del 04/12/2019

Cassazione civile sez. trib., 04/12/2019, (ud. 09/10/2019, dep. 04/12/2019), n.31640

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRUCITTI Roberta – Presidente –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – Consigliere –

Dott. D’ANGIOLELLA Rosita – Consigliere –

Dott. GUIDA Riccardo – rel. Consigliere –

Dott. D’ORAZIO Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 28146/2012 R.G. proposto da:

Q.S.M., rappresentata e difesa dall’avv. Giuseppe

Marini, elettivamente domiciliato presso il suo studio, in Roma, via

di Villa Sacchetti, n. 9.

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, con

domicilio legale in Roma, via dei Portoghesi, n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato.

– controricorrente –

Avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale del

Veneto, sezione staccata di Verona, sezione n. 21, n. 40/21/12,

pronunciata il 23/01/2012, depositata il 16/04/2012.

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 9 ottobre

2019 dal Consigliere Riccardo Guida.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Q.S.M. impugnò innanzi alla CTP di Verona l’avviso di accertamento che determinava con metodo sintetico il reddito complessivo della contribuente, per l’anno d’imposta 2004, sulla base degli indici di capacità contributiva e degli incrementi patrimoniali del biennio 2003-2004 (possesso di alcune autovetture, titolarità di un’abitazione gravata di un mutuo; acquisto di alcuni fabbricati e di un’autovettura) e quantificava in Euro 174.093,72 l’IRPEF dovuta (con i relativi accessori).

La CTP di Verona, con sentenza n. 166/01/2010, respinse la domanda e la pronuncia di primo grado è stata confermata dalla CTR del Veneto (sezione staccata di Verona), la quale, con la sentenza in epigrafe, ha disatteso l’appello della contribuente.

La commissione regionale veneta ha ritenuto sufficientemente motivata la sentenza di primo grado e ha escluso la dedotta carenza di motivazione dell’atto impositivo; inoltre, ha rilevato che la contribuente non aveva dimostrato che i redditi accertati sinteticamente erano redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte, e nemmeno la fondatezza della prospettazione difensiva per la quale le disponibilità finanziarie erano dovute a elargizioni dei suoi genitori o del coniuge, anche tenuto conto del suo notevole parco – auto e della circostanza che, nel 2006, aveva acquistato un immobile – al prezzo di Euro 400.000,00 – senza ricorrere a mutui, e non aveva provato – tramite documentazione bancaria etc. – di avere ricevuto dal marito la necessaria provvista.

La contribuente ha proposto ricorso per cassazione, sulla base di quattro motivi; l’Agenzia ha resistito con controricorso.

In data 2/10/2019 la ricorrente ha presentato dichiarazione di rinuncia al ricorso per cassazione, ai sensi del D.L. n. 193 del 2016, art. 6, comma 2, assumendo di avere aderito alla procedura di definizione agevolata dei carichi affidati agli agenti della riscossione, ai sensi del D.L. 22 ottobre 2016, n. 193, art. 6, convertito, con modificazioni, dalla L. 1 dicembre 2016, n. 225, e ai sensi del D.L. n. 148 del 2017 (c.d. “rottamazione-bis”), con conseguente verificarsi della causa di estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere.

In forza di questi presupposti processuali ha chiesto la declaratoria d’estinzione del giudizio con integrale compensazione delle spese di lite.

La rinuncia al ricorso per cassazione produce l’estinzione del processo anche in assenza di accettazione, in quanto tale atto non richiede l’accettazione della controparte per essere produttivo di effetti processuali, e determina il passaggio in giudicato della sentenza impugnata (Cass. 19/11/2018, n. 29822; conf.: Cass. 26/02/2015, n. 3971).

Le spese possono essere compensate, tra le parti, in ragione dell’esito complessivo del giudizio (Cass. n. 29822/2018, cit.; conf.: 27/04/2018, n. 10198).

Il D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, che pone a carico del ricorrente rimasto soccombente l’obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, non trova applicazione in caso di rinuncia al ricorso per cassazione in quanto tale misura si applica ai soli casi – tipici – del rigetto dell’impugnazione o della sua declaratoria d’inammissibilità o improcedibilità e, trattandosi di misura eccezionale, lato sensu sanzionatoria, è di stretta interpretazione e non suscettibile, pertanto, di interpretazione estensiva o analogica (Cass. n. 29822/2018, cit.; 12/11/2015, n. 23175).

P.Q.M.

la Corte dichiara l’estinzione del giudizio e compensa, tra le parti, le spese processuali dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, il 9 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 4 dicembre 2019

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