Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3163 del 02/02/2022

Cassazione civile sez. lav., 02/02/2022, (ud. 19/10/2021, dep. 02/02/2022), n.3163

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERRINO Umberto – Presidente –

Dott. MANCINO Rossana – rel. Consigliere –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3896-2019 proposto da:

CO.GE.SE. COOPERATIVA SOCIALE SPORTIVA DILETTANTISTICA A R.L., in

persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA VALERIO PUBLICOLA 67, presso lo studio

dell’avvocato ELISABETTA ROSSI, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato ERNESTO RUSSO;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

suo Presidente e legale rappresentante pro tempore, in proprio e

quale mandatario della S.C.C.I. S.P.A. Società di Cartolarizzazione

dei Crediti I.N.P.S., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA CESARE

BECCARIA 29, presso l’Avvocatura Centrale dell’Istituto,

rappresentati e difesi dagli avvocati EMANUELE DE ROSE, ANTONINO

SGROI, CARLA D’ALOISIO, LELIO MARITATO, ESTER ADA SCIPLINO;

– controricorrenti –

e contro

EQUITALIA CENTRO S.P.A.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 2924/2018 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 20/07/2018 R.G.N. 4606/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

19/10/2021 dal Consigliere Dott. ROSSANA MANCINO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. con sentenza n. 2924 del 2018, la Corte di Appello di Roma ha confermato la sentenza di primo grado che aveva rigettato l’opposizione ad avviso di addebito per contributi omessi e sanzioni in riferimento a 54 istruttori sportivi impiegati dall’attuale parte ricorrente;

2. la Corte di merito, premessa la sussistenza dell’obbligazione contributiva in riferimento agli istruttori sportivi dell’associazione sportiva dilettantistica indipendentemente dalla natura giuridica del rapporto con gli istruttori (autonomo, subordinato, parasubordinato) e a prescindere dall’organizzazione dell’associazione in società o cooperativa, riteneva provata la sussistenza dell’obbligazione contributiva, e insussistente l’esenzione di cui all’art. 67 TUIR, lett. m, per avere l’ente impositore, onerato della relativa prova, dimostrato in giudizio l’espletamento di attività degli istruttori di nuoto, non finalizzata allo svolgimento di alcuna manifestazione sportiva (elemento quest’ultimo non dirimente), retribuita con compensi mensili, regolarità, abitualità e in modo continuativo, concludendo nel senso dell’esecuzione di prestazioni svolte con il carattere della professionalità perché professione abituale, ancorché non esclusiva;

3. avverso tale sentenza CO.GE.SE. Cooperativa Sportiva Dilettantistica a r.l. ha proposto ricorso, affidato a tre motivi, ulteriormente illustrato con memoria, al quale ha opposto difese l’INPS, succeduto all’ENPALS D.L. n. 201 del 2011, ex art. 21, conv. in L. n. 214 del 2011, con controricorso, anche quale procuratore speciale della S.C.C.I. s.p.a.;

4. Equitalia Centro s.p.a. è rimasta intimata.

Diritto

CONSIDERATO

che:

5. il primo motivo, con il quale si deduce omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia per non essere stata compiuta, in sede ispettiva, alcuna indagine sull’asserita professionalità, continuità e abitualità delle prestazioni rese dagli istruttori, è inammissibile perché non è spendibile il vecchio vizio di motivazione, ratione temporis, né è possibile riqualificare il motivo di censura sub specie di omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, ex art. 360 c.p.c., n. 5, ostandovi, in specie, la preclusione della c.d. doppia conforme in fatto (art. 348 ter c.p.c., u.c.), e, in più, perché il motivo trasmoda nella erronea interpretazione della legge applicabile quanto alla necessaria finalizzazione, o meno, dell’attività sportiva a gare o manifestazioni sportive;

6. il secondo motivo, con il quale si denuncia violazione di legge e, in particolare, della disciplina tributaria esonerativa applicabile anche a fini contributivi e si assume che, agli effetti della predetta disciplina agevolativa, non necessariamente l’attività sportiva dilettantistica deve concretizzarsi nella partecipazione a competizioni o manifestazioni sportive e che la continuità della prestazione non costituisce elemento dirimente, non censura adeguatamente la statuizione che, premessi i requisiti soggettivi e oggettivi per fruire della predetta disciplina, ha ritenuto compiutamente assolto dall’INPS l’onere di provare la pretesa contributiva alla stregua delle emergenze istruttorie in ordine a natura e modalità delle prestazioni rese dagli istruttori e relativi compensi mensili ricevuti, rimarcando, alla stregua della documentazione in atti, abitualità e modalità continuativa della retribuzione avulsa, pertanto, da requisiti di marginalità e, in definitiva, ritenendo provato il carattere professionale e l’esercizio della professione abituale, ancorché non esclusiva;

7. il terzo motivo, con il quale si denuncia violazione di legge (art. 116 c.p.c.), è inammissibile giacché la violazione dell’art. 116 c.p.c., è configurabile solo allorché il giudice apprezzi liberamente una prova legale oppure si ritenga vincolato da una prova liberamente apprezzabile (Cass. n. 17607 del 2017 ed ivi ulteriori precedenti);

8. quanto, inoltre, allo scrutinio richiesto sul travisamento della prova, deve ribadirsi, con Cass. n. 24395 del 2020, che l’errore di percezione sul contenuto oggettivo di una prova non è altra cosa dal travisamento della prova e può dar luogo, se del caso, esclusivamente a revocazione ex art. 395 c.p.c., n. 4, mentre l’unico vizio del giudizio di fatto deducibile per cassazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, consiste nell’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e presenti carattere decisivo per il giudizio, salva la preclusione della doppia conforme in fatto, di cui all’art. 348-ter c.p.c., u.c.;

9. se dunque, alla luce della novella apportata all’art. 360 c.p.c., n. 5, non appare in alcun modo ammissibile la deducibilità per cassazione di un vizio di travisamento della prova (e del resto, la giurisprudenza maggioritaria di questa Corte è saldamente orientata nel senso che la denuncia di un errore consistente nell’inesatta percezione da parte del giudice di circostanze presupposte come sicura base del suo ragionamento, in contrasto con quanto risulta dagli atti del processo, non costituisce motivo di ricorso per cassazione ex art. 360 c.p.c., n. 5, ma di revocazione a norma dell’art. 395 c.p.c., comma 1, n. 4, (ex multis, Cass. n. 2529 del 2016, n. 5149 del 2003, n. 2932 del 1999, n. 5351 del 1983), a fortiori deve escludersi che la denuncia della sua occorrenza possa scansare la preclusione della c.d. doppia conforme di cui all’art. 348-ter c.p.c., u.c.;

10. segue coerente la condanna alle spese, liquidate come in dispositivo;

11. ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, sussistono i presupposti processuali per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello per il ricorso ex art. 13, comma 1, se dovuto.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese, liquidate in Euro 200,00 per esborsi, Euro 7.500,00 per compensi professionali, oltre accessori di legge e rimborso forfetario del 15 per cento. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, sussistono i presupposti processuali per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello per il ricorso ex art. 13, comma 1, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 19 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 2 febbraio 2022

 

 

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