Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3160 del 07/02/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. VI, 07/02/2017, (ud. 24/11/2016, dep.07/02/2017),  n. 3160

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. SCODITTI Enrico – rel. Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28777-2015 proposto da:

GROUPAMA ASSICURAZIONI SPA, (già Nuova Tirrena Spa), in persona del

procuratore speciale pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA,

VIA ORAZIO 3, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE GRAZIOSI, che

la rappresenta e difende, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

D.M.R., in nome e per conto del fratello

D.D., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ETTORE FRANCESCHINI

61/63, presso MARIO BAIOCCHI, rappresentata e difesa dall’avvocato

SEBASTIANO CIVITA, giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

e contro

I.R.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 542/2015 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,

depositata il 01/09/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

24/11/2016 dal Consigliere Dott. ENRICO SCODITTI.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Ritenuto che il consigliere relatore dott. Enrico Scoditti ha depositato in cancelleria la seguente relazione ai sensi dell’art. 380 – bis c.p.c.: ” D.M.R., quale procuratore speciale del fratello D.D., convenne in giudizio innanzi al Tribunale di Salerno I.R. e la Nuova Tirrena assicurazioni s.p.a. chiedendo il risarcimento del danno conseguente a sinistro stradale. Si costituì la società assicuratrice chiedendo il rigetto della domanda. Intervenne volontariamente nel giudizio C.C., coniuge dell’attore, chiedendo il risarcimento dei danni cagionati all’autovettura di sua proprietà. Il Tribunale adito, dichiarata la cessazione della materia del contendere relativamente al rapporto processuale concernente l’intervento, accolse la domanda, condannando i convenuti in solido al risarcimento del danno, quantificato in Euro 896.705,00 a titolo di danno emergente ed Euro 183.971,24 per lucro cessante, oltre rivalutazione ed interessi, nel limite di cui al massimale assicurato, e per la parte eccedente il solo I.. Avverso detta sentenza propose appello D.M.R., nella qualità indicata, chiedendo la condanna dell’assicuratrice anche al pagamento delle somme dovute oltre il massimale a titolo di maggior danno, interessi e rivalutazione. Si costituì la società assicuratrice chiedendo il rigetto dell’appello e proponendo altresì appello incidentale per l’accertamento del concorso di colpa con restituzione della differenza sull’importo versato. Con sentenza di data 1 settembre 2015 la Corte d’appello di Salerno accolse l’appello principale, condannando la società assicuratrice, in solido con lo I., al pagamento “della rivalutazione monetaria e degli interessi legali anche eccedenti il massimale assicurato, secondo i criteri stabiliti nella sentenza impugnata”, e rigettò l’appello incidentale. Per quanto qui rileva motivò la corte territoriale nel senso che l’appello andava accolto in quanto all’epoca della domanda la società assicuratrice disponeva già degli elementi occorrenti per accertare, anche tramite i propri consulenti, l’an ed il quantum della responsabilità del suo assicurato (erano in particolare disponibili le risultanze del rapporto dei carabinieri ed era quantificabile sulla base delle condizioni del danneggiato il grado di invalidità permanente residuato). Ha proposto ricorso per cassazione sulla base di tre motivi Groupama Assicurazioni s.p.a. e resiste con controricorso la parte intimata.

Il primo motivo di ricorso è stato proposto per violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4. Lamenta la ricorrente che la Corte d’appello ha omesso di pronunciare in merito al computo, ai fini del calcolo del massimale di polizza, dell’importo di Euro 28.405,12 effettuato in favore del coniuge del danneggiato.

Il motivo è inammissibile. Affinchè possa utilmente dedursi in sede di legittimità un vizio di omessa pronuncia, è necessario, da un lato, che al giudice di merito fossero state rivolte una domanda o un’eccezione autonomamente apprezzabili e, dall’altro, che tali domande o eccezioni siano state riportate puntualmente, nei loro esatti termini, nel ricorso per cassazione, per il principio dell’autosufficienza, con l’indicazione specifica, altresì, dell’atto difensivo o del verbale di udienza nei quali le une o le altre erano state proposte, onde consentire al giudice di verificarne, in primo luogo, la ritualità e la tempestività e, in secondo luogo, la decisività (Cass. 4 marzo 2013, n. 5344). La ricorrente non ha riportato negli esatti termini la domanda rispetto alla quale vi sarebbe stata l’omessa pronuncia. Per la precisione nel motivo si parla di omessa pronuncia in ordine al computo dell’importo di Euro 28.405,12, ma non si chiarisce se sia stato proposto uno specifico gravame sul punto. L’esigenza di autosufficienza del ricorso è tanto più avvertita in quanto nella sommaria esposizione dei fatti di causa la ricorrente ha precisato di aver proposto appello incidentale relativamente all’an della responsabilità e di essersi (soltanto) limitata ad evidenziare l’ammontare dei pagamenti effettuati.

Con il secondo motivo si denuncia violazione dell’art. 1224 c.c. ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 e violazione dell’art. 112 ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4. Osserva la ricorrente che non poteva configurarsi a carico della società assicuratrice il colpevole ritardo perchè la dinamica del sinistro era controversa, non sussistendo la prova positiva che escludesse il concorso di colpa, e che il D. non aveva fornito la prova di aver subito un maggior danno in conseguenza del ritardato pagamento del massimale di polizza. Aggiunge che la Corte d’appello avrebbe potuto riconoscere il maggior danno da svalutazione per la parte non coperta dagli interessi, mentre ha riconosciuto automaticamente la rivalutazione in aggiunta agli interessi, con conseguente duplicazione degli importi.

Il motivo è inammissibile. L’esame della censura implica un accertamento di fatto che è precluso nella presente sede di legittimità. In mancanza della denuncia di un vizio motivazionale l’accertamento del giudice di merito non può qui essere sindacato. Circa il denunciato riconoscimento da parte della Corte d’appello della rivalutazione in aggiunta agli interessi, anzichè per la parte non coperta dagli interessi, il motivo enuncia una statuizione che non è dato rinvenire nella sentenza impugnata, sicchè per tale parte la censura resta estranea alla ratio decidendi.

Con il terzo motivo si denuncia violazione dell’art. 1194 c.c. ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 e violazione dell’art. 112 c.p.c. ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4. Osserva la ricorrente che, dato che il Tribunale ha liquidato gli interessi e la rivalutazione con criteri diversi per quanto attiene al danno non patrimoniale e per quanto attiene invece al danno patrimoniale, non si comprende a quale dei due differenti criteri abbia inteso fare riferimento la Corte d’appello e che quest’ultima avrebbe dovuto indicare i criteri di calcolo degli accessori, permanendo allo stato dubbi e incertezze in ordine al corretto calcolo degli stessi.

Il motivo è inammissibile. La censura non si articola secondo la denuncia di una specifica violazione di legge (salvo il riferimento in rubrica all’art. 112 c.p.c., inconferente in quanto non si prospetta un’omessa pronuncia, mentre rispetto alla norma sui criteri di imputazione del pagamento non si illustra una specifica illegittimità) e dunque in una critica per illegittimità della pronuncia, ma solo nella prospettazione di dubbi e incertezze in ordine al contenuto della statuizione. Il motivo difetta quindi di una specifica censura. Va peraltro rammentato che secondo risalente orientamento, un motivo di ricorso per Cassazione, che meramente prospetti una perplessità destata nel ricorrente dalla motivazione della sentenza di merito, non può equivalere alla proposizione di una censura di legittimità, e rende, pertanto, inammissibile la doglianza, per il tenore della sua formulazione, non rientrando nelle funzioni istituzionali della Corte suprema l’esame e la risoluzione di un dubbio da cui possa essere assalito il ricorrente (Cass. 31 luglio 1967, n. 2041)”;

che sono seguite le rituali comunicazioni e notificazioni e che è stata presentata memoria;

considerato che il Collegio condivide la proposta di decisione contenuta nella relazione del consigliere relatore con la precisazione che il secondo motivo deve essere rigettato perchè il giudice di merito, limitandosi a statuire che la condanna al pagamento ha ad oggetto rivalutazione monetaria ed interessi legali eccedenti il massimale, senza alcuna specificazione al riguardo, deve intendersi che abbia disposto, conformemente all’orientamento di questa Corte (Cass. 13537/2017), nel senso che la svalutazione monetaria va applicata solo per la parte non coperta dagli interessi;

che pertanto il ricorso deve essere rigettato;

che le spese del giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza;

che poichè il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 e viene rigettato, sussistono le condizioni per dare atto, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, che ha aggiunto il comma 1 – quater al testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13 della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.

PQM

la Corte rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente al rimborso delle spese processuali che liquida in euro per compenso, oltre spese forfettarie nella misura del 15% e gli oneri di legge, con distrazione in favore del procuratore dichiaratosi antistatario;

ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sezione sesta civile – 3 della Corte suprema di Cassazione, il 24 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 7 febbraio 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA