Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31560 del 04/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 04/11/2021, (ud. 09/02/2021, dep. 04/11/2021), n.31560

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRUCITTI Roberta – Presidente –

Dott. D’ORAZIO Luigi – Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello Maria – rel. Consigliere –

Dott. VENEGONI Andrea – Consigliere –

Dott. PANDOLFI Catello – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 12354/2016 R.G. proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del legale rappresentante p.t.,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, con

domicilio ex lege in Roma, alla via dei Portoghesi, n. 12;

– ricorrente –

Contro

G.B., L.M.B. e L.M.G., tutti

rappresentati e difesi dall’avv. Egidio Lizza e con domicilio

elettro presso il suo studio, in Roma, via Valadier n. 43;

– controricorrenti e ricorrenti incidentali –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale per la

Lombardia – Milano n. 1611/49/2016, pronunciata in data 03 marzo

2016 e depositata in data 18 marzo 2016, notificata il 23 marzo

2016;

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 9 febbraio

2021 dal Cons. Marcello M. Fracanzani.

 

Fatto

RILEVATO

1.La contribuente G.B. accedeva in data 28 giugno 2006 alla rideterminazione dei valori di acquisto di partecipazioni non negoziate nei mercati regolamentati ai sensi del D.L. n. 203 del 2005, art. 11-quartedecies all’uopo versando un importo di Euro 339.043,34. In particolare la contribuente, unitamente ai suoi due figli L.M.B. e G., accedevano alla rivalutazione delle rispettive azioni di proprietà della società Fomas Finanziaria s.p.a.

2. A seguire la contribuente cedeva ai figli la proprietà delle sue azioni, mantenendo per sé stessa la proprietà di una sola di esse e l’usufrutto su tutte le altre. La contribuente G. eseguiva poi una seconda rivalutazione quattro anni dopo, e quindi nel 2010, a seguito della quale chiedeva il rimborso di quanto versato in occasione della prima (2006). In buona sostanza la signora G.B. chiedeva il rimborso di tutto quanto versato nel 2006, pur essendosi spogliata della titolarità delle azioni, medio tempore cedute ai figli, pur avendone mantenuto l’usufrutto. Anche questi ultimi presentavano a loro volta istanza di rimborso.

3. In pendenza d’istruttoria, i tre contribuenti adivano il giudice di prossimità affermando che il primo procedimento di rivalutazione non si era perfezionato a causa della mancata compilazione del quadro RT nella dichiarazione dei redditi per l’anno 2007. Dopo la costituzione dell’Ufficio, che riconosceva il rimborso di minori somme in favore dei tre contribuenti, la vertenza veniva definita favorevolmente all’Amministrazione finanziaria in ragione della mutata titolarità delle azioni.

4. I contribuenti insorgevano con ricorso in appello, che veniva accolto dalla Commissione tributaria regionale, la quale riteneva la mancata compilazione del quadro RT elemento determinante per il perfezionamento della rivalutazione ed il conseguente diritto al rimborso.

5. Ricorre per la cassazione della sentenza l’Avvocatura generale dello Stato, affidandosi ad un unico motivo di ricorso, cui resistono i tre contribuenti con tempestivo controricorso e ricorso incidentale condizionato.

Diritto

CONSIDERATO

1. In via preliminare occorre esaminare l’eccezione di inammissibilità svolta dalla difesa dei contribuenti per difetto del requisito di autosufficienza.

1.1 Secondo l’orientamento più recente di questa Corte “Ai fini del rispetto dei limiti contenutistici di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, nn. 3) e 4), il ricorso per cassazione deve essere redatto in conformità al dovere processuale della chiarezza e della sinteticità espositiva, dovendo il ricorrente selezionare i profili di fatto e di diritto della vicenda “sub iudice” posti a fondamento delle doglianze proposte in modo da offrire al giudice di legittimità una concisa rappresentazione dell’intera vicenda giudiziaria e delle questioni giuridiche prospettate e non risolte o risolte in maniera non condivisa, per poi esporre le ragioni delle critiche nell’ambito della tipologia dei vizi elencata dall’art. 360 c.p.c.; l’inosservanza di tale dovere (…) pregiudica l’intellegibilità delle questioni, rendendo oscura l’esposizione dei fatti di causa e confuse le censure mosse alla sentenza gravata e, pertanto, comporta la declaratoria di inammissibilità del ricorso, ponendosi in contrasto con l’obiettivo del processo, volto ad assicurare un’effettiva tutela del diritto di difesa (art. 24 Cost.), nel rispetto dei principi costituzionali e convenzionali del giusto processo (art. 111 Cost., comma 2 e art. 6 CEDU), senza gravare lo Stato e le parti di oneri processuali superflui” (cfr. Cass. V, n. 8425/2020).

1.2 Nel caso in esame il ricorso promosso dal patrono erariale rispetta pienamente il requisito dell’esaustività, avendo formulato in modo chiaro e intellegibile l’unico motivo ivi svolto.

L’eccezione è quindi infondata ed è ora possibile passare all’esame dell’unico motivo del ricorso principale.

2. In particolare l’Avvocatura generale dello Stato prospetta la violazione della L. n. 448 del 2001, art. 5 nonché degli artt. 1324 e 1334 c.c. in parametro all’art. 360 c.p.c., n. 3. Segnatamente, censura la sentenza impugnata per aver la CTR fatto malgoverno di quanto previsto dalla L. n. 448 del 2001, art. 5 che subordina il perfezionamento della procedura di rivalutazione alla sola redazione di una perizia giurata di stima e l’assoggettamento del valore ad una imposta sostitutiva da versarsi entro il termine previsto dalla legge. La CTR avrebbe dunque errato nel ritenere determinante la mancata compilazione del quadro RT.

Il motivo è fondato.

2.1. La difesa erariale ha correttamente invocato la pronuncia n. 3410/2015, resa da questa Corte, con cui è stata affermata, ai fini del perfezionamento della procedura di rivalutazione, l’irrilevanza sia del pagamento delle rate successive alla prima, sia della compilazione del quadro RT della dichiarazione dei redditi, in quanto condizioni non richieste dall’art. 5, essendo a tal fine necessaria la sola perizia di stima e le ricevute di versamento dell’imposta sostitutiva, ovvero della prima rata in ipotesi di pagamento rateale.

2.2. Il suddetto principio è stato oggetto di scrutinio e conferma da parte di questa Corte anche con arresti recenti, con cui è stato affermato che “per il perfezionamento della procedura di rideterminazione del valore di acquisto di partecipazioni prevista dalla L. 28 dicembre 2001, n. 448, art. 5 non assume alcuna rilevanza la compilazione del quadro “RT” della dichiarazione dei redditi, ma ha rilievo decisivo la redazione della perizia giurata di stima, nonché l’assoggettamento all’imposta sostitutiva del valore così definito – attraverso il versamento, entro il 16 dicembre 2002, dell’intero importo o, nel caso di rateizzazione, anche della sola prima rata – sicché, a seguito di tale manifestazione unilaterale di volontà del contribuente, portata a conoscenza dell’Amministrazione finanziaria, si produce l’effetto della rideterminazione del valore della partecipazione, non più unilateralmente revocabile (Cass., sez. 5, 20 febbraio 2015, n. 3410)” (Cfr. Cass. V, n. 29389/2020).

2.3 Nel caso di specie è incontroverso, perché risultante dalla motivazione della sentenza impugnata, che la mancata compilazione del quadro RT sia stata l’unica ragione su cui la CTR ha fondato la sua decisione di riforma.

Il motivo è dunque fondato.

3. Stante la fondatezza del ricorso principale, occorre ora procedere allo scrutinio del ricorso incidentale condizionato con cui la difesa dei contribuenti svolge un unico motivo.

4. In particolare i ricorrenti incidentali deducono la violazione della L. n. 448 del 2001, art. 5 – mancata concessione del rimborso dell’imposta sostitutiva in parametro all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Lamentano, nello specifico, la mancata concessione del rimborso dell’imposta sostitutiva che non dovrebbe trovare ostacolo nel passaggio di titolarità dell’azioni per l’intervenuta loro donazione da parte della madre in favore dei figli, con riserva di usufrutto. Più precisamente, la madre, come soggetto che ha operato le due rivalutazioni richiede il rimborso per evitare la doppia imposizione; i figli, per contro lamentano l’illegittimità di non potersi veder restituito quando versato dalla loro dante causa per una doppia rivalutazione.

Il motivo è infondato.

4.1 Per quanto riguarda i figli – donatari, titolari di usufrutto su titoli rivalutati (due volte) dal dante causa, come già dichiarato da questa Corte, in tema di imposta sostitutiva per rivalutazione titoli, il diritto al rimborso delle imposte versate in occasione di una prima rivalutazione di partecipazioni azionarie non spetta al cessionario che abbia proceduto ad una seconda rivalutazione e al versamento dell’imposta, ragguagliata al nuovo valore delle azioni, dal momento che, ai sensi del D.L. n. 70 del 2011, art. 7, comma 2, lett. ee) ed ff), conv. in L. n. 106 del 2011, solo il soggetto che abbia già versato l’imposta relativa alla prima rivalutazione può chiederne il rimborso, ove non si sia avvalso della possibilità di detrarla dal tributo dovuto per una nuova rivalutazione che egli stesso abbia effettuato dei titoli che siano rimasti sempre in suo possesso (cfr. Cass. V, n. 9431/2019). Ne consegue che i cessionari – donatari non sono legittimati a proporre richiesta di rimborso.

4.1 Per quanto attiene alla cedente che ha operato la prima e la seconda rivalutazione, è pur vero che questa Corte, anche di recente, ha affermato che in tema di imposta sostitutiva sui “capital gains”, il contribuente che, avendo optato per la rivalutazione delle proprie partecipazioni societarie, non negoziate nei mercati regolamentati e possedute alla data del 1 gennaio 2001, abbia versato l’imposta sostitutiva ai sensi della L. n. 448 del 2001, art. 5 per poi aderire, in virtù di legge sopravvenuta, alla seconda rivalutazione delle medesime partecipazioni o di quelle nel frattempo residuate, è legittimato a chiedere il rimborso dell’imposta già interamente versata con riguardo alla quota oggetto di duplice tassazione, purché nei limiti di quanto dovuto e versato in seguito alla nuova determinazione di valore della partecipazione sociale, stante la volontarietà della scelta a suo tempo operata e la sua conseguente irrevocabilità (così, Cass. V, n. 4423/2020). Non di meno, questo diritto non è assoluto, proprio per evitare, da un lato la revoca di una scelta irretrattabile già assunta, dall’altro un rimborso integrale, non proporzionato ad evitare la doppia imposizione che costituiva, prima, la ratio della prassi ed ora la ratio della norma contenuta nell’art. 5 più volte citato (cfr. sul punto Cass. V, n 24057/2014). Ed infatti, si è affermato che: In tema di imposta sostitutiva sui “capita gains”, nel caso in cui il contribuente, dopo essersi avvalso, ai sensi della L. n. 448 del 2001, art. 5 della facoltà di determinazione alla data del 1 gennaio 2002 del valore di una partecipazione non negoziata nei mercati non regolamentati, abbia ceduto una quota di tale partecipazione, la rideterminazione del valore della partecipazione alla data del 1 gennaio 2003, come consentito dal D.L. n. 282 del 2002, art. 2 è possibile soltanto per la quota rimasta in possesso del contribuente, mentre per la quota ceduta il valore della partecipazione resta irretrattabilmente fissato in misura proporzionale al valore determinato per l’intera partecipazione alla data del 1 gennaio 2002. Ne consegue che, con il meccanismo della “compensazione”, introdotto dal D.L. n. 70 del 2011, è possibile scomputare dall’imposta dovuta per la nuova rivalutazione quella già versata per il precedente, mentre per le situazioni anteriori è ammesso il rimborso dell’imposta pagata in passato nei limiti dell’importo dovuto a seguito del nuovo affrancamento (così, Cass. V, n. 1683/2016).

Ora, nel caso di specie, la sig.a G.B. insiste, in subordine, per avere il rimborso di un importo proporzionato alle sue effettive partecipazioni dopo la donazione (usufrutto e piena proprietà di una sola azione) nettamente superiore a quello che l’Agenzia afferma di averle già corrisposto, per le stesse causali, in corso di giudizio, come peraltro dato atto nella sentenza della CTR (cfr. impugnata sentenza, in dispositivo). Non di meno, su tali profili, segnatamente sulla quantificazione di quanto ricevuto e sul calcolo di quanto ancora – in tesi – dovutole, il ricorso incidentale non entra nello specifico. In altre parole, la censura non attesta quanto già percepito dalla contribuente e non esprime una quantificazione di ciò che permane per evitare la doppia imposizione, in modo da giustificare la denunciata violazione del citato art. 5. Per questo profilo, quindi, il motivo è inammissibile, prima che infondato, non consentendo a questa Corte di valutare ove si sarebbe concretata la pretesa violazione di legge.

Il motivo è dunque infondato.

5.In conclusione il ricorso principale va accolto, mentre deve essere respinto quello incidentale condizionato promosso dai contribuenti. Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2 con il rigetto del ricorso introduttivo del contribuente.

6.Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso principale e respinge quello incidentale condizionato promosso dai contribuenti, cassa la sentenza impugnata e, decidendo la causa nel merito, rigetta il ricorso introduttivo dei contribuenti.

Condanna i contribuenti al pagamento delle spese del presente giudizio in favore dell’Agenzia delle Entrate, che liquida in Euro settemilaottocento/00, oltre a spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente incidentale dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis se dovuto.

Così deciso in Roma, il 9 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 4 novembre 2021

 

 

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