Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3156 del 02/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 02/02/2022, (ud. 10/12/2021, dep. 02/02/2022), n.3156

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI MARZIO Mauro – Presidente –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – rel. Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. r.g. 20997-2020 proposto da:

S.G. e M.F., entrambi rappresentati e difesi, giusta

procura speciale allegata in calce al ricorso, dall’Avvocato Pierino

Arru, presso il cui studio elettivamente domiciliano in Sassari,

alla Piazza d’Italia n. 26.

– ricorrenti –

contro

PROCURA GENERALE DELLA REPUBBLICA PRESSO LA CORTE DI APPELLO DI

SASSARI.

– intimata –

avverso il decreto, n. cronol. 1473/2020, della CORTE DI APPELLO DI

CAGLIARI – SEZIONE DISTACCATA DI SASSARI reso in data 26/06/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del giorno 10/12/2021 dal Consigliere Relatore Dott.

EDUARDO CAMPESE.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. S.G. e M.F., cittadini senegalesi, ricorrono per cassazione, affidandosi a due motivi, illustrati anche da memoria ex art. 380-bis c.p.c., avverso il decreto della Corte di appello di Cagliari, Sezione distaccata di Sassari, Sezione per i Minorenni, n. 1473/2020, reiettivo del reclamo da essi proposto contro la decisione del Tribunale peri i Minorenni della stessa città che ne aveva autorizzato, D.Lgs. n. 286 del 1998, ex art. 31, comma 3, la ulteriore permanenza in Italia solo fino al 30 giugno 2020 o alla successiva data cui fosse stata spostata, con provvedimento legislativo o governativo, la chiusura dell’anno scolastico, allora in corso, cui era iscritto il loro figlio minorenne M., nato in Senegal nel 2009, e giunto irregolarmente sul territorio nazionale, insieme alla madre, solo nel 2019.

1.1. Quella corte, richiamata l’interpretazione della citata norma fornita dalla giurisprudenza di legittimità, ritenne insussistenti i presupposti per autorizzare la protrazione della permanenza in Italia dei reclamanti oltre quelle date, atteso che: i) come correttamente rilevato nel provvedimento impugnato, non era configurabile una situazione di radicamento nel territorio italiano da parte del suddetto minore, il quale era sempre vissuto in Senegal, dove era nato e cresciuto, affidato a parenti, dove era rimasto fino all’anno scorso, all’età di 10 anni, quando era stato portato irregolarmente in territorio italiano dalla madre. Pertanto, il territorio italiano non era stato per lui il centro dei suoi interessi e delle sue relazioni; ii) neppure erano state evidenziate dai reclamanti “problematiche particolari o rischi di qualsiasi tipo collegati alle condizioni di vita del Paese straniero in cui il minore dovrebbe tornare in caso di diniego dell’autorizzazione. I genitori di M. evidenziano, al contrario, esclusivamente problematiche legate alla loro condizione di vita (“entrambi i ricorrenti risiedono in Italia già da alcuni anni… dove hanno stabilito il loro domicilio e dove hanno il loro focolare domestico”) e non a quella del minore, il quale al contrario, ha sempre vissuto in Senegal. Pertanto, come giustamente sottolineato dal tribunale, “qualora i genitori fossero costretti a lasciare il nostro territorio e fare rientro nel loro Paese d’origine il minore non subirebbe in linea di massima un pregiudizio per il suo sviluppo psicofisico, poiché potrebbe agevolmente reinserirsi nel suo abituale contesto di vita””.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. I formulati motivi denunciano, rispettivamente:

I) “Art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Violazione di legge: del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 31”, ascrivendosi al decreto impugnato di avere erroneamente interpretato il D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 31, nella misura in cui aveva ritenuto che i criteri, necessariamente generali ed astratti, contenuti nei comandi della legge dovessero essere applicati dal giudice senza alcuna considerazione della fattispecie concreta in cui calarli. La norma predetta, infatti, non prevede alcuna necessità di radicamento del minore nel territorio della Repubblica Italiana, ma solo che si debba tenere conto dello sviluppo psico-fisico, dell’età e delle condizioni di salute del minore, che già si trova nel territorio dello Stato. Si assume, inoltre, che altrettanto erroneo era l’affermazione della corte distrettuale secondo cui i reclamanti/odierni ricorrenti avrebbero evidenziato esclusivamente problematiche legate alla loro condizione di vita e non a quella del minore, il quale, al contrario, aveva sempre vissuto in Senegal;

II) “Omesso esame circa un fatto decisivo che è stato oggetto di discussione tra le parti”, contestandosi alla corte territoriale di non aver esaminato i giudizi espressi dagli insegnanti della scuola elementare frequentata dal minore nella pagella scolastica del (OMISSIS), né il contenuto della relazione dei servizi sociali del Comune di (OMISSIS) del (OMISSIS).

2. Le suddette doglianze, scrutinabili congiuntamente perché chiaramente connesse, non meritano accoglimento.

2.1. Giova premettere che il D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 31, prevede che il Tribunale per i Minorenni può autorizzare la permanenza in Italia del familiare del minore, solo per un periodo di tempo determinato, quando sussistano gravi motivi connessi allo sviluppo plico-fisico del minore.

2.1.1. Questa Corte ha affermato, in un primo tempo, che l’autorizzazione all’ingresso ed alla permanenza del familiare nel territorio dello Stato, del menzionato D.Lgs., ex art. 31, comma 3, è correlata esclusivamente alla sussistenza di situazioni eccezionali, le quali non possono assumere carattere di normalità e stabilità (cfr., ex aliis, Cass. n. 11624 del 2001; Cass. n. 9088 del 2002).

2.1.2. Successivamente, per effetto dell’intervento delle Sezioni Unite (cfr. Cass., SU, n. 21799 del 2010), si è venuto ad ampliare il concetto di gravi motivi connessi allo sviluppo psico-fisico del minore, affermandosi che la temporanea autorizzazione alla permanenza in Italia del familiare di quest’ultimo, prevista dal D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 31, in relazione a gravi motivi connessi al suo sviluppo psicofisico, non richiede necessariamente l’esistenza di situazione di emergenza o di circostanze contingenti ed eccezionali strettamente collegate alla sua salute, potendo comprendere qualsiasi danno effettivo, concreto, percepibile ed obbiettivamente grave che, in considerazione dell’età o delle condizioni di salute ricollegabili al complessivo sviluppo psicofisico, deriva o deriverà certamente al minore dall’allontanamento del familiare o dal suo definitivo sradicamento dall’ambiente in cui è cresciuto (cfr., ex multis, Cass. n. 2648 del 2011; Cass. n. 13237 del 2011; Cass. n. 14125 del 2011; Cass. n. 17739 del 2015; Cass. n. 24476 del 2015; Cass. n. 25419 del 2015; Cass. n. 4197 del 2017; Cass. n. 29795 del 2017; Cass. n. 4094 del 2018; Cass. n. 9391 del 2018; Cass. n. 14238 del 2018).

2.1.3. Tuttavia, la stessa giurisprudenza ha ribadito che deve trattarsi, in ogni caso, di situazioni, di non lunga o indeterminabile durata e non caratterizzate da tendenziale stabilità (cfr., ex multis, Cass., SU, n. 21799 del 2010; Cass. n. 15191 del 2015; Cass. n. 17739 del 2015; Cass. n. 25419 del 2015; Cass., 12/12/2017, n. 29795 del 2017; Cass. n. 4094 del 2018; Cass. n. 9391 del 2018; Cass. n. 10785 del 2019) che, pur non prestandosi ad essere catalogate o standarcli7zate, si concretino in eventi traumatici e non prevedibili che trascendano il normale disagio dovuto al proprio rimpatrio o a quello di un familiare (cfr. Cass. n. 4094 del 2018; Cass. n. 9391 del 2018).

2.1.4. Si e’, infine, opportunamente chiarito che “i “gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico” citato ex art. 31, comma 3, sono rappresentati da situazioni oggettivamente gravi comportanti una seria compromissione dell’equilibrio psicofisico del minore, non altrimenti evitabile se non attraverso il rilascio della predetta misura autorizzativa. Pertanto, la norma in esame non si presta ad essere intesa come generica tutela del diritto alla coesione familiare del minore e dei suoi genitori, interpretazione che, proprio come affermato dalle Sezioni Unite con la pronuncia sopra citata (la n. 21799 del 2010. Ndr), avrebbe l’effetto di superare e porre nel nulla la disciplina del ricongiungimento familiare “tutte le volte in cui per effetto dell’espulsione del genitore irregolare si realizzi la rottura dell’unità familiare comprendente un minore, muovendo dal presupposto che quest’ultima comporti per lui sempre e comunque un danno psichico”. Ne conseguirebbe l’applicazione automatica dell’autorizzazione de qua, in tal modo trasformata da eccezione a regola” (cfr. Cass. n. 9391 del 2018, in motivazione). Da qui la conclusione che la parte richiedente ha l’onere di dedurre, in modo specifico, il grave disagio psico-fisico del minore (cfr. Cass. n. 773 del 2020), non essendo sufficiente la mera indicazione della necessità di entrambe le figure genitoriali, o l’allegazione di un disagio in caso di rimpatrio insieme ai genitori o a causa dell’allontanamento di un genitore Cass. n. 14238 del 2018; Cass. n. 9391 del 2018; Cass. n. 26710 del 2017).

2.2. Tanto premesso, il decreto impugnato si conforma, nella sostanza, ai principi appena richiamati.

2.2.1. Invero, i ricorrenti (che, come si evince dal provvedimento impugnato, hanno riferito che il loro figlio minorenne M. era nato in Senegal nel 2009, ed era giunto irregolarmente sul territorio nazionale, insieme alla madre, solo nel 2019) insistono nel ribadire (richiamando anche i giudizi espressi dagli insegnanti della scuola elementare frequentata dal figlio nella pagella scolastica del (OMISSIS), ed il contenuto della relazione dei servizi sociali del Comune di (OMISSIS) del (OMISSIS)) che il suddetto minore – in relazione al quale la corte distrettuale ha pure escluso situazioni di emergenza o circostanze contingenti ed eccezionali strettamente collegate alla sue salute che ne imporrebbero la permanenza in Italia, piuttosto che il rientro nel Paese di origine (cfr. pag. 4 del citato decreto) – è riuscito ad integrarsi perfettamente in una classe (quinta elementare) formata e composta da ragazzi che si conoscevano e frequentavano già da alcuni anni, ad imparare molto bene la lingua italiana ed a conseguire una valutazione estremamente positiva, sia per quanto riguarda il rendimento scolastico nelle materie di studio, sia nei rapporti con gli altri compagni di scuola. Sarebbe, dunque, riduttivo, a loro dire, limitare la disamina del radicamento del minore alla sola considerazione del tempo da lui trascorso in Italia.

2.3. Orbene, queste affermazioni tendono a ricercare l’asserito grave pregiudizio per quel minore sostanzialmente nella rottura dell’unità familiare e nel disagio eventualmente derivantegli dal ritorno, con essi, in Senegal: si tratta, però di fattori entrambi già valutati e motivatamente disattesi dalla corte distrettuale, la quale ha significativamente rimarcato che lo stesso, nato in Senegal nel 2009, aveva li vissuto fino al 2019, affidato a parenti, sicché “qualora i genitori fossero costretti a lasciare il nostro territorio e fare rientro nel loro Paese d’origine il minore non subirebbe in linea di massima un pregiudizio per il suo sviluppo psicofisico, poiché potrebbe agevolmente reinserirsi nel suo abituale contesto di vita””.

2.3.1. In altri termini, il duplice fatto che il minore si sia ben integrato in Italia nel limitato tempo (rispetto ai suoi primi dieci anni di vita trascorsi in Senegal) qui trascorso e che i suoi genitori (entrambi con permesso di soggiorno scaduto nel 2016 e 2017, cui era stato ordinato di lasciare il territorio nazionale, ed il Samb pure destinatario di un decreto prefettizio di espulsione) abbiano essi stessi trovato opportunità di alloggio e/o lavoro non può valere a giustificare un provvedimento che – per previsione di legge – non può avere lunga o indeterminabile durata, né, tantomeno, tendenziale stabilità.

2.3.2. La complessiva valutazione espressa dalla corte sarda si traduce in un giudizio fattuale, che appare coerente con la giurisprudenza di legittimità citata in precedenza e riaffermata anche con riferimento ad altre analoghe fattispecie all’esame di questa Corte Cass. n. 17739 del 2015; Cass. n. 24776 del 2015; Cass. n. 25419 del 2015; Cass. n. 4094 del 2018), la quale ha pure sancito che la valutazione da parte del giudice del merito dei “gravi motivi” richiesti dal D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 31, comma 3, ai fini del rilascio dello speciale permesso di soggiorno temporaneo in favore degli stranieri che siano genitori di figli minori, costituisce un apprezzamento in fatto insindacabile in sede di legittimità (cfr. Cass. n. 277 del 2020).

2.4. Le odierne censure dei ricorrenti si risolvono, dunque, nella contestazione della suddetta valutazione di merito espressa dalla corte sarda, e, come tale, non scrutinatile nel presente giudizio di legittimità, che non può essere surrettiziamente trasformato in un nuovo, non consentito, terzo grado di merito, nel quale ridiscutere gli esiti istruttori espressi nella decisione impugnata, non condivisi e, per ciò solo, censurati al fine di ottenerne la sostituzione con altri più consoni alle proprie aspettative Cass. n. 21381 del 2006, nonché la più recente Cass. n. 8758 del 2017).

3. Il ricorso, dunque, va respinto, senza necessità di pronuncia in ordine alle spese di questo giudizio di legittimità, atteso il mancato svolgimento di attività difensiva della parte intimata. Va dato atto, inoltre, giusta quanto recentemente precisato da Cass., SU, n. 4315 del 2020, rv. 657198-06, che, malgrado il tenore della pronuncia adottata, non è dovuto il pagamento di un’ulteriore somma, a titolo di contributo unificato, posto che, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 10, comma 2, non è soggetto al contributo unificato il processo comunque riguardante la prole.

3.1. Va, disposta, infine, per l’ipotesi di diffusione del presente provvedimento, l’omissione delle generalità e degli altri dati identificativi a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

In caso di diffusione del presente provvedimento omettere le generalità e gli altri dati identificati, a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52, in quanto imposto dalla legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta sezione civile della Corte Suprema di cassazione, il 10 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 2 febbraio 2022

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