Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3151 del 08/02/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 3151 Anno 2018
Presidente: DORONZO ADRIANA
Relatore: ESPOSITO LUCIA

ORDINANZA
sul ricorso 17208-2016 proposto da:
I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, C.F.
80078750587, in persona del legale rappresentante pro tempore,
domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso la sede
dell’AVVOCATURA CENTRALE dell’Istituto medesimo, rappresentato e
difeso unitamente e disgiuntamente dagli avvocati CARLA
D’ALOISIO, ANTONINO SGROI, LELIO MARITATO, EMANUELE DE
ROSE;
– ricorrente contro
NORCIA MICHELANGELO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
PASUBIO n.15, presso lo studio dell’avvocato CARLO TARDELLA,
rappresentato e difeso dall’avvocato RAFFAELLA RINALDI;
– controricorrente –

Data pubblicazione: 08/02/2018

avverso la sentenza n.318/2015 del TRIBUNALE di PISA, depositata
il 22/04/2015, e l’Ordinanza della Corte di Appello di Firenze del
10/05/2016 emessa sul procedimento iscritto al n°840/2015 R.G.;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 08/11/2017 dal Consigliere Dott. LUCIA ESPOSITO.

che con la sentenza impugnata, confermata dalla Corte d’appello di
Firenze con ordinanza d’inammissibilità dell’appello ex art. 348 bis
c.p.c., il Tribunale di Pisa accoglieva il ricorso proposto da Norcia
Michelangelo nei confronti dell’INPS, avente ad oggetto avviso di
addebito inerente a pretese a titolo di contributi dovuti alla gestione
commercianti nel periodo 2006-2009;

che il Tribunale fondava il suo convincimento sul rilievo che
presupposto per l’iscrizione alla gestione commercianti fosse
l’esercizio di attività commerciale e che una simile attività non
potesse essere riscontrata in capo al ricorrente, socio
accomandatario e amministratore della Bienne di Norcia
Michelangelo e C. s.a.s., la cui attività nel periodo in contestazione si
era limitata all’affitto dell’azienda e alla conseguente riscossione del
corrispettivo della cessione;

che per la cassazione della sentenza di primo grado hanno proposto
ricorso l’Inps e la S.C.C.I. s.p.a., sulla base di un unico motivo;

che il Norcia ha resistito con controricorso, illustrato mediante
memoria;

che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis cod. proc. civ.,
è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione
dell’adunanza in camera di consiglio non partecipata;

Ric. 2016 n. 17208 sez. ML – ud. 08-11-2017
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RILEVATO

che il collegio ha autorizzato, come da decreto del Primo Presidente
in data 14 settembre 2016, la redazione della motivazione in forma
semplificata;

CONSIDERATO

3 c.p.c., violazione e falsa applicazione dell’art. 1 I. 1966 n. 613,
dell’art. 1 I. 27 novembre 1960 n. 1397, così come modificato
dall’art. 1 c. 203 I. n. 662/1996, dell’art. 2 della stessa I. 27
novembre 1960 n. 1397 e degli artt. 2291, 2298 e 2697 c.c. e
dell’art. 3 c. 2 I. 45/86, rilevando, per un verso, che l’attività svolta
dalla società era da ritenere di natura commerciale, sulla scorta della
presunzione che le società costituite in forma diversa da quella
semplice esercitano attività imprenditoriale e, per altro verso, che il
Norcia, a fronte della visura camerale contemplante quale oggetto
della società lo svolgimento di varie attività commerciali, aveva solo
allegato e non provato, senza vincere pertanto la presunzione
richiamata, che l’attività sociale si fosse limitata al solo godimento di
beni;

che il motivo è infondato;

che questa Corte è ferma nel ritenere che, in base alla legge 23
dicembre 1996 n. 662, art. 1 comma 203, che sostituisce la L. 3
giugno 1975, n. 160, art. 29, comma 1°, presupposto per l’iscrizione
alla gestione commercianti è lo svolgimento da parte dell’interessato
di attività commerciale;

che nella specie il suddetto presupposto risulta correttamente
escluso dal Tribunale, il quale, con valutazione di merito ha ritenuto
superata la presunzione di espletamento di attività di tipo
commerciale, accertando che il ricorrente era stato in tutto il periodo
in contestazione socio accomandatario della società, fino al
Ric. 2016 n. 17208 sez. ML – ud. 08-11-2017
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che con unico motivo il ricorrente deduce, ai sensi degli artt. 360, n.

30/9/2006 iscritta nell’albo delle imprese artigiane in quanto
svolgente attività nel settore conciario, e cancellata da detto registro
in tale data per aver cessato l’attività produttiva in esito all’affitto di
ramo di azienda a Due Emme s.r.l. Ha dato atto, altresì, che dalla
visura camerale della Bienne s.a.s. risultava che dal 1/10/2006
l’attività riferibile alla società era stata qualificata nel registro delle

oltre al reddito qualificato d’impresa, il ricorrente aveva svolto
attività lavorativa quale amministratore di altra società, dalla quale
ricavava redditi compatibili con la dedotta prevalenza della
medesima;

che la decisione impugnata è in linea con il principio già espresso da
questa Corte, secondo cui la società di persone che svolga una
attività destinata alla locazione di immobili di sua proprietà ed alla
riscossione dei relativi canoni di locazione non svolge un’attività
commerciale ai fini previdenziali, a meno che detta attività non si
inserisca in una più ampia di prestazione di servizi quale l’attività di
intermediazione immobiliare (in tal senso, di recente, Cass. n.17643
del 6 settembre 2016, Cass. 27376 del 29/12/2016), senza che rilevi
il contenuto dell’oggetto sociale;

che alla luce di quanto esposto, in conformità alla proposta
formulata, il ricorso va rigettato con condanna dell’Istituto ricorrente
al pagamento delle spese processuali;

PQM

rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
del giudizio di legittimità, liquidate in complessivi C 1.700,00, di cui
C 200,00 per esborsi, oltre spese generali nella misura del 15 % e
accessori di legge.
Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del D.P.R. 115 del 2002, dà atto

della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte delle
Ric. 2016 n. 17208 sez. ML – ud. 08-11-2017
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imprese come di gestione immobiliare e che nel periodo in questione,

ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a
quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso
articolo 13.

Così deciso in Roma 1’8/11/2017

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