Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3149 del 02/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 02/02/2022, (ud. 30/11/2020, dep. 02/02/2022), n.3149

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCODITTI Enrico – Presidente –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – rel. Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso per conflitto di competenza iscritto al n. RG 14570-2021

sollevato dal Tribunale di LECCE, con ordinanza n. RG 1192/2020 del

13/05/2021 nel procedimento vertente tra:

C.L.A. da una parte, AGENZIA DELLE ENTRATE –

RISCOSSIONE dall’altra:

– ricorrenti –

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 30/11/2021 dal Consigliere Relatore Dott. CRISTIANO

VALLE;

lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero, in persona del

Sostituto Procuratore Generale Dott. GIOVANNI GIACALONE, il quale

chiede che codesta Suprema Corte, in camera di consiglio, dichiari

la competenza per territorio del Tribunale di Roma in ordine alla

procedura esecutiva descritta in motivazione;

osserva quanto segue.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Il Tribunale di Lecce, quale giudice dell’esecuzione e segnatamente dell’espropriazione mobiliare tra C.A. e l’Agenzia delle Entrate, con ordinanza del 13/05/2021, ha dichiarato la propria incompetenza per territorio a conoscere dell’espropriazione presso terzi nei confronti dell’Agenzia delle Entrate e, rilevato che anche il Tribunale di Treviso aveva assunto analoga determinazione, essendosi dichiarato incompetente, ha chiesto esperirsi regolamento di ufficio.

Il regolamento di competenza d’ufficio e’, nella specie, inammissibile, dovendosi dare seguito all’orientamento di questa Corte in materia, secondo il quale è inammissibile il regolamento di competenza richiesto d’ufficio per risolvere un conflitto tra giudici dell’esecuzione ed attinente all’individuazione del giudice competente per l’esecuzione forzata, posto che non viene in discussione la “potestas iudicandi” ma solo l’osservanza delle norme che attengono al regolare svolgimento del processo esecutivo (e, dunque, al “quomodo” dell’esecuzione forzata), che è assicurata per il tramite di ordinanze del giudice dell’esecuzione, avverso le quali è proponibile il rimedio generale dell’opposizione agli atti esecutivi (quali espressioni oramai costante dell’orientamento si vedano: Cass. n. 17845 del 08/08/2014 Rv. 632562-01; n. 17462 del 23/07/2010 Rv. 614821 – 01).

Seguendo il detto orientamento (in particolare: Cass. n. 17845 del 2014) il giudice dell’esecuzione presso il Tribunale di Lecce, nell’ambito dell’espropriazione presso terzi, avrebbe dovuto con ordinanza ex art. 487 c.p.c., declinare la propria competenza ed avverso tale ordinanza il rimedio esperibile sarebbe stato l’opposizione agli atti esecutivi, ai sensi dell’art. 617 c.p.c..

Il regolamento d’ufficio e’, pertanto, inammissibile e tale deve essere dichiarato.

Nulla per le spese di lite non essendovi alcuna controparte costituita.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso; nulla spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Corte di Cassazione, sezione VI civile 3, il 30 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 2 febbraio 2022

 

 

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