Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31445 del 03/11/2021

Cassazione civile sez. II, 03/11/2021, (ud. 28/01/2021, dep. 03/11/2021), n.31445

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. BELLINI Ubaldo – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – rel. Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21892/2019 proposto da:

B.M., rappresentato e difeso dall’avvocato Maria Visentin,

del foro di Roma domiciliato in Roma, via Cunfida n. 16, presso lo

studio del difensore ovvero all’indirizzo PEC del difensore iscritto

nel REGINDE;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

rappresentato e difeso ex lege dall’Avvocatura Generale dello Stato

e domiciliato sempre ex lege in Roma, via dei Portoghesi n. 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 106/2019 della Corte di appello di ROMA,

depositata il 09/01/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

28/01/2021 dal Consigliere Dott.ssa Milena FALASCHI.

 

Fatto

OSSERVA IN FATTO E IN DIRITTO

Ritenuto che:

– avverso il provvedimento della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Roma, che rigettava la domanda del ricorrente, volta all’ottenimento dello status di rifugiato, della protezione c.d. sussidiaria o in subordine di quella umanitaria, B.M. interponeva opposizione, che veniva respinta dal Tribunale di Roma con ordinanza del 18.10.2018;

– in virtù di appello proposto dal medesimo B.M., la Corte di appello di Roma, con sentenza n. 106/2019, dichiarava inammissibile l’impugnazione per essere stato il giudizio iniziato in primo grado in data successiva al 17.08.2017 (introdotto il ricorso con deposito in data 12.03.2018), per cui ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 13, avverso il provvedimento di primo grado avrebbe dovuto essere proposto ricorso per cassazione e non già appello;

– propone ricorso per la cassazione avverso tale decisione il B. affidato a sette motivi;

– il Ministero dell’Interno ha resistito con controricorso;

– in prossimità dell’adunanza camerale il ricorrente ha fatto pervenire atto di rinuncia al ricorso.

Atteso che:

– è preliminare l’esame dell’atto di rinuncia fatto pervenire in cancelleria a mezzo pec in data 25.09.2020.

Ai sensi dell’art. 390 c.p.c., la rinuncia deve farsi con atto sottoscritto dalla parte e dal suo avvocato o anche dal solo difensore munito di mandato speciale a tale effetto. Nel giudizio di cassazione, diversamente da quanto previsto dall’art. 306 c.p.c., la rinuncia al ricorso è produttiva di effetti a prescindere dalla accettazione delle altre parti, che non è richiesta dall’art. 390, perché determina il passaggio in giudicato della sentenza impugnata e comporta il conseguente venir meno dell’interesse a contrastare l’impugnazione (Cass., Sez. Un., n. 1923 del 1990; Cass. n. 23840 del 2008; Cass. n. 28538 del 2019). Gli adempimenti previsti dall’art. 390 c.p.c. – la notifica o la comunicazione agli avvocati delle controparti – sono finalizzati soltanto ad ottenere l’adesione, al fine di evitare la condanna alle spese del rinunziante ex art. 391 c.p.c. (Cass. n. 2317/2016).

Nel caso di specie sebbene non vi sia stata adesione alla rinuncia da parte del Ministero, l’atto di rinuncia risulta sottoscritto sia dalla parte personalmente sia dal suo difensore, oltre ad essere stato ritualmente comunicato al Ministero dell’interno.

L’atto di rinuncia al ricorso, pertanto, soddisfa i requisiti previsti dall’art. 390 c.p.c., comma 2, per cui a norma dell’art. 391 c.p.c., u.c., sussistono le condizioni per dichiarare l’estinzione del presente giudizio di Cassazione.

Nella specie, ritiene il Collegio che – proprio in considerazione della mancata adesione dell’Amministrazione controricorrente – le spese del giudizio di legittimità debbano porsi a carico della parte ricorrente, poiché l’applicazione del principio di causalità evidenzia che il presente giudizio è stato determinato dall’iniziativa di quest’ultima e rinunciata solo in prossimità dell’udienza.

In conclusione, da quanto sopra consegue l’estinzione del processo di cassazione per rinuncia al ricorso (art. 391 c.p.c., comma 1); le spese di lite del presente giudizio, non avendo il difensore del resistente, né lo stesso personalmente, prestato la propria adesione, devono essere liquidate come in dispositivo, tenendo conto del valore della controversia.

Infine, stante il tenore della pronunzia, che è di estinzione e non di rigetto o di inammissibilità od improponibilità, ciò esclude l’applicabilità del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2013), il quale prevedete l’obbligo, per il ricorrente non vittorioso, di versare una somma pari al contributo unificato già versato all’atto della proposizione dell’impugnazione, trattandosi di norma lato sensu sanzionatoria e comunque eccezionale ed in quanto tale di stretta interpretazione (cfr. Cass. 30 settembre 2015 n. 19560).

P.Q.M.

La Corte dichiara estinto il giudizio per sopravvenuta rinuncia; condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità sopportate dal controricorrente che vengono liquidate in complessivi Euro 2.000,00, oltre a spese prenotate e prenotande a debito.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 28 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 novembre 2021

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