Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31440 del 03/11/2021

Cassazione civile sez. II, 03/11/2021, (ud. 07/01/2021, dep. 03/11/2021), n.31440

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. BELLINI Ubaldo – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – rel. Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 22505/2019 R.G. proposto da:

U.H., c.f. (OMISSIS), rappresentato e difeso in virtù di

procura speciale in calce al ricorso dall’avvocato Ilaria Di Punzio,

ed elettivamente domiciliato in Roma, alla via Vigliena, n. 9,

presso lo studio dell’avvocato Alessandro Malara.

– ricorrente –

contro

MINISTERO dell’INTERNO, c.f. (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello

Stato, presso i cui uffici in Roma, alla via dei Portoghesi, n. 12,

domicilia per legge.

– controricorrente –

avverso il decreto n. 11285/2019 del Tribunale di Roma;

udita la relazione nella Camera di consiglio del 7 gennaio 2021 del

Consigliere Dott. Luigi Abete.

 

Fatto

MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO

1. H.H., cittadino del Bangladesh, formulava istanza di protezione internazionale.

Esponeva che gli zii paterni gli avevano manifestato il proposito di acquistare la sua abitazione ovvero l’abitazione ereditata dal padre; che a fronte del suo rifiuto gli zii lo avevano reiteratamente minacciato ed aggredito e avevano dato fuoco al negozio ove svolgeva la sua attività; che la polizia, cui si era rivolto, non era intervenuta; che aveva dunque abbandonato il paese d’origine onde sottrarsi ai rischi per la sua vita e per la sua incolumità.

2. La competente Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale rigettava l’istanza.

3. Con decreto n. 11285/2019 il Tribunale di Roma respingeva il ricorso proposto da H.H. avverso il provvedimento della commissione.

Evidenziava il tribunale che la vicenda narrata dava conto di un mero contenzioso familiare, sicché non era tale da giustificare il riconoscimento dello status di rifugiato ovvero il riconoscimento della protezione sussidiaria di cui del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b).

Evidenziava inoltre che il report “Human Rights Watch”, risalente al gennaio del 2018, riferiva dell’insussistenza in Bangladesh di situazioni di violenza indiscriminata e generalizzata.

Evidenziava quindi che non sussistevano i presupposti per il riconoscimento della protezione sussidiaria del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, ex lett. c).

Evidenziava infine che non sussistevano i presupposti per il riconoscimento della protezione umanitaria.

Evidenziava in particolare che il ricorrente non aveva allegato alcun utile elemento di riscontro del suo inserimento nel tessuto socioeconomico italiano, sicché risultava preclusa la possibilità di valutazioni comparative.

4. Avverso tale decreto ha proposto ricorso H.H.; ne ha chiesto sulla scorta di tre motivi la cassazione.

Il Ministero dell’Interno si è costituito tardivamente ai soli fini della partecipazione all’eventuale udienza di discussione.

5. Con il primo motivo il ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14.

Deduce che ha errato il tribunale a disconoscere la protezione sussidiaria del D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14.

Deduce segnatamente che dalle informazioni, pubblicate il 30.5.2018, desumibili dal sito del Ministero dell’Interno nonché dal report “Human Rights Watch”, risalente al gennaio 2017, si desume che tensioni sociopolitiche interessano l’intero territorio del Bangladesh, che i diritti fondamentali, in special modo delle donne, sono significativamente compromessi, che non è possibile far affidamento sulle forze di polizia, che il sistema giudiziario non è indipendente, che le condizioni carcerarie sono estremamente precarie.

Deduce che ben avrebbe dovuto il tribunale, in esplicazione dei suoi poteri istruttori officiosi, riscontrare l’attuale situazione sociopolitica del Bangladesh.

Deduce che a nulla rileva che il pericolo di un danno grave provenga da soggetti privati.

6. Con il secondo motivo il ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3,5 e 7.

Deduce che ha reso dichiarazioni articolate e dettagliate in linea con la situazione sociopolitica del Bangladesh.

Deduce altresì che non si può escludere che l’incendio del negozio ove svolgeva la sua attività, sia stato provocato dagli zii paterni.

7. Con il terzo motivo il ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6.

Deduce che ha errato il tribunale a disconoscere la protezione umanitaria.

Deduce segnatamente che la lettera di referenze del datore di lavoro allegata al ricorso per cassazione dà conto del grado di integrazione raggiunto in Italia.

8. I rilievi, che la delibazione dei motivi di ricorso postula, tendono, per ampia parte, a sovrapporsi e a riproporsi; il che suggerisce la disamina simultanea degli esperiti mezzi di impugnazione, mezzi che, in ogni caso, sono da rigettare.

9. Il Tribunale di Roma non solo ha opinato nel senso che la vicenda narrata dava conto di una mera controversia familiare, ma ha soggiunto che, così come si desumeva da un giornale allegato dinanzi alla commissione territoriale dallo stesso richiedente asilo (cfr. decreto impugnato, pag. 3), la causa dell’incendio occorso nel negozio del ricorrente era da ascrivere ad un cortocircuito e non già alle ritorsioni degli zii paterni.

10. Su tale scorta si rappresenta quanto segue.

11. La valutazione in ordine alla credibilità del racconto del cittadino straniero costituisce un apprezzamento “di fatto” rimesso al giudice del merito, censurabile in cassazione unicamente ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, dovendosi escludere la rilevanza della mera insufficienza di motivazione e l’ammissibilità della prospettazione di una diversa lettura ed interpretazione delle dichiarazioni rilasciate dal richiedente, trattandosi di censura attinente al merito (cfr. Cass. (ord.) 5.2.2019, n. 3340).

In questi termini, nel solco dunque della previsione di cui dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nessuna forma di “anomalia motivazionale”, rilevante alla luce dell’insegnamento n. 8053 del 7.4.2014 delle sezioni unite di questa Corte, si scorge nelle motivazioni che, in parte qua agitur, sorreggono l’impugnato dictum.

12. Vero è che anche i c.d. soggetti non statuali possono considerarsi responsabili della persecuzione o del danno grave, ove lo Stato, i partiti o le organizzazioni che controllano lo Stato o una parte consistente del suo territorio, comprese le organizzazioni internazionali, non possano o non vogliano fornire protezione contro persecuzioni o danni gravi (cfr. Cass. (ord.) 1.4.2019, n. 9043).

E nondimeno del tutto generica è la prospettazione del ricorrente secondo cui la polizia del suo paese, corrotta dagli zii, non era intervenuta ad assicurargli la debita protezione.

13. Nel giudizio relativo alla protezione internazionale del cittadino straniero, la valutazione di attendibilità, di coerenza intrinseca e di credibilità della versione dei fatti resa dal richiedente, non può che riguardare – ben vero al di là dell’ipotesi di cui del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c) – tutte le ipotesi di protezione prospettate nella domanda, qualunque ne sia il fondamento; cosicché, ritenuti non credibili i fatti allegati a sostegno della domanda, non è necessario far luogo a un approfondimento istruttorio ulteriore, attivando il dovere di cooperazione istruttoria officiosa incombente sul giudice, dal momento che tale dovere non scatta laddove sia stato proprio il richiedente a declinare, con una versione dei fatti inaffidabile o inattendibile, la volontà di cooperare, quantomeno in relazione all’allegazione affidabile degli stessi (cfr. Cass. (ord.) 20.12.2018, n. 33096; Cass. 12.6.2019, n. 15794).

In tal guisa – al di là dell’ipotesi di cui alla lett. c) cit. – non vi è margine per censurare l’omesso esercizio da parte del giudice del merito dei suoi poteri di cooperazione istruttoria.

14. In tema di protezione sussidiaria, l’accertamento della situazione di “violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale”, di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), implica – analogamente – un apprezzamento “di fatto” rimesso al giudice del merito, censurabile in cassazione nei limiti consentiti dell’art. 360 c.p.c., n. 5 (cfr. Cass. 21.11.2018, n. 30105; Cass. (ord.) 12.12.2018, n. 32064).

15. In questi termini, del pari alla luce dell’insegnamento n. 8053 del 7.4.2014 delle sezioni unite, si osserva quanto segue.

Per un verso, similmente, nessuna “anomalia motivazionale” inficia le motivazioni alla stregua delle quali il tribunale ha disconosciuto la protezione sussidiaria del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, ex lett. c).

Per altro verso, il ricorrente, in fondo, non adduce, così come avrebbe dovuto, specificamente e puntualmente a supporto delle sue prospettazioni fonti di informazioni più recenti sulla situazione sociopolitica attualmente esistente in Bangladesh (cfr. Cass. 18.2.2020, n. 4037, secondo cui, in tema di protezione internazionale, il motivo di ricorso per cassazione che mira a contrastare l’apprezzamento del giudice di merito in ordine alle cd. fonti

privilegiate, di cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, deve evidenziare, mediante riscontri precisi ed univoci, che le informazioni sulla cui base è stata assunta la decisione, in violazione del cd. dovere di collaborazione istruttoria, sono state oggettivamente travisate ovvero superate da altre più aggiornate e decisive fonti qualificate).

Più esattamente, non risultano specifiche e puntuali le notizie, pubblicate il 30.5.2018, desunte dal sito del Ministero dell’Interno.

16. In ordine all’invocata protezione umanitaria va premesso che non è da tener conto della lettera di referenze allegata al ricorso per cassazione.

Si tratta evidentemente di un documento la cui produzione è inammissibile a norma dell’art. 372 c.p.c..

17. Indi – ed in ogni caso – va rimarcato che il tribunale ha dato atto della mancata documentazione di un effettivo radicamento di U.H. nel contesto socioeconomico italiano.

Il che ha precluso in radice ogni possibilità di valutazione comparativa.

Cosicché del tutto ingiustificato è l’assunto del ricorrente secondo cui il tribunale ha omesso la debita valutazione comparativa (cfr. ricorso, pag. 23).

18. D’altra parte il tribunale ha specificato non solo che “la vicenda personale del ricorrente non vale a rappresentare un rischio specifico in caso di rimpatrio” (così decreto impugnato, pag. 5), ma ha soggiunto che non “emergono attuali fragilità per motivi di salute” (così decreto impugnato, pag. 5).

In questi termini per nulla si giustifica la deduzione del ricorrente secondo cui è stato trascurato lo stato di salute in cui versa.

19. Nessuna statuizione in ordine alle spese del presente giudizio va assunta. Invero il Ministero dell’Interno di fatto non ha svolto difese.

20. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater,, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso ai sensi dell’art. 13, comma 1 bis, D.P.R. cit., se dovuto (cfr. Cass. sez. un. 20.2.2020, n. 4315).

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso ai sensi dell’art. 13, comma 1 bis, D.P.R. cit., se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 7 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 novembre 2021

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