Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31416 del 03/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 03/11/2021, (ud. 13/05/2021, dep. 03/11/2021), n.31416

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ACIERNO Maria – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – rel. Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10701-2020 proposto da:

J.M.J., elettivamente domiciliato presso la cancelleria

della CORTE DI CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR, ROMA, rappresentato e

difeso dall’avvocato MAURIZIO SOTTILE;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende, ope legis;

– resistente –

avverso la sentenza n. 2879/2019 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 14/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 13/05/2021 dal Consigliere Relatore Dott. CLOTILDE

PARISE.

 

Fatto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con sentenza n. 2879/2019 pubblicata il 14-10-2019 la Corte D’Appello di Bologna ha respinto l’appello proposto da J.M.J., cittadino della (OMISSIS), avverso l’ordinanza del Tribunale di Bologna che aveva rigettato la sua domanda avente ad oggetto in via gradata il riconoscimento dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e di quella umanitaria, all’esito del rigetto della stessa domanda da parte della competente Commissione Territoriale. La Corte d’appello ha ritenuto l’insussistenza dei presupposti per il riconoscimento di qualsiasi forma di protezione, avuto riguardo alla situazione generale della Guinea, descritta nell’ordinanza del Tribunale con indicazione delle fonti di conoscenza, non oggetto di specifica censura nell’atto di appello, nonché condividendo il giudizio di non credibilità, espresso dal Tribunale, della vicenda personale narrata dal richiedente, il quale aveva riferito di essere fuggito dal suo Paese perché non aveva più alcun sostentamento, avendo perso tutte le proprietà di suo padre e non potendo fornirgli aiuto i suoi fratelli, nonché perché temeva, in caso di rimpatrio in Guinea, di essere ucciso da emissari del suo fornitore in Costa d’Avorio, dove si era recato, raggiungendo la moglie che abitava con suo fratello, quando aveva lasciato il suo Paese di origine.

2. Avverso il suddetto provvedimento, il ricorrente propone ricorso per cassazione, affidato a tre motivi, nei confronti del Ministero dell’Interno, che si è costituito tardivamente al solo fine di partecipare all’eventuale udienza di discussione.

3. I motivi di ricorso sono così rubricati: “1. Violazione ex art. 360, n. 3, in relazione al D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2, 3,4,5,6,8,10,13 e 27, al D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 8 e 27, e alla CEDU, artt. 2 e 3, della Dir. Europea n. 2013/32 UE, art. 16, oltre al difetto di motivazione, travisamento dei fatti e omesso esame dei fatti decisivi; 2. Violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2 e 14, omessa valutazione di fatti decisivi; 3. Violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, e art. 19, errato e omesso esame dei fatti decisivi anche in riferimento alla integrazione socio lavorativa in Italia”. Con i motivi primo e secondo, in sintesi, il ricorrente censura il giudizio di non credibilità espresso dai Giudici di merito, che non avevano applicato il principio dell’onere della prova attenuato, né valutato le dichiarazioni del ricorrente, in presenza di fatti narrati linearmente, che la Corte locale aveva interpretato erroneamente e prescindendo dalla situazione socio-politica della Guinea, quale emerge dalle diverse fonti internazionali. Deduce che non era stato esaminato il fatto decisivo costituito dal danno grave derivante dalla situazione di violenza generalizzata e di conflittualità del Paese d’origine e non erano stati ulteriormente approfonditi i profili della narrazione, che non avrebbe potuto essere considerata contraddittoria, essendo invece plausibile il suo racconto ed essendo alcune sue imprecisioni, ad esempio sul mese di partenza dalla Guinea, spiegabili in ragione dello stato di confusione ed angoscia in cui si trovava al momento della fuga. Rimarca che in tutto il suo Paese sussiste una situazione di persistenti gravi conflitti e persecuzioni e che l’impropria valutazione fattane dalla Corte di merito determina omesso esame di fatti decisivi, come risulta dal rapporto COI di luglio 2019 che richiama, unitamente a numerose pronunce di merito e di legittimità. Con il terzo motivo si duole del mancato riconoscimento della protezione umanitaria e deduce che la Corte di merito non ha tenuto conto della sua integrazione lavorativa, nel 2017 come bracciante agricolo, ed avendo egli svolto giornate agricole anche nel 2019, come da documentazione che allega al ricorso, anche in considerazione della sua giovane età e della sua condizione di povertà.

4. I motivi, da esaminarsi congiuntamente per la loro connessione, sono inammissibili, in quanto le censure si risolvono in una richiesta di rivalutazione del merito, difettano di specificità e non si confrontano con il decisum.

4.1. Quanto al giudizio di non credibilità, la Corte d’appello ha rilevato la genericità delle censure svolte dall’appellante in ordine agli specifici e analitici rilievi del Tribunale, e il ricorrente non svolge una critica specifica in ordine a tali precise affermazioni, riproponendo la propria versione dei fatti e sostanzialmente chiedendone una rivisitazione.

In base all’orientamento di questa Corte condiviso dal Collegio, una volta accertata dai Giudici di merito l’inattendibilità della vicenda dedotta come ragione causativa del rischio di danno grave ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b), non vi è ragione di attivare il dovere di cooperazione istruttoria ufficiosa, neppure in ordine alla protezione delle Autorità statali (tra le tante Cass. n. 3340 del 2019 e Cass. n. 27336 del 2018).

4.2.Quanto alla domanda di protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), l’accertamento della situazione di “violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale”, che sia causa per il richiedente di una sua personale e diretta esposizione al rischio di un danno grave, quale individuato dalla medesima disposizione, implica un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito, non censurabile in sede di legittimità al di fuori dei limiti di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (Cass. n. 32064 del 2018 e Cass. n. 30105 del 2018). Nel caso di specie la Corte territoriale ha escluso l’esistenza di una situazione di conflitto armato o di violenza generalizzata in Guinea (pag.7 sentenza), riportando la motivazione dell’ordinanza del Tribunale in cui sono indicate le fonti, ha affermato che l’appellante non aveva contestato le Coi indicate dal Tribunale e si era limitato a richiamare fonti meno significative e più risalenti (“viaggiare sicuri” 2016 e rapporto Amnesty International senza indicazione di data). Il ricorrente non svolge specifica censura neppure in ordine a tali assunti, si limita a richiamare diffusamente altre fonti, senza precisare di averle indicate nel giudizio d’appello (cfr. Cass. n. 29056 del 2019), nonché numerose decisioni di merito.

4.3. Circa la domanda di protezione umanitaria, occorre precisare, con riguardo alla disciplina applicabile ratione temporis, che la domanda di riconoscimento del permesso di soggiorno per motivi umanitari presentata, come nella specie, prima dell’entrata in vigore (5/10/2018) della normativa introdotta con il D.L. n. 113 del 2018, convertito nella L. n. 132 del 2018, deve essere scrutinata sulla base della normativa esistente al momento della sua presentazione (Cass. S.U. n. 29459 del 2019).

Ciò posto, il ricorrente, denunciando il vizio di violazione di legge e motivazionale, afferma di essere soggetto vulnerabile e di essere integrato in Italia, senza dedurre di aver allegato nei giudizi di merito elementi individualizzanti di rilevanza o fatti specifici che possano rivestire decisività, nel senso precisato da questa Corte e chiarito con la recente pronuncia delle Sezioni Unite già citata (tra le tante Cass. n. 9304 del 2019 e Cass. S.U. n. 29459 del 2019).

In particolare il ricorrente si limita a svolgere astratte considerazioni sulle violazioni dei diritti umani e sulle precarie condizioni di vita in Guinea e non precisa sulla base di quali elementi concreti, allegati nel giudizio di merito, sia configurabile la sua dedotta integrazione nel territorio italiano, a fronte dell’affermazione della Corte d’appello secondo cui il Tribunale aveva dato conto solo di un positivo percorso di integrazione all’interno del centro di accoglienza, di per sé non ostativo al rimpatrio, in assenza di altri specifici indicatori di necessità di tutela, e l’appellante aveva fondato la sua richiesta sulla situazione di incertezza del suo Paese e sulla situazione personale.

In conclusione, anche il terzo motivo è inammissibile, essendo diretto a un improprio riesame di merito della decisione, la quale ha evidenziato la mancata prova di una reale e significativa integrazione, in uno alla situazione del Paese di provenienza, e di vulnerabilità, nel mentre la documentazione prodotta in questa sede, al fine di dimostrare svolgimento di attività lavorativa, deve essere dichiarata inammissibile, non ricorrendo alcuna delle ipotesi di cui all’art. 372 c.p.c..

5. Nulla deve disporsi circa le spese di lite del presente giudizio, stante il mancato svolgimento di attività difensiva da parte del Ministero.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto (Cass. S.U. n. 5314 del 2020).

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 13 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 novembre 2021

 

 

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