Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31396 del 03/11/2021

Cassazione civile sez. I, 03/11/2021, (ud. 25/05/2021, dep. 03/11/2021), n.31396

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. VANNUCCI Marco – Consigliere –

Dott. FERRO Massimo – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. DI STEFANO Pierluigi – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25697/2020 proposto da:

N.E., elettivamente domiciliato in Petilia Policastro

(KR), alla via Arringa n. 60, presso l’avv. Giovanbattista

Scordamaglia, da quale è rappresentato e difeso, giusta procura

speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’interno;

Procura Repubblica Catanzaro;

– intimati –

avverso la sentenza n. 2472/2019 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 23/12/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

25/05/2021 da Dott. PIERLUIGI DI STEFANO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

N.E., cittadino della (OMISSIS), ricorre con tre motivi avverso la sentenza della Corte di appello di Catanzaro del 23 dicembre 2019 che rigettava la sua impugnazione avverso l’ordinanza del Tribunale di Catanzaro che confermava il diniego da parte della Commissione territoriale del riconoscimento del suo status di rifugiato o, in subordine, della protezione sussidiaria o del permesso di soggiorno per motivi umanitari.

Il richiedente fondava la richiesta sulle seguenti circostanze:

aveva lasciato la (OMISSIS) nel 2016 per paura delle ritorsioni di un gruppo terrorista cui era stato affiliato. A seguito della morte del padre nel (OMISSIS), durante una rapina nella banca dove lavorava, per procacciarsi reddito per la famiglia si era arruolato in un gruppo eversivo, (OMISSIS); il suo compito, però, era solo di lavorare nella cucina in un campo. Successivamente, nel 2016, gli era stato chiesto di partecipare agli attacchi dinamitardi contro gli oleodotti delle grandi compagnie petrolifere; ma si era poi rifiutato di partecipare a un attentato finalizzato alla uccisione di molte persone, per cui era scappato. Rischiava ritorsioni dallo stesso gruppo in caso di rientro in (OMISSIS).

La Corte, esclusa la necessità di una nuova audizione avendo il ricorrente potuto riferire le sue ragioni, riteneva che vi fossero seri dubbi di veridicità del narrato per le incongruenze riscontrate. Quindi escludeva lo status di rifugiato.

Escludeva anche la protezione sussidiaria non rilevandone le condizioni considerata la situazione della regione di residenza; quanto alla protezione umanitaria, parimenti la escludeva non ravvisando condizioni di vulnerabilità.

Gli intimati non hanno svolto difese.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il ricorrente con il primo motivo deduce la violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1 n. 3, per la violazione o falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3: Aveva prodotto il mandato di arresto emesso nei suoi confronti ma la Corte di appello non aveva inteso fare alcuna verifica limitandosi ad affermare in termini puramente assertivi la sua non credibilità. Già durante la audizione il ricorrente aveva espresso il rischio di persecuzione da parte del gruppo di appartenenza e il rischio di arresto da parte delle autorità statali e di subire vessazioni quale detenuto.

E’ fondato il primo motivo, da riqualificare quale denuncia di violazione di legge per carenza assoluta della motivazione. A fronte delle allegazioni del richiedente, che aveva assolto al suo onere minimo di allegazione e prova di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, comma 1, manca del tutto una motivazione, se non meramente assertiva ed apparente, sulla falsità o genericità di tali allegazioni, unica condizione per escludere le successive attività del giudice, tenuto alle doverose verifiche in conformità alla regola di cooperazione istruttoria.

Tale carenza assoluta di motivazione comporta l’annullamento della sentenza impugnata, restando assorbiti gli altri due motivi, relativi alla sussistenza dei presupposti delle tre forme di protezione richiesta; la relativa valutazione, difatti, è condizionata alla previa valutazione di sussistenza della situazione di fatto dedotta dal richiedente.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo del ricorso, dichiara assorbiti gli altri motivi, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’Appello di Catanzaro, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 25 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 novembre 2021

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